Il Tirreno

Livorno

«Non faremo ricorso»

Flavio Lombardi
«Non faremo ricorso»

La mamma del ragazzo bocciato alla maturità annuncia: «Lo manderemo a un corso che migliorerà la balbuzie»

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LIVORNO. Il ragazzo è distrutto, la famiglia ha davanti le macerie di una bocciatura che psicologicamente ha fatto danni incalcolabili. Vorrà tornare in quella scuola? Il supporto dei genitori servirà anche per convincerlo, che dopo una caduta ci si rialza più forti di prima. Nonostante sin da bimbo abbia fatto percorsi che lo aiutassero, la novità è che Giorgio (il nostro è un nome squisitamente di fantasia), il ragazzo bocciato alla maturità sostenuta al Vespucci - Colombo indirizzo Economia dei sistemi logistici integrati, frequenterà presto, attraverso un corso on line, il centro “Psicodizione”di Torino, fondato da Chiara Comastri. Una professionista ospite più volte anche in televisione, che ha studiato un metodo nuovo, alternativo, intensivo e rivoluzionario, che pare funzionare sulla quasi totalità di chi deve risolvere il problema della balbuzie. «E l’80% dei soggetti, sono giovani che frequentano le superiori, reduci da difficoltà con insegnanti, proprio come ha avuto il mio ragazzo nella traumatica esperienza che il vostro giornale ha già raccontato». E’ la madre che dice aggiornando la situazione. Sperando di scorgere una luce in fondo al tunnel, quella che ti rende più spigliato, che non ti fa emozionare davanti a una interrogazione e sentire più sciolto davanti ad una ragazza. Il caso di Giorgio ha fatto discutere in città. In molti, pensando a docenti con una sensibilità meno spiccata e con una formazione acerba per affrontare certe situazioni. Documentate, certificate. Non era questo però il caso. Perché la balbuzie non è un problema considerato come altri con determinati protocolli. Riguarda l’1% della popolazione, ed è più diffuso nei maschi.

Il problema maggiore, secondo il racconto del genitore, non è stata la bocciatura in sé, quanto come si svolse la prova orale. «Non c’è stato alcun rispetto. Gli hanno detto “non sai parlare”, “scrivi come un bambino”... Vergogna. Mio figlio è balbuziente e soffre di un ritardo lessicale, pertanto ha bisogno di essere a suo agio per potersi esprimere nel migliore dei modi. Ecco, loro hanno fatto di tutto per non metterlo a suo agio. Tante domande e un atteggiamento tutt’altro che costruttivo. Strano che non gli abbiano chiesto le due produzioni multimediali che ogni studente deve preparare per l’esame di maturità». Questa, la tesi della donna quando raccontò la prima volta i fatti, ammettendo che il figlio non aveva certo una media dell’8, ma comunque una onorevolissima del 6. Ad eccezione di matematica, dove aveva maggiori problemi ed una ammissione col 5. Gli scritti, appena sotto la sufficienza, dettero forse il primo colpo. Fu l’orale poi, a far precipitare la situazione e rendere, da parte del ragazzo, poco gestibile la prova conclusa la quale, avrebbe avuto il “pezzo di foglio” in tasca. «Non saprei che dire - riprende la signora - forse a qualcuno ha dato fastidio che faccia sport e avesse dovuto andare con la propria società a fare un importante torneo nazionale nel periodo immediatamente precedente all’inizio della maturità. Mi faccio mille domande, ma fatico a trovare delle risposte». Nell’immediato, si parlò di ricorso, poi di richiesta degli atti. «Non sarà ricorso - riprende - perché la documentazione che dovrebbe valutare un giudice, non basterebbe. C’è il giudizio sulle prove e quello è discrezionale di una commissione. Chi può contestare? Però, la richiesta dell’accesso agli atti è stata fatta. Entro 30 giorni deve essere prodotta, e ce l’hanno inviata al 29esimo. Aggiungo, nemmeno completa e senza spiegare, nonostante due solleciti, il perché gli avessero dato 7 in condotta. Sapere insomma, la griglia di questa valutazione che ha significato abbassare ulteriormente i crediti ». La madre è abbastanza contrariata se pensa ad un’altra cosa. «Ho letto che ci hanno impiegato tanto tempo a decidere, ma sul portale, il ragazzo l’ha saputo dopo due ore ; nessuna comunicazione invece a me, come ha sostenuto la preside. Ma quel che amareggia di più è che su sei insegnanti, tranne una che l’ha avuta solo in quinta, gli altri lo conoscevano sin dalla terza: hanno sostenuto che non si erano mai accorti che balbetta...». Per concludere, una certezza per il futuro. All’interno dell’aula, nel momento in cui c’era Giorgio, non si trovava un adulto, o comunque un maggiorenne ad assistere. E nessuno, fra i presenti, ha pensato di registrare un video (si può fare) col telefonino durante la prova. «Manca la possibilità di dimostrare quel che è stato. Un giudice, si basa giustamente su fatti certi e inconfutabili. Resta allora l’esperienza psicologicamente non esaltante di un giovane, che potrebbe anche ripetersi a danno di altri. Ma ho una certezza: il prossimo anno, assisterò in aula. Filmando tutto, augurandomi che la balbuzie sia pure migliorata».
 

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