Italia
Due ultrà condannati per aver picchiato e minacciato un consigliere della Lega
Livorno: Alessandro Perini, che finì in ospedale con una gamba dolorante, dovrà essere risarcito per mille euro. L'esponente del Carroccio: «Dal processo è emerso che la polizia ha preferito non intervenire per non peggiorare la situazione, ma io sono rimasto da solo...»
LIVORNO. Due ultrà amaranto sono stati condannati per aver aggredito il consigliere comunale della Lega Alessandro Perini prima di una manifestazione che si è tenuta in centro il 31 ottobre 2020. Questa la decisione della giudice Chiara Nardi, che ha inflitto sei mesi per lesioni al quarantaseienne Lorenzo Vaccari (nato a Cremona e residente a San Vincenzo) e due per minaccia aggravata al cinquantottenne livornese Gino Schirripa. Entrambi dovranno risarcirlo per mille euro: 700 euro da parte di Vaccari e 300 da Schirripa, oltre a pagargli le spese di costituzione di parte civile di 2.000 euro. Contestualmente, il tribunale, ha assolto altre due persone imputate.
«Faremo appello»
Schirripa è difeso dall’avvocato Marco Guercio, che ha assistito anche uno degli imputati assolti e annuncia l’appello: «Non c’è stata un’identificazione precisa degli autori del fatto – spiega – e non abbiamo capito questa differenza di trattamento e confidiamo in un’assoluzione piena, visto che il fatto non si è verificato come dimostrato dall’istruttoria».
Parla Perini
Perini, dopo l’accaduto, finì al pronto soccorso con una gamba dolorante e venne dimesso con due giorni di prognosi. «Tornavo a piedi da un pranzo al porto – spiega il consigliere – verso la Venezia, dove vivo, e sono passato da via Fiume. Lì sono stato notato da alcuni ultrà che si stavano recando a una manifestazione e appena mi hanno visto sono stato circondato. Inveivano contro di me con offese e minacce di morte («fascista di me**a, qui non ci puoi stare, la città non ti vuole, ti ammazziamo di botte»). Nel frattempo cercavo di allontanarmi ma, arrivato a metà strada, hanno cominciato a spingermi e a colpirmi con calci alle gambe. Erano passati alcuni minuti dall’aggressione, quando si è sparsa la voce che gli agenti stessero arrivando e si sono tutti dileguati. Quel che è peggio è che tutto è accaduto sotto gli occhi della polizia, rimasta a guardare. Dagli atti processuali emerge, infatti, che il Reparto mobile aveva segnalato un tumulto al responsabile del servizio d’ordine della digos, ma si preferì non intervenire per non peggiorare la situazione e quindi sono rimasto da solo. Ringrazio la mia avvocata Patrizia Finis, gli inquirenti e l’autorità giudiziaria. Rintracciare i responsabili e punirli serve a garantire i diritti democratici dei cittadini, che non possono essere schiacciati dalla prepotenza e dalla violenza degli ultrà». l
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