Montenero perde il suo "Orestino": era il volontario più anziano d’Italia
Livorno, aveva 98 anni: durante la Seconda guerra mondiale per salvarsi dai nazisti in Lunigiana si lanciò da un treno in corsa
LIVORNO. «Il primo servizio in ambulanza l’ho fatto nel 1948. Me lo ricordo ancora: andammo a Montecarlo di Lucca, ma si ruppe il semiasse e da Livorno siamo dovuti ripartire la settimana successiva». La città perde il suo volontario simbolo, il soccorritore più anziano d’Italia. È morto ieri mattina Oreste Iacopini, per tutti “Orestino”: 98 anni, una vita per gli altri alla Misericordia di Montenero, durante la Seconda guerra mondiale era sfuggito a morte certa dopo essere stato rapito dai nazisti ed essersi lanciato da un treno in corsa a Villafranca in Lunigiana, sulle Apuane. «Il volontario l’ho sempre fatto per passione – furono le sue parole, nel maggio scorso, al Tirreno – smontavo dal cantiere Orlando, dove lavoravo come operaio, e venivo qui. Sempre a Montenero, è il mio regno, mi hanno sempre trattato bene e da qui non andrò mai via. Naturalmente, anche dopo la pensione, ho continuato».
Orestino, nato e vissuto a Montenero Alto, negli ultimi anni si era trasferito nel quartiere della Scopaia, in via Svizzera, a casa della sorella novantaduenne Silia. Il 31 marzo avrebbe festeggiato 99 anni, sfiorando il traguardo centenario. Al quale purtroppo non è mai arrivato. Nonostante fosse ultranovantenne ha continuato ad aiutare gli altri dalla confraternita di piazza delle Carrozze fino all’inizio della pandemia, durante la quale ha deciso di prendersi una pausa e rallentare il ritmo per preservare la sua salute dalle insidie del Covid. Ma casa sua, per gli amici e i colleghi della Misericordia di Montenero, è sempre stata aperta. E Il Tirreno, infatti, lo andò a trovare proprio sette mesi fa alla Scopaia, nell’appartamento di famiglia. «Il segreto per arrivare a quest’età? – raccontava Orestino – Non ammalarsi mai, anche se io fumavo, eccome se fumavo. Fino a 40 sigarette al giorno. Poi, di punto in bianco, nel 2014 ho regalato una stecca di sigarette a un volontario e ho smesso. Mi piacciono comunque anche gli alcolici. Alle 17.30, ogni pomeriggio, andavo dal Conti per bere l’Amaro Cora. Lo comprava solo per me e quando finivo la bottiglia me ne ordinava un altro per il giorno dopo. Ora bevo il Campari. In casa mia non manca mai».
Al traguardo dei 98 anni, Iacopini, ha rischiato di non avvicinarsi nemmeno. Perché durante la Seconda guerra mondiale, poco più che ventenne, venne rapito dai tedeschi per essere ucciso: «Facevo il soldato, ci mandarono sulla Cisa a combattere. Avevamo otto pallottole nei fucili e ci siamo arresi. Ci hanno montato su un treno, anche se era un carro bestiame, e per sfuggire alla morte mi sono gettato dal convoglio in corsa a Villafranca in Lunigiana. La guerra è terribile, meno male sono sopravvissuto».
«Quando ho iniziato come soccorritore alla Misericordia di Montenero – così lo ricorda uno dei volontari della confraternita di piazza delle Carrozze, l’autista Nedo Borghini – lui naturalmente era già qui, una presenza costante e fondamentale per tutti noi. Un uomo sensibile, bravissimo e disponibile con chiunque. Per i giovani era veramente un punto di riferimento. È nato a Montenero e ha sempre vissuto a Montenero, per lui questa era la sua casa ed è una persona che ci mancherà moltissimo». Per Borghini e per tutti gli altri volontari, la scomparsa di Iacopini, ha rappresentano un fulmine a ciel sereno. Perché, nonostante l’età avanzata, stava benissimo: «Per i pazienti – conclude il volontario – Orestino aveva sempre una parola di sollievo, conosceva tutti a Livorno». l
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