Gioco
Amadio e la scritta “Msi fuorilegge”: «Invece di fare l’eroe Stefanini paghi la pulizia della Fortezza»
La pasionaria della destra livornese, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, interviene nella querelle della frase vergata quasi cinquant’anni fa: «Falsa e incivile, ma per me può stare lì»
LIVORNO. «Non amo parlare del passato perché si dà l’impressione, chiunque lo faccia, di una sorta di reducismo e non mi piace come impostazione. Ma a proposito di quella scritta per me ci può anche rimanere: se la Fortezza Nuova è un monumento storico e rappresentativo della città di Livorno, anche quella scritta potrebbe essere un altro monumento».
Marcella Amadio, pasionaria della destra livornese, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia, interviene nella querelle della frase vergata quasi cinquant’anni fa, era il 1974, sul muro dell’antico bastione mediceo, esplosa dopo l’intervista sul Tirreno da “Piru” Antonio Stefanini, oggi coordinatore di Sinistra Anticapitalista, che nei giorni scorsi si è assunto la paternità, insieme ad altri compagni, dello storico messaggio “Msi fuorilegge”.
«Provo indifferenza verso quella scritta – dice Amadio –, ormai è storica, anche se mi rendo conto che se Livorno vuole avere una vocazione turistica non sia un gran bel vedere. Tuttavia il nodo è un altro: è il modo in cui questo signore si vanta del suo gesto. Deturpare i beni pubblici ma anche privati è segno di grande inciviltà. E invece lui parla con orgoglio, neanche fosse un eroe di guerra, al che mi viene da ridere. Solo leggendo l’intervista sul Tirreno di Stefanini ho saputo che è stato uno degli autori di questa scritta. Allora dico: se il Comune intendesse levare quella roba, Stefanini dovrebbe pagare la cancellazione di tasca propria, d’altra parte è reo confesso».
«Di certo – aggiunge Amadio, riferendosi alle parole di Stefanini, che ha raccontato di aver sorriso su quei difficili anni Settanta, davanti a un caffè insieme all’avvocato Squarcini, avversario politico di quegli anni – io il caffè con uno che scrive “Msi fuorilegge” non ce lo berrò, sennò finisce tutto a tarallucci e vino come nella peggiore tradizione italica».
Secondo Amadio quella scritta è emblematica di come «a livello nazionale ma in particolare livornese la sinistra ha sempre pensato di essere padrona di qualcosa, della città e dei territori come se gli altri non avessero diritto all’esistenza. Voglio ricordare un episodio: quanso ero consigliera comunale, sul balcone del municipio veniva alzata la bandiera arcobaleno tutti i giorni ma mai quella italiana, se non nelle giornate di consiglio poiché erano obbligati. Un giorno, nel 2003, era a Livorno la nostra onorevole Angelilli, vicepresidente del parlamento europeo; era anche l’anniversario della caduta muro di Berlino, le dissi “andiamo in Comune e issiamo il tricolore”, successe un putiferio. Ci fu una specie di tiro alla fune, io Angelilli e altri amici che tiravamo la bandiera verso il palazzo e i messi verso l’androne. Il sindaco Lamberti faceva il finto scandalizzato parlando di squadracce fasciste. Gli risposi che eravamo italiani patrioti e che il tricolore doveva essere sempre issato».
«Anche in quel caso – continua– confondevano il palazzo municipale con la sezione del Pci pensando di essere in una piccola Cuba. Lo stesso vale per la Fortezza: è una questione di mancanza di cultura istituzionale, la malformazione del pensiero di sinistra, del soggetto che si definisce di sinistra che si ritiene padrone della cosa pubblica. E che dice una falsità storica perché il Msi era un partito rappresentato in parlamento e dunque nella legalità». l
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