Il presidio
Cacciucco Pride, via alla kermesse e i ristoranti preparano la ricetta
Al Terminal Crociere la cena dei 500
LIVORNO. Comincia oggi, venerdì 16, l’atteso Caciucco Pride versione 2022. Al centro dell’evento ci sarà il Cacciucco Village allestito in Piazza Guerrazzi, ai lati di via Grande, ma ci sono tante iniziative di cultura, arte e spettacolo previste in giro per la città, a testimonianza della crescita di questa manifestazione.
Tra gli appuntamenti di rilievo anche una degustazione (prevista al Cisternino di città, dalle 19 alle 21), riservata a stampa e operatori del settore, dei vini e del distillato che saranno serviti in abbinamento alle portate della “Cena dei cinquecento” prevista domani sera con inizio alle ore 20 (ospite d’onore sarà il noto chef toscano Cristiano Tomei) ma non più in via Grande, ma al Terminal Crociere, per evitare il maltempo (le previsioni infatti non promettono niente di buono).
L’evento, che promuove la ricetta regina della cucina livornese, è organizzato da Fondazione Lem – Livorno Euro Mediterranea e Proloco Livorno. E ci sono dodici ristoranti certificati 5C (giocando sulla parola cacciucco) e tanti altri accreditati per questo fine settimana.
I RISTORANTI
Tra i 5C, conosciamo gli ultimi quattro rimasti, dopo la nostra rassegna degli ultimi giorni. Al ristorante Granduca incontriamo Gianni Vignoli, il titolare. «Facciamo un Cacciucco come va fatto a Livorno – spiega – con le 5C, nel verso senso della parola. Siamo qui dal 1984 e ci rifacciamo alla tradizione con prodotti di qualità, scelti, che prendiamo dai pescherecci che ci riforniscono. I pesci sono scelti uno a uno». Una posizione strategica. «Tanti turisti ci chiedono il piatto tipico livornese: per noi è un lavoro quotidiano: almeno dieci-quindici porzioni al giorno vanno via.
Significa che la richiesta c’è. Ed è un piatto unico e completo che piace a tutti». Bene il “pride” .«Un evento sul piatto tipico è importante, per far conoscere la città e la sua storia. Molto positivo».
Al ristorante Gennarino in via Santa Fortunata, troviamo Michele Lubrani, il chef. «Noi – spiega – rispettiamo la tradizione: ingredienti base, aglio, olio, peperoncino e salvia e quindi tutti i cosiddetti pesci poveri». Una scuola in famiglia. «Mia mamma lo faceva a casa, ricordo quelle lunghe cotture, quando c’erano occasioni speciali. Io ho poi fatto mio percorso e ho preso le mie vie».
I turisti arrivano preparati a Livorno. «Capiscono dai social che il nostro ristorante è storico, ha cucina tradizionale, e lo cercano. Anche per gli altri piatti che facciamo. Ma vengono pure livornesi di vecchia data, che sanno di trovare il prodotto fatto in una certa maniera».
La manifestazione? Positiva. «Ogni città ha i suoi piatti storici. Che fanno parte della cultura. Ogni iniziativa che spinge per mantenere salda la nostra identità sono è ben accetta».
Matteo Bertolini è titolare de La Lupa, in via del Testaio. «Il segreto del nostro cacciucco? Che è buono. Non opero in cucina quindi non posso raccontare più di tanto, però so che lo fanno col vecchio metodo, pesci e cotture giuste, ci vuole una giornata intera». Poi aggiunge. «Chi viene da fuori lo chiede, chi viene dal nord per esempio ed è in vacanza. Piace molto anche gli stranieri, nonostante sia una cosa particolare, ci fanno i complimenti». Bene anche la manifestazione.
«Tutte le cose promuovono il territorio sono molto positive».
Chiude il quadro Gianni Cardosi, “boss” del ristorante Porto di Mare sul Viale Italia. «La ricetta – ci racconta – afferma -è quella usava la mia bisnonna adesso la usa la mamma che è chef da tanti anni. Sempre utilizzando i migliori prodotti».
Il cacciucco, ovvero un piatto davvero per tutti... «Chi viene da fuori lo chiede, certo, ma anche il livornesi non lo disdegnano affatto. Più ora che prima, c’è stata una riscoperta. Un riavvicinamento: una cosa alla quale anche noi tenevamo molto». E piace assai. «Il novantacinque per cento è entusiasta e noi lo facciamo 350 giorni l’anno, gli altri non possiamo per cause di forza maggiore». Sull’evento un pensiero in chiaroscuro.
«Il Cacciucco Pride è una cosa che in famiglia chiedevamo da anni, soprattutto la certificazione. Perché se uno si muove, viene da fuori, anche da 20 chilometri, non può trovare sorprese nel piatto, lo scampino degli avanzi del giorno prima. E la festa serve proprio per far conoscere noi ristoranti certificati 5C. Ma non deve essere snaturata come quest’anno, siamo un po’ delusi. Si è trasformata in una cosa differente. Senza voler fare polemica».
Per conoscere il programma dettagliato c’è il sito cacciuccopridelivorno.it.
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