Gino e il soldato dimenticato: un audiolibro celebra la figura di Bernini
Il diario del livornese Bernini, la Corsica e quel commilitone morto nel mistero. Il nipote produce un audiolibro: «Se può servire ai familiari di quell’uomo...»
LIVORNO. Quando seppe della sua morte, racconta, «i nostri cuori non hanno avuto più tranquillità». Si tormentava a pensare che «era un padre di famiglia», che «aveva un figlio di cinque anni che ogni momento ricordava» e che la moglie aveva appena «dato alla luce un maschietto» e che lui «è morto senza neppure averlo conosciuto». Parole scritte a pagina 40 del diario che Gino Bernini, soldato livornese del VII Corpo d’armata del regio esercito, scrisse durante la battaglia della Corsica nel 1943 e che adesso il nipote, Luca Del Tongo, ha trasformato in un audiolibro per consentire anche alla madre Daniela Bernini, ipovedente, di ascoltarle, e di arrivare magari anche ai familiari di quel soldato Bargagna morto di stenti sull’isola francese. «Mio nonno - spiega al Tirreno Luca Del Tongo - ci ha sempre detto che sarebbe voluto tornare in Corsica per cercare la tomba del suo amico e noi non sappiamo nemmeno se la moglie riuscì a trovarlo. Ci piacerebbe scoprirlo per chiudere questo cerchio».
Il cerchio si è aperto nel dicembre del 1942, poco prima di Natale, quando suo nonno sbarca in Corsica. L’isola è stata occupata un mese prima dalle forze del Regno d'Italia nell'ambito dell'operazione Anton, il nome in codice dell'invasione della Repubblica di Vichy da parte dei tedeschi e degli italiani. In questa fase l’esercito ha compiti antisbarco e di difesa costiera e così rimarrà fino al settembre del 1943, quando viene firmato l’armistizio tra Italia e Alleati.
Dopo il Proclama Badoglio dell'8 settembre i rapporti tra l’esercito italiano e quello tedesco cambiano: la Wehrmacht intima i reparti italiani di scegliere se continuare a combattere al loro fianco o deporre le armi. Chi si rifiuta viene fucilato. Nei Balcani alcuni soldati riescono a fuggire all'internamento ed entrano a far parte dei movimenti partigiani, creando anche proprie unità nazionali come le divisioni partigiane Garibaldi e Italia. Solo in Sardegna e Corsica il Regio Esercito ha la meglio sui tedeschi. Nell’isola francese, le forze tedesche iniziano a scontrarsi con i reparti italiani nel tentativo di impossessarsi degli scali portuali e aeronautici di Bastia e Bonifacio. Gino Bernini è lì e racconta l’iniziale «l’allegria» alla notizia dell’armistizio e il successivo «sconforto» nello scoprire che era appena iniziata una nuova guerra con «il barbaro tedesco». «Le cannonate fioccavano da ogni parte - racconta nel suo diario -, le mie orecchie non udivano più nulla. Le pallottole nemiche fischiavano che sembra la grandine. Le mitraglie da venti millimetri nemiche sfioravano la nostra batteria».
Trovare cibo nell’isola, in questi giorni, è dura. «La fame aumentava - si legge nelle sue pagine –: non avevamo neppure un briciolo di pane. Il Bargagna, soprattutto, si lamentava forte dicendo “che cosa mangiamo fra queste foreste” e io gli dicevo “vedrai che qualcosa troviamo”. E così via ancora cammina, cammina, attraversiamo il Teghime, una montagna alta 750 metri e andiamo a finire vicini a una paese chiamato Patrimonio. A distanza di due chilometri da questo paese troviamo un terreno con uva, fichi e pere. Ci buttiamo in picchiata come lupi affamati e ci facciamo una bella mangiata di uva e più avevamo l’elmetto pieni». Ma il compagno, Bargagna, ha già iniziato a perdere le forze, è talmente debilitato dalla fame da non riuscire più a camminare. «Il mio sonno era leggero perché non riuscivo a smettere di pensare a lui, perché ci siamo sempre voluti bene come fratelli - scrive -. Vedevo che la sua condizione era grave. Non dormiva, sudava. Ogni tanto chiedeva da bere e io gli porgevo un po’ d’acqua che tenevo nell’elmetto». Il giorno dopo provano a ripartire, ma Bargagna non ce la fa. Devono lasciarlo indietro, alle cure di un medico, mentre loro procedono per tornare alla base. Ed è lì che giorni dopo arriva la notizia della sua morte. «Il dolore fu grande come fosse stato nostro fratello - scrive Bernini -. Pensavo a tutto quello che avevamo fatto per lui in 15 giorni di sacrifici, tutto vano. Il Signore lo ha voluto con sé». Ora i familiari di Bernini vogliono scrivere l’ultimo capitolo: trovare i figli di Bergagna e fargli ascoltare il resto della storia.
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