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Il personaggio

Maestro d’ascia, poi il teatro e gli stornelli. Fulvio Pacitto si racconta: ecco la mia vita

di Simone Fulciniti
Maestro d’ascia, poi il teatro e gli stornelli. Fulvio Pacitto si racconta: ecco la mia vita

Esce “Nel soffio del maestrale” scritto con Ornella Marmeggi: sabato la presentazione

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Livorno Fulvio Pacitto è conosciutissimo a Livorno, città della quale può vantarsi di essere una delle massime memorie storiche.

L’ultimo maestro d’ascia, così è stato spesso definito, Pacitto è anche un grande affabulatore, stornellatore, attore vernacolare e meraviglioso cantastorie. Superata la soglia dei settanta ha deciso di ascoltare chi consigliava di raccogliere i suoi ricordi in un volume. E con l’aiuto della scrittrice Ornella Marmeggi ha dato vita a “Nel soffio del maestrale”, edito da Ibiskos Ulivieri, libro che verrà ufficialmente presentato sabato 17 dicembre  ore 16.30, alla sala convegni SVS in via delle Corallaie 10, zona Picchianti. «Avevo già iniziato a buttar giù qualcosa per conto mio, in un blocco notes - spiega Pacitto -. Partendo da un periodo della giovinezza, che definirei di “devastato” , in cui prima morì il nonno al quale ero molto legato, poi mia madre che aveva 36 anni, poi la nonna. Insomma nel giro di pochi anni la famiglia sparì tutta. Io mi adattavo a fare il pescatore ma avevo sempre in mente il lavoro di maestro d’ascia. Fin da piccolo mio nonno mi portava in cantina, io lo seguivo e mi incantava vederlo riparare barche. Cominciai dunque a lavorare per una cooperativa che sistemava i famosi navicelli in Venezia: facevo il ragazzo di bottega, ma cercavo di rubare il mestiere. E nel frattempo nella cantina che avevo ereditato cercavo di attrezzarmi. Nel 1969 presi il coraggio e feci una barchettina di 4 metri, e dal lì non mi sono più fermato».

Poi l’amore per il teatro. «È iniziato nel 1967: sugli scali delle cantine c’era una fiaschetteria. Nel pomeriggio era ritrovo di gente che faceva musica tra mandolinisti e chitarristi: c’era anche il grande Armando Nocchi. Una volta la proprietaria mi fece entrare e il Nocchi, che mi conosceva, mi chiese di cantare qualcosa. Quando dopo organizzarono uno spettacolo di beneficenza al dopolavoro dei ferrovieri in via Donnini, il Nocchi mi propose di partecipare: io sapevo a memoria tutti i dischi di Beppe Orlandi e decisi di fare lo sketch “La stella del cinema”. Lui mi procurò i vestiti e la parrucca, mi buttò sopra il palcoscenico. Fui applaudito e Mario Fenzi, altro gigante, mi anticipò che mi avrebbero richiamato . Nel 1969 feci dunque la prima commedia di Orlandi “Li Sfollati”. Ci sono tanti personaggi che ricordo, persone serie, competenti, capaci e mai gelosi. Se ti potevano insegnare qualcosa lo facevano volentieri». L’incontro con Marmeggi. «Parlando con un amico, gli dissi che avevo cominciato a scrivere e lui mi suggerì Ornella per portare a termine la mia impresa. Lei mi conosceva e mi avrebbe aiutato volentieri: racconti, foto, episodi, tante cose messe insieme ed è nata una bella cosina. Della mia vita, a parte i fatti dolorosi, non vorrei cambiare nulla. Soprattutto la scelta di non abbandonare mai il quartiere Pontino , anche se adesso non ci sono più quei personaggi che lo rendevano vivace».

Parole di soddisfazione arrivano della scrittrice. «Realizzare il libro è stato meraviglioso. Un viaggio che mi ha arricchito, riscoprendo valori dimenticati. Fulvio è un uomo d’altri tempi, gentile paziente. È la mia nona opera, la prima biografia. Una vita a cavallo di due epoche, un sognatore che realizza i suoi intenti passando attraverso la gavetta. Un libro che meriterebbe di essere messo all’attenzione delle scuole». Un appuntamento da non perdere. l


 

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