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Il dramma di Bruno: «Io, senza una gamba, per curarmi devo andare a Prato»
Il racconto di Mengheri: «A Livorno non ci sono i servizi»
Livorno In città Bruno Mengheri è una sorta di istituzione visto che per 44 anni è stato uno dei volti di riferimento della Sezione Nautica di Antignano e per ben mezzo secolo il presidente della squadra di calcio dell’ Antignano.
Mengheri, che due anni fa venne vaccinato contro il Covid-19 dopo un articolo del Tirreno visto che inizialmente non era stato inserito nei fragili, vive senza la gamba sinistra (amputata nel 2004) , senza due dita del piede destro (amputate nel 2008), è malato di diabete, cardiopatico con blocco cardiaco, tracheostomizzato dopo un tumore alla gola, in grado di parlare solo con l’ausilio della valvola fonatoria, e proprio per quest’ultimo aspetto sta affrontando dei problemi non da poco.
«Una volta al mese devo cambiare la valvola e a Livorno questo tipo di operazione non viene fatta – spiega Mengheri –. Si tratta di un lavoro di un quarto d’ora, ma anziché farla in città devo chiamare un’ambulanza e farmi portare a Pontedera o addirittura fino a Prato. Tempo fa ne parlai con la dottoressa Letizia Casani (direttrice generale dell’Asl Toscana nord ovest) e mi promise che una volta al mese ci sarebbe stato questo servizio. Invece, quando qualche settimana fa ho chiesto a Fusari (primario del reparto di Otorinolaringoiatria, ndr) mi ha risposto di andare nell’ospedale dove mi hanno operato».
Oltre a quanto appena detto, Mengheri segnala anche un’altra problematica relativa stavolta alle protesa protesi alla gamba sinistra. «Prima per sistemare o cambiare la protesi c’era la possibilità di farlo a Livorno – prosegue il nostro lettore – , mentre da cinque anni a questa parte questo non accade più. Mi sembra davvero impossibile. Ogni volta che ho un problema anche in questo caso devo andare a Lucca e per il servizio spendo la bellezza di 120 euro, una cifra folle. In più devo muovere una critica dura contro l’Ufficio protesi di Livorno: sono quattro mesi che mi devono dare le scarpe nuove. Ripeto, quattro mesi. Non è possibile una situazione di questo genere».l
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