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Mostra sul femminicidio revocata in tribunale, la Camera civile: «Decisione emotiva, è una censura»

Stefano Taglione
Mostra sul femminicidio revocata in tribunale, la Camera civile: «Decisione emotiva, è una censura»

Livorno, il presidente Marco Vitalizi: «Volevamo accendere i riflettori sull'emergenza della violenza sulle donne, ma così sono stati spenti»

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LIVORNO. «Mi pare francamente una decisione presa sull’onda emozionale dopo le contestazioni sollevate dalla Camera penale delle quali si fatica a comprendere il fondamento. È una censura». Marco Vitalizi, il presidente della Camera civile di Livorno che è fra gli organizzatori della mostra “Padroni” di Alessandro Fruzzetti, è senza parole. L’associazione da lui rappresentata, insieme al comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati, aveva chiesto e ottenuto l’ok per l’esposizione del fotografo cinquantunenne di Collesalvetti sia al tribunale penale di via Falcone e Borsellino che nella sede civile di via de Larderel. Ma dopo la revoca del presidente del palazzo di giustizia, il giudice Luciano Costantini, l’installazione rimarrà solo a metà: niente più foto degli assassini con tanto di didascalie nel quartiere della Venezia, ora chiuse in uno scatolone, mentre al tribunale civile continuerà come da programma, fino al 2 dicembre, l’esposizione delle pubblicità sessiste accartocciate per ricordare la giornata contro la violenza sulle donne istituita dall’Onu per il 25 novembre. È a questa ricorrenza che si è ispirata l’opera di Fruzzetti, per altro regolarmente autorizzata dal tribunale, che come Vitalizi parla di «censura».

«Non desidero, a questo punto, alimentare ulteriormente una polemica che mi ha già molto amareggiato perché alla fine, al di là delle intenzioni di chi l’ha provocata, si risolve – prosegue Vitalizi – nella censura di un’espressione artistica che era volta ad accendere i riflettori sul fenomeno del femminicidio, che in questo modo invece sono stati spenti e ancor più mi amareggia constatare che si perviene a valutare l’opportunità di esporre o meno un’opera, non in ragione del suo valore intrinseco, ma del luogo in cui viene messa in mostra». Il presidente della Camera civile fa anche un esempio giornalistico: «Un domani, per esempio – prosegue – un giornalista non potrebbe realizzare un articolo sulle madri assassine ripubblicando la foto di Annamaria Franzoni (riconosciuta colpevole del delitto di Cogne, in Valle d’Aosta, per l’uccisione del figlio nel 2002 ndr) e richiamando la vicenda. Questo solo perché è stata condannata, ha espiato la pena e quindi ha diritto di essere lasciata in pace. C’è un’incongruenza logica prima che giuridica. Neppure si potrebbe ricordare che Giovanni Brusca – conclude Vitalizi – ha schiacciato il pulsante del detonatore che ha scatenato l'esplosione che ha ucciso il magistrato Giovanni Falcone e la sua scorta perché ormai ha scontato la pena. Tutti i casi esposti da Alessandro Fruzzetti fanno riferimento a vicende che hanno ampiamente occupato le colonne dei giornali».

Dello stesso tenore le dichiarazioni di Nicola Sodano, avvocato e presidente del comitato pari opportunità dell’Ordine provinciale forense. «La sensazione prevalente, qui, è che nottetempo qualcuno si sia messo a esporre delle opere in tribunale – spiega – ma non è così, visto che è stato tutto autorizzato alla luce del sole. La rimozione dell’esposizione è avvenuta con nostro sommo stupore e la reputo eccessiva, per altro è una decisione che tende a confondere delle prospettive che non andrebbero confuse e rischia di fare entrare in campo anche altri elementi del diritto. Io, sull’arte, non mi comporterei così...». Sodano è rammaricato soprattutto perché la revoca arriva a sei giorni (a partire da ieri ndr) dalla giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in occasione della quale sia la Camera civile che il comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati avevano deciso di rivolgersi ad Alessandro Fruzzetti per la opera: «Non ho idea – conclude il legale – quale messaggio possa passare adesso sul tema dei femminicidi, per il quale noi intendevamo solamente risvegliare le coscienze. Si rischiano di toccare ben altre sensibilità e ora, come comitato, in settimana ci riuniremo e vedremo che cosa determinare. Credo che sia stata un po’ di fretta ed emotività nel prendere questa decisione così importante, ma l’emotività non doveva guidare il tribunale». 
 

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di Redazione web