Il Tirreno

Livorno

Le imprese

Premio alla Barcarola e applausi per Beppino. Commosso il figlio Carlo: «Ora tocca a me»

di Melania Carnevali
Premio alla Barcarola e applausi per Beppino.  Commosso il figlio Carlo: «Ora tocca a me»

Lo storico ristorante continua a essere gestito dal figlio di Mancini entrato nell’attività 20 anni fa: «Lasciai anche l’università per questo»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Ci ha provato, a non piangere. Ma poi dal pubblico è partito un applauso in omaggio al padre e non si è trattenuto. «Parlo spesso con i clienti di lui e lo faccio con lucidità, ma oggi (ieri, ndr) era diverso. Oggi ho preso il suo posto. Partecipava sempre lui a questi eventi», racconta a Il Tirreno Carlo Mancini, 43 anni, figlio di Giuseppe, che tutti conoscevano semplicemente come Beppino o al massimo come Beppino della Barcarola se proprio volevi essere preciso. Beppino è morto il primo giugno e oggi Carlo è rimasto solo a gestire quel rinomato ristorante che ieri mattina è stato premiato dalla Confcommercio nella sede della Camera di commercio.

«Questo azienda ha sicuramente oltre 25 anni di attività e sicuramente è da premiare per il lavoro indefesso, per i piatti prelibati, per il lustro che ha portato nei decenni alla cucina livornese – queste le motivazioni -. Noi questo premio lo vogliamo dedicare sì alla Barcarola, ma l’occasione è quella giusta per ricordare un amico, un socio leale e una figura di ispirazione per noi della Confcommercio, a Beppino». Ed è a questo punto che è partito un applauso che ha commosso tutta la sala. E soprattutto lui, Carlo, che era sul palco in attesa di ricevere il premio.

Lui che in quel ristorante ci è cresciuto. Ha iniziato a lavorarci nel 2000. Il locale si era appena trasferito dal numero civico 63 al 39 di viale Giosuè Carducci. All’epoca lui era studente di ingegneria ma alla fine lascerà gli studi per dedicarsi all’attività di famiglia. «Sapevo che non era la mia strada – racconta -, io volevo stare nel ristorante e se tornassi indietro lo rifarei. Non me ne sono mai pentito». Dal padre ha cercato di imparare tutto, soprattutto un’arte: quella del dialogo. «Babbo era un grandissimo comunicatore. Sapeva stare con tutti e mettere chiunque a proprio agio». C’era un episodio, in particolare, che ricordava spesso ai suoi clienti. Quando nel 1986 servì Papa Giovanni Paolo II al seminario di Firenze. Al Papa era stata preparata una ribollita e Beppino si rivolse a lui dicendogli «Santo Padre, sulla ribollita ci sta bene l’olio toscano, ce lo metta».

Da anni Carlo, che nel frattempo aveva anche imparato a cucinare, era già al timone del ristorante ma Beppino era sempre in sala ad accogliere clienti. Sempre in giacca e cravatta a snocciolare ricordi e aneddoti. «Sai a 70 anni è difficile riuscire a gestire tutto, quindi ero subentrato io. Ma lui rimaneva una colonna del ristorante».

Poi a gennaio, quando era in montagna a godersi le poche ferie che si concedeva, ha avuto un’ischemia. Dai controlli è emerso un tumore che in pochi se l’è portato via. «Posso dire che mio babbo ha vissuto una vita veramente piena – racconta ancora Carlo -. Anche la malattia non lo ha rovinato. Se ne è andato via velocemente senza farlo soffrire».

Da allora Carlo è solo al timone e nulla è cambiato in termini di qualità. E non si parla solo di piatti. «Sai questo è un lavoro dove non basta far mangiare bene la gente. La gente vuole anche stare bene. Da noi c’è un rapporti amicizia che va al di là del semplice rapporto oste cliente. E questo noi vogliamo continuare a garantirlo».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web