Il Tirreno

Livorno

La sentenza

Due ultrà condannati per aver picchiato e minacciato un consigliere della Lega

Stefano Taglione

	Alessandro Perini
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Alessandro Perini

Livorno: Alessandro Perini, che finì in ospedale con una gamba dolorante, dovrà essere risarcito per mille euro. L'esponente del Carroccio: «Dal processo è emerso che la polizia ha preferito non intervenire per non peggiorare la situazione, ma io sono rimasto da solo...»

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LIVORNO.  Due ultrà amaranto sono stati condannati per aver aggredito il consigliere comunale della Lega Alessandro Perini prima di una manifestazione che si è tenuta in centro il 31 ottobre 2020. Questa la decisione della giudice Chiara Nardi, che ha inflitto sei mesi per lesioni al quarantaseienne Lorenzo Vaccari (nato a Cremona e residente a San Vincenzo) e due per minaccia aggravata al cinquantottenne livornese Gino Schirripa. Entrambi dovranno risarcirlo per mille euro: 700 euro da parte di Vaccari e 300 da Schirripa, oltre a pagargli le spese di costituzione di parte civile di 2.000 euro. Contestualmente, il tribunale, ha assolto altre due persone imputate.

«Faremo appello»

Schirripa è difeso dall’avvocato Marco Guercio, che ha assistito anche uno degli imputati assolti e annuncia l’appello: «Non c’è stata un’identificazione precisa degli autori del fatto – spiega – e non abbiamo capito questa differenza di trattamento e confidiamo in un’assoluzione piena, visto che il fatto non si è verificato come dimostrato dall’istruttoria».

Parla Perini

Perini, dopo l’accaduto, finì al pronto soccorso con una gamba dolorante e venne dimesso con due giorni di prognosi. «Tornavo a piedi da un pranzo al porto – spiega il consigliere – verso la Venezia, dove vivo, e sono passato da via Fiume. Lì sono stato notato da alcuni ultrà che si stavano recando a una manifestazione e appena mi hanno visto sono stato circondato. Inveivano contro di me con offese e minacce di morte («fascista di me**a, qui non ci puoi stare, la città non ti vuole, ti ammazziamo di botte»). Nel frattempo cercavo di allontanarmi ma, arrivato a metà strada, hanno cominciato a spingermi e a colpirmi con calci alle gambe. Erano passati alcuni minuti dall’aggressione, quando si è sparsa la voce che gli agenti stessero arrivando e si sono tutti dileguati. Quel che è peggio è che tutto è accaduto sotto gli occhi della polizia, rimasta a guardare. Dagli atti processuali emerge, infatti, che il Reparto mobile aveva segnalato un tumulto al responsabile del servizio d’ordine della digos, ma si preferì non intervenire per non peggiorare la situazione e quindi sono rimasto da solo. Ringrazio la mia avvocata Patrizia Finis, gli inquirenti e l’autorità giudiziaria. Rintracciare i responsabili e punirli serve a garantire i diritti democratici dei cittadini, che non possono essere schiacciati dalla prepotenza e dalla violenza degli ultrà». l


 

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