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«Banksy a Livorno come Modigliani e Michelangelo». Il produttore svela i segreti della mostra al Museo della Città

di Juna Goti
«Banksy a Livorno come Modigliani e Michelangelo». Il produttore svela i segreti della mostra al Museo della Città

In piazza del Luogo Pio arriveranno alcune delle opere che hanno fatto del misterioso street artist di Bristol un mito: Girl with Balloon, la bambina con il palloncino rosso a forma di cuore

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LIVORNO. «Tratteremo Banksy come se fosse Modigliani o Michelangelo. Come i grandi artisti della storia. Come un grande classico. Sarà una mostra bellissima...». A parlare è Pietro Folena. Quel Pietro Folena che entrato trentenne in parlamento nelle file del Pci e diventato presidente della commissione cultura alla Camera, oggi guida l’associazione Metamorfosi. Ovvero la realtà che produce la mostra “Banksy. Realismo capitalista” che dal 16 dicembre al 19 marzo, in accordo diretto con il Comune, trasformerà il Museo della Città nel tempio della street art.

In piazza del Luogo Pio arriveranno alcune delle opere che hanno fatto del misterioso street artist di Bristol un mito: Girl with Balloon, la bambina con il palloncino rosso a forma di cuore, serigrafia su carta del 2004-05 che nel 2017 è stata votata come l’opera più amata dai britannici. O ancora Love is in the Air, un lavoro su carta che riproduce su fondo rosso lo stencil del giovane lanciatore di fiori apparso nei primi anni duemila a Gerusalemme, sul muro che separa israeliani e palestinesi.

«A differenza – anticipa Folena – di altre che si sono fatte o si faranno e che sono virtuali (se ne annuncia una a Firenze), la nostra è una mostra museale, che tratta Banksy come se fosse Modigliani o Michelangelo, con una curatela scientifica che aiuta il visitatore a capire le singole opere (sembrano semplici, in realtà hanno doppi sensi e significati complessi) e anche la storia dell’artista, che partito dalla strada è diventato pazzesco, anche dal punto di vista del mercato».

Si sta decidendo in queste ore quante serigrafie saranno esposte a Livorno. «Tutte originali, firmate, autenticate», precisa. Nessuno vuole anticipare i nomi delle opere, ma se si guarda alla mostra che è stata organizzata a Bari in primavera (stesso titolo, cambierà l’allestimento), ci si aspetta di trovare titoli numerati come Girl with Balloon, Love Is In The Air (Flower Thrower), Love Rat, Bomb Love, Golf Sale, Virgin Mary (Toxic Mary). Tutti in arrivo da collezioni private.

Ma come si fa, in casi come questo, a sapere che sono opere autentiche? Chi lo certifica? E qual è il rapporto con l’artista, che com’è noto non autorizza mai mostre e semmai le bolla sui suoi social come fake (solo su Instagram lo seguono più di 11milioni di persone)? «Ha una società, si chiama Pest Control, con cui noi dialoghiamo sempre», spiega Folena: «Ogni volta che organizziamo un’esposizione li informiamo delle nostre intenzioni, mandiamo una bozza del catalogo. Tutte le operazioni che non fa direttamente l’artista non sono mai autorizzate. Ma mentre il grosso dei produttori, con opere reali o digitali, fa mostre e basta sapendo che Banksy da un punto di vista giuridico non può intervenire (essendo un anonimo), noi abbiamo un rapporto con la società. Non per farci formalmente autorizzare ma per una sostanziale visione delle operazioni che mettiamo in piedi, che hanno sempre un carattere scientifico, accademico, non commerciale e fortemente culturale. In sostanza noi musealizziamo Bansky e non facciamo operazioni che fanno sì che la ragazza col palloncino sia semplicemente un’occasione di merchandising». Come si tengono i rapporti con Pest Control? «Via email, hanno un ufficio a Londra».

L’allestimento cambierà radicalmente rispetto a quelli scelti in altre città. «Il museo è meraviglioso, siamo venuti tre volte, stiamo lavorando a un allestimento forte che impressioni le persone», ripete il produttore. «Come Michelangelo o Modigliani sono dei contemporanei perché nella loro contemporaneità hanno fatto cose che sono andate al di là di quanto era codificato nel mondo dell’arte, allo stesso modo, rovesciando il concetto, possiamo considerare Banksy un classico: quando hai quei prezzi sul mercato delle aste, quando c’è un evento mondiale, di guerra o di diritti civili, e tutti sanno che sarai lì fisicamente a fare l’opera… ci chiedevamo tutti perché non fosse ancora arrivato in Ucraina e ora è a Kiev, ha già fatto opere, ne farà altre». «Il committente di Banksy – chiosa – è la cronaca, con i drammi che ci consegna. E lui ormai è iconico, è come Andy Warhol. Va trattato come tutti i grandi artisti della storia, pur essendo vivente».

A Livorno ci sarà da aspettarsi sorprese anche fuori dal museo. «Perché una città particolare, trasgressiva, controcorrente, che ha elementi culturali molto particolari rispetto al resto della toscana: con il Comune abbiamo intenzione di tracciare un dialogo con questo mondo, con il mondo della street art, come abbiamo fatto a Bari, dove prima della mostra sono state realizzate opere iconiche nel quartiere popolare di San Paolo, opere di artisti pugliesi e internazionali che sono diventate un museo a cielo aperto».
 

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