Il presidio
Livorno, la città da camminare: perché non realizzare un centro senza auto?
Perché a Livorno non si possono realizzare isole pedonali vere e a misura d’uomo e zone dove il traffico è veramente limitato? Idee e proposte per un dibattito
LIVORNO. È così difficile immaginare una città, o quantomeno un centro, dove le isole pedonali sono veramente tali? Dove auto, bus, motorini, sirene sono oggetti misteriosi? Dove i parcheggi sono molti e disposti in prossimità del centro? Dove i mezzi pubblici funzionano come un orologio svizzero? Dove puoi passeggiare liberamente senza sentirti costantemente minacciato dal traffico? Le riflessioni che Riccardo Pasquinelli ci ha consegnato nella lettera pubblicata ieri sul Tirreno non possono essere relegate solo come lo sfogo di un lettore amante della sua città e che non si accontenta del sole e del mare ma sogna centri urbani veramente a misura d’uomo. Perché Pasquinelli, nella sua disamina, tocca alcuni nervi scoperti di una programmazione – quella della mobilità – che paga lo scotto di una distanza ormai incolmabile tra le proposte, le idee, i progetti dei nostri amministratori (e non è un problema nato in questi ultimi anni...) e i risultati concreti raggiunti con misure efficaci per migliorare la qualità della nostra vita.
Oggi a Livorno, se guardiamo bene, l’unica isola pedonale è via Ricasoli, quello che nonostante la crisi rappresenta ancora il “salotto buono” del nostro commercio. Eppure anche qui i problemi non mancano come segnalano, ormai periodicamente, i residenti. Auto private che entrano dai varchi, furgoni che non rispettano le fasce orarie per il carico scarico, scooteristi che se ne infischiano dei divieti e scorrazzano liberamente facendo lo slalom fra i pedoni e le mamme con la carrozzina. I controlli? Di fatto inesistenti, o quasi.
Premesso che bisognerebbe chiarirsi bene su cosa sia il centro a Livorno, se percorriamo piazza Cavour, via Ricasoli, l’area mercatale la situazione non cambia. Dall’area del Pentagono, strade limitrofe a via Grande, fino agli Scali Cialdini, Novi Lena, D’Azeglio, arrivano spesso lettere di cittadini (soprattutto residenti) e comitati che si lamentano perché la situazione è diventata invivibile. Le Ztl sono dei groviera dove transita di tutto anche perché le telecamere attive sono insufficienti. Nella zona D, tanto per dare i numeri, ci sono solo due in funzione per undici varchi. Impossibile assicurare un controllo capillare.
Sia chiaro. Il nodo del problema per chi amministra la città è sempre quello di cercare di far convivere le esigenze degli abitanti con quelli dei commercianti, di chi in centro ha un’attività e sta pagando il prezzo di una crisi che il proliferare della grande distribuzione accentua. Pensare di chiudere via Grande oggi provocherebbe una vera e propria rivoluzione tra le categorie, anche perché siamo in assenza di parcheggi capienti a servizio del centro. Basta leggere cosa scrive oggi il direttore della Confcommercio Livorno Federico Pieragnoli proprio in risposta alla lettera di Pasquinelli. «Le città pedonali possono certo favorire l'economia locale - afferma –, promuovere il turismo e quindi l'occupazione, ma solo là dove soluzioni alternative accattivanti permettano di accedere a commercio e servizi senza far collassare le vie di ingresso alla città. Pensiamo a parcheggi a basso costo con un primo periodo gratuito, mezzi pubblici potenziati e accessibili, navette gratuite, veicoli condivisi. Una zona pedonale deve necessariamente includere una pianificazione accurata ed efficace per pedoni, ciclisti, furgoni di fornitori, veicoli di consegna merci, veicoli passeggeri, veicoli di emergenza».
Ma rendere i pedoni sicuri di camminare senza essere investiti e le Ztl effettivamente efficaci, questo si può fare senza per forza dover aprire un “tavolo di concertazione” con chicchessia. Diminuire il traffico in questa zona della città significa diminuire lo smog, l’inquinamento acustico e migliorare la qualità della vita dei residenti. E per far questo non servono iniziative-spot (qualche chiusura domenicale) serve piuttosto un nuovo piano del traffico visto che ridisegni un sistema di mobilità dato che quello in dotazione a Livorno risale a più di vent’anni fa. L’amministrazione comunale sta lavorando al Pums (il piano di mobilità sostenibile) e si è affidata a società esterne: lancia nuove zone 30 alla Scopaia, in via Garibaldi e sugli Scali Manzoni; una rivoluzione del sistema di carico-scarico, tre parcheggi di scambio. Ma intanto una buona parte dei livornesi continua ad arrivare in auto in centro, a bucare le ztl, a utilizzare il motorino come fosse una bicicletta.
Si può almeno sperare di avere un giorno una “città da camminare” che non sia solo lo splendido lungomare di cui con un po’ di orgoglio ci possiamo vantare? Un centro ricco di negozi e attrattive, accessibile, moderno, vivo, facile da raggiungere anche senza dover prendere l’auto?
Intanto almeno parliamone.
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