Il Tirreno

Livorno

L’intervista

Piru, i Settanta e le botte ai fascisti: «Rifarei tutto, ora ci ridiamo su»

di Franco Marianelli
Piru, i Settanta e le botte ai fascisti: «Rifarei tutto, ora ci ridiamo su»

Con altri attivisti scrisse Msi Fuorilegge

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LIVORNO. Se il Cio istituisse la disciplina olimpica di inseguimento di fascisti (o presunti tali) per le vie cittadine Antonio Stefanini, a tutti noto come “Piru”, sarebbe salito sul podio più alto per più edizioni: il terzo fratello D’Inzeo del cosiddetto “antifascismo militante”. Dopo l’intervista uscita sul Tirreno martedì a Stefano Scarascia, leader negli anni Settanta del Fronte della Gioventù, (l’organizzazione giovanile del Msi) e di conseguenza uno dei più “inseguiti” dai militanti dell’estrema sinistra anche Stefanini vuol dire la sua.

Corretto precisare come l’inseguimento, se terminato con il raggiungimento del malcapitato avversario politico, poteva comportare qualche storcidic’ollo (schiaffo in livornese ndr). È lo stesso Stefanini (ex tecnico del Comune in pensione, oggi coordinatore di Sinistra Anticapitalista, una formazione nata da una scissione da Rifondazione Comunista) a voler ricordare quei tempi. “Piru” era il leader locale di Lotta Continua, il movimento di estrema sinistra, il cui leader nazionale era Adriano Sofri condannato molti anni dopo per l’omicidio dl commissario Calabresi.

Stefanini lei si è mai pentito degli “storcidi’ollo” che distribuì a piene mani in quegli anni?

«Direi di no. Ma la mia risposta sarebbe incomprensibile senza una premessa sia storica sia politica di quegli anni: la strage di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia, della stazione di Bologna, etc. .. hanno evidenziato senza ombra di dubbio come, tra i responsabili, ci siano stati pure esponenti del Msi. La nostra era una sorta di difesa preventiva. Diciamo (sorride ndr) che erano “storcioni” pedagogici per far sì che Scarascia e gli altri “camerati” si ravvedessero».

Recentemente nel corso di un incontro politico l’attuale capogruppo della Lega a Colle Massimo Ciacchini ha ricordato uno sgambetto che lo stesso Piru gli propinò un giorno nel quale Ciacchini, allora giovane democristiano, forzò un picchetto davanti al Vespucci rifiutando di scioperare. Lei ha mai avuto paura?

«Certo che sì, tutte le volte che la sera tornavo a casa mi guardavo attorno più volte. Voglio anche ricordare come l’unico episodio che a Livorno, per poco, non causò il morto fu la sparatoria sugli Scali D’Azeglio del 1969, ad opera del segretario del Msi».

Che ne pensa del successo di Fratelli d’Italia?

«La stupirò ma non penso che sia intenzione della Meloni di far tornare il paese al 1922 (Marcia su Roma ndr) il che ovviamente non toglie che questo sia un governo pericoloso, da far cadere il prima possibile. Bisogna saper ricostruire quella mobilitazione sociale che nel paese è purtroppo scomparsa».

Ha ricordi particolari?

«Mi piace ricordare quando nottetempo scrivemmo sulla Fortezza Nuova “Msi fuorilegge”.Era il 1974 anno in cui richiedevamo firme per lo scioglimento di quel partito. Utilizzammo delle lunghe scale che spostavamo lettera per lettera. Utilizzammo una tinta speciale, da nave, fornitaci da un compagno marittimo».

Persone da ricordare?

«Claudio Pasquinucci con me alla guida di Lc e due compagni che non ci sono più come Ilio Barontini (nipote ed omonimo dl più noto) e Andrea Trinca».

Ha mai avuto modo di di parlare con qualcuno degli “inseguiti”?

«Come no, ad esempio Fabio Squarcini, celebre avvocato livornese».

E cosa vi siete detti?

«Abbiamo ricordato, riso e ci siamo bevuti un caffè».
 

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