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ll Colibrì “livornese” della Archibugi: Conte, Ripoli, Zacchi e Pera nel film con Favino

di Simone Fulciniti
ll Colibrì “livornese” della Archibugi: Conte, Ripoli, Zacchi e Pera nel film con Favino

Tratto dal romanzo di Veronesi è stato presentato al Festival di Toronto. l professore è un notaio, il direttore del Vertigo fa il magistrato, mentre la direttrice del Centro artistico il Grattacielo è una nobildonna

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Livorno L’anteprima mondiale al Toronto International Film Festival e la partecipazione come film d’apertura della Festa del Cinema di Roma 2022. Da qualche giorno è nelle sale l’atteso film “Il Colibrì”, regia da Francesca Archibugi (nota a Livorno per aver diretto “Romanzo Famigliare”). La pellicola è un adattamento dell’omonimo romanzo di Sandro Veronesi vincitore del Premio Strega 2020. Un cast stellare che vede protagonista Pierfrancesco Favino. Con lui Nanni Moretti, Kasia Smutniak, e Laura Morante.

In mezzo a questi mostri sacri del cinema italiano (ma non solo) , ci sono anche tre livornesi che ricoprono piccoli ruoli di supporto: Edoardo Ripoli, professore e attore, che interpreta un notaio. Marco Conte, attore e direttore del Vertigo, che veste i panni di un magistrato. E “dulcis in fundo” Eleonora Zacchi, attrice e direttrice del Centro artistico il Grattacielo, che invece dà connotati alla nobildonna Lady Oscar. «Sono stato scelto dopo un provino lampo – racconta Ripoli -. Era giugno del 2021 quando seppi che la casa di produzione Fandango mi stava cercando, memore di una piccola parte che avevo fatto in una lavoro precedente, girato a Livorno. In un primo momento dovevo fare il giocatore di poker, ma ero troppo in su con l’età. Allora mi proposero di provare il ruolo del notaio: una parte importante, non tanto per la lunghezza tre pose in tutto (tre giorni di lavoro ndr) , ma perché recitata nella scena finale, cruciale, interagendo col protagonista. La scena è stata difficile, ha impegnato tutti. La regista e Favino l’hanno pensata, vissuta, sofferta, una cosa infinita. E come è facile intuire, l’averne fatto parte è stato gratificante, ma durissimo».

Un viaggio in compagnia. «Siamo partiti da Livorno, e ci siamo incontrati per caso sul treno con la carissima Eleonora Zacchi, e sul set abbiamo trovato altri attori toscani: Maila Pera (anche lei livornese) , Nicola Pecci e Duccio Barlucchi. Persone che mi hanno alleggerito la tensione. Favino con me è stato discreto il giusto. Ho interagito meglio con Ceccherini, una persona che mi avevano descritto introverso: invece è stato tranquillo senza mettere in imbarazzo nessuno. Le scene le ho girate in un castello di Tivoli. Già sul set si capiva la portata dell’opera».

Anche per Conte tutto inizia con una telefonata. «Serviva un magistrato che giocasse a carte – dice-. Mi hanno inviato le battute per fare un self tape (un video messaggio recitato ndr) . L’ho inviato e dopo due ore mi hanno contattato: ero stato scelto. Sono andato a Roma mi hanno trattato benissimo, ho girato la scena in una villa. Ero al tavolo insieme a Favino ed altri tre attori». E scatta l’aneddoto: «Mi sono divertito anche perché durante le prove della scena dovevamo fare due giri di poker: ebbene, una volta mi è venuto il poker d’assi e una volta il full. Favino si è meravigliato e mi ha preso in giro per quella fortuna sfacciata, apostrofandola in un modo colorito. Simpatico, affabile, carino: una bella persona. Volevo fare una foto con lui ma mi vergognavo, non volevo essere invadente. Invece, una volta pronti per andare via, cambiati vicino al camper, l’ho visto, l’ho salutato e lui mi ha detto “dai famose un selfie”, evidentemente aveva capito».

Bella esperienza anche per Zacchi. «Il provino e poi, dopo un po’ il contatto – spiega-. Sono andata a girare sia a Firenze che a Roma: soddisfazione, certo, partecipare seppur in piccolo ad un progetto così grande, insieme ad attori super. Anche la curiosità di essere lì, in un periodo in cui tutto era contingentato. Dovevamo recarci sul set dopo aver fatto il tampone, partecipando a scene di massa, dopo aver passato periodi solitari: ritrovarmi in queste stanze piene di gente mi faceva strano e nello stesso tempo mi emozionava. Con Edoardo avevamo una scena insieme: carino trovare lo spirito livornese sul set e fuori». l
 

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