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«Solo giochini da vecchia politica». E Salvetti dice no al referendum bis sul nuovo ospedale

di Juna Goti
«Solo giochini da vecchia politica». E Salvetti dice no al referendum bis sul nuovo ospedale

Dopo la protesta e l’ok alle aree: «Daremo a Livorno una struttura necessaria. Il Pd? Non mi appiattisco sulle posizioni dle partito, vi spiego perché»

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LIVORNO.  Non si farà il referendum consultivo sul nuovo ospedale che alcune forze di opposizione hanno chiesto direttamente al sindaco e ai consiglieri comunali di maggioranza dopo che il collegio di garanzia ha bocciato quello abrogativo: Luca Salvetti dice no, senza se e senza ma. E lo fa all’indomani del dibattito che in municipio ha portato all’adozione della variante urbanistica necessaria per costruire il nuovo presidio tra il viale Alfieri e il parco Pertini.

Sindaco nel consiglio comunale sull’ospedale non ha detto una parola. Perché?

«Mi piace la definizione che ha usato l’assessora all’urbanistica: “il sindaco e la democrazia silente”. Con Silvia Viviani e il dirigente Leonardo Gonnelli abbiamo lavorato molto all’operazione ospedale, ma in consiglio ho preferito non intervenire per non alimentare un confronto che le opposizioni volevano trasformare in rissa. Questo passaggio era troppo importante per la città, il dibattito era e doveva rimanere sulla variante. Quindi di connotazione tecnica. E per quello l’assessora è stata magistrale nell’esposizione e nella risposta alle opposizioni».

Lei è soddisfatto?

«Sì. Il percorso che stiamo facendo è per regalare una cosa bella e necessaria a Livorno. Ho apprezzato il lavoro della maggioranza, di tutti i consiglieri del Pd, di Futuro e di Casa Livorno che hanno messo insieme la più bella seduta di consiglio in questi tre anni. La delusione più grossa sta invece in chi ha deciso di non votare e di lasciare l’assemblea, una brutta immagine che fa pendant con i selfi sorridenti che qualcuno è andato a farsi fuori dalla Procura mentre depositava l’esposto contro il percorso dell’Asl sul concorso di progettazione. Poi BL vota no come la Lega, i 5S abbandonano l’aula in compagnia di Italexit e Fratelli d’Italia...».

Ma è legittimo, l’opposizione ha tutto il diritto di fare come crede, e di farsi sentire.

«Delle opposizioni ho apprezzato la linea di Aurora Trotta e di Potere al Popolo, che pure con le proprie convinzioni e con idee distinte ha sottolineato qual è il bene per Livorno, ovvero fare un salto di qualità nell’assistenza sanitaria attraverso un moderno ospedale. Ho apprezzato anche Carlo Ghiozzi che ha tenuto la Lega in aula per esprimere la propria contrarietà, come si fa in una istituzione democratica».

Sta di fatto che sulla variante urbanistica avete tirato dritto nonostante le richieste e le proteste del comitato.

«Il comitato del no all’ospedale c’è perché in ogni città dove si è costruito un nuovo ospedale c’è stato: qualche anno fa ho seguito l’inaugurazione della struttura a Massa, c’erano i manifestanti, gli stessi che adesso guai a chi gli tocca l’ospedale che vorrebbero potenziare. Questa città non può vivere solo di no: oltre il comitato ci sono migliaia di livornesi che spingono perché si realizzi. In consiglio abbiamo poi piegato che il Parterre non è interessato dai lavori, che il verde crescerà del 30 percento, che i vecchi padiglioni rimarranno a servizi sanitari, che staremo attenti alle soluzioni sulla mobilità, che la realizzazione con soldi tutti pubblici è un’occasione che la città non può permettersi di perdere».

Perché, se non ha paura, non coglie la sfida delle opposizioni a fare almeno il referendum consultivo?

«Perché sono i giochini della vecchia politica che la destra livornese ripropone. Il referendum è inammissibile, lo ha detto un collegio guidato da un presidente che è di Fdi. La gente di Livorno si è già espressa sull'ospedale nell’area dove è quello vecchio quando ha votato il sottoscritto».

A proposito di elezioni: il Pd vuole dialogare con tutte le forze non di destra per le comunali, ma la distanza con Bl e M5S è apparsa abissale. Per Bl il “modello Livorno” non esiste e lei è un “sindaco non del Pd ma appiattito su posizioni Pd”. Considera quelle porte chiuse?

«Il modello Livorno nasce per allargarsi il più possibile a tutte le forze del centrosinistra, ma a tutte quelle che sono disposte a mettere da parte atteggiamenti divisivi che sono il vero motivo per il quale altrove la destra ha avuto campo libero. Il sottoscritto non si appiattisce sul Pd né è troppo autonomo rispetto al Pd: è solo uno che ha avuto un incarico da parte di alcune forze politiche e un riconoscimento del 63 per cento dei votanti al ballottaggio, e ora vuole realizzare punto per punto il programma che aveva presentato. È questione di serietà».
 

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