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Mancano quaranta bidelli a Livorno, attività pomeridiane a rischio: ecco perché

di Melania Carnevali
Mancano quaranta bidelli a Livorno, attività pomeridiane a rischio: ecco perché

La Flc Cgil: «Ci sono collaboratori che vogliono licenziarsi». Tutto nasce dalle tabelle di calcolo dell’organico Ata, di cui fanno parte i bidelli. Sono vecchissime e si basano unicamente sul numero degli iscritti

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LIVORNO. C’è chi ha già chiamato il sindacato per annunciare di voler lasciare quel lavoro tanto sperato perché non ce la fa più. Troppe mansioni da svolgere, troppa responsabilità, lo stress che toglie il sonno. I bidelli livornesi, d’altronde, – ma il problema è comune in tutta Italia – stanno svolgendo il lavoro per due. Mancano infatti circa 40 collaboratori scolastici nelle scuole della città, 75 in tutta la provincia. Motivo per cui sono a rischio le attività pomeridiane, tra cui i progetti finanziati con i fondi del Pnrr.

Dove nasce il problema

Tutto nasce dalle tabelle di calcolo dell’organico Ata, di cui fanno parte i bidelli. Sono vecchissime e si basano unicamente sul numero degli iscritti. Non tengono in considerazione, come invece chiedono i sindacati, di altri fondamentali criteri come il numero di plessi, quello dei piani di ciascuna scuola, il numero di alunni o studenti con disabilità, nemmeno il numero di collaboratori con limitazioni. «L’assegnazione non può essere basata solo sul numero degli alunni – commenta Veronica Virgili, segretaria generale della Flc Cgil-. Noi da tempo chiediamo che venga considerato anche il numero di plessi e come sono strutturati. Un conto è una scuola su un piano, un altro è su quattro. Ci sono poi collaboratori che magari non riescono a svolgere alcune mansioni, quindi se ne ho due e uno ha limitazioni non posso considerarne due. I criteri non corrispondono più alla realtà». Sta di fatto che, terminate le iscrizioni, i dirigenti scolastici comunicano il numero degli iscritti e sulla base di quelli il ministero assegna l’organico di diritto. Che puntualmente non è sufficiente. Così in estate i presidi chiedono personale in deroga. E raramente vengono accontentati.

I numeri

Quest’anno il problema è maggiore. Non è stato infatti assegnato il personale aggiuntivo per il Covid, per cui si è tornati alla situazione ante-pandemia. In totale i dirigenti della provincia hanno chiesto circa 110 bidelli in deroga, 60 dei quali solo a Livorno. Ne sono arrivati 35 in tutta la provincia, nemmeno la metà in città. «Con azioni congiunte con i dirigenti scolastici abbiamo chiesto altro personale», fa sapere Virgili. E sono arrivati altri 9 bidelli, sempre in tutta la provincia che, però, per cercare di accontentare più scuole, sono stati divisi su più plessi. In altre parole: fanno un tot di ore in una scuola e le restanti in un’altra.

I disagi

Assentarsi per malattia o un permesso è un lusso che i bidelli livornesi non possono permettersi. Le scuole sono riuscite a malapena, ma nemmeno tutte, a garantire un bidello per piano. E quel bidello deve pensare a tutto, pulizie (che a Livorno non sono affidate a cooperative come in altre città) e sorveglianza, attività che dovrebbero essere svolte in due. Ci sono casi poi in cui il collaboratore scolastico viene utilizzato anche per accompagnare gli alunni a fare educazione fisica. Come all’ex Pirelli, scuola dell’istituto comprensivo Micheli-Bolognesi che non ha una palestra propria. «Il Comune – spiega la sindacalista – aveva garantito un servizio di bus, ma poi non è mai stato attivato. Per questo i bimbi devono andare a piedi in una palestra che si trova a venti minuti di distanza. Quel tragitto lo fanno insieme al collaboratore scolastico, oltreché con l’insegnante, che lascia scoperto il suo posto a scuola».

I progetti a rischio

A rischio per il prossimo quadrimestre ci sono le attività pomeridiane. «Stanno arrivando i soldi del Pnrr per progetti anche sulla dispersione scolastica – dice Virgili – e vengono svolti tutti nel pomeriggio. Il punto è che alcuni presidi si stanno trovando in difficoltà, da una parte perché non hanno personale di segreteria che possa sbrigare la parte burocratica, dall’altra proprio perché non hanno bidelli per tenere aperte le scuole. Alcuni dirigenti scolastici stanno chiedendo agli insegnanti di continuare a fare anche il collegio docenti online per ridurre l’orario di apertura». Le scuole più complesse da gestire, per struttura e grandezza, sono le scuole Carducci, la primaria Villa Corridi dell’istituto comprensivo Bartolena e l’istituto comprensivo Mazzini, il cui preside, Rino Bucci, però garantisce «il servizio minimo è garantito». Qui, stando alle tabelle di calcolo, sarebbero dovuti arrivare 18 collaboratori scolastici: con il personale in deroga sono saliti a 23. «C’è stato un impegno per garantire personale in più – spiega Bucci -. Certo è che più risorse farebbero comodo soprattutto per la vigilanza. Due bidelli al piano sarebbero l’ideale». Anche secondo il dirigente scolastico «va fatta una riflessione sulle tabelle in ottica di rivisitazione, ma questo deve farlo il ministero».

L’allarme dei sindacati

Stando alla Flc Cgil, diversi collaboratori scolastici, assunti a tempo determinato, hanno chiamato il sindacato per dimettersi dall’incarico. Cosa che farebbe precipitare le scuole nel caos. «L’assurdo – continua la sindacalista – è che stiamo facendo assemblee di base e in queste occasioni parliamo con i lavoratori, ma i collaboratori scolastici non riescono a partecipare perché è previsto dalla normativa un contingente minimo. Se ne esce anche un solo, salta. Così vengono meno i diritti».


 

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