Meteo
Addio Bontempelli, penna della vela narrò le gesta del Moro e Luna Rossa
Livornese d’adozione, aveva 61 anni. Arrivò in città dall’Elba per fare il Nautico
LIVORNO. Nel comporre con la penna aveva lo stesso stile di quando volava sulle onde: incisivo, determinato, con una capacità difficile da eguagliare. La sua scrittura era un soffio di vento sulla pagina bianca. E in barca quel vento lo attraversava come nessun altro. Un affondo al cuore. Ecco cosa è stata per il mondo della vela la morte di Luca Bontempelli. Un campione. Di sport e di giornalismo. È morto a 61 anni, dopo una malattia, a Milano, città in cui risiedeva da diversi anni. «Luca era una di quelle intelligenze che è raro trovare nel mondo, oltre a un uomo di cultura eccezionale. E la sua scomparsa crea un grande vuoto negli affetti di noi velisti». È così che il velista Enrico Chieffi parla di Bontempelli, suo amico e compagno di tante imprese sportive. «Avevamo corso insieme sul Soling, che era una classe olimpica». Era la fine degli anni Ottanta e su quella barca c’era anche Tommaso Chieffi, entrambi grandi protagonisti sul Moro di Venezia. «Io e mio fratello litigavamo – racconta Enrico – e lui, che aveva una bella stazza, diceva che si sentiva invisibile in mezzo a noi due che discutevamo. Ci mancherà davvero».
Era originario dell’isola d’Elba, Bontempelli. E le sue radici erano tra la natura di San Piero e il mare di Marina di Campo. Poi il vento l’ha portato qui, a Livorno, dove ha frequentato l’istituto nautico e dove ha deciso di vivere, dividendosi poi con Milano per motivi di lavoro. La sua era un’anima di mare. Che respirava sport, prima di tutto. Ad altissimi livelli. In gioventù aveva partecipato, per esempio, al Fastnet, all’America’s Cup e, come detto, alla campagna olimpica sul Soling. E nel 1984 aveva messo al collo la medaglia d’oro da campione mondiale nella sua categoria. E ben presto ha portato il suo talento dalle onde al mondo dell’informazione, diventando uno dei maggiori giornalisti del settore. Ha scritto libri sulle regate, ha lavorato per Sky e per la Gazzetta dello Sport, per citare solo due testate. E poi, gli articoli per Il giornale della vela. «Era un bravo velista e un bravissimo giornalista – ricorda l’ex velista e telecronista sportivo Cino Ricci –. Era uno che diceva sempre le cose come stavano». È così che ricorderanno Bontempelli le tante persone che hanno lavorato o solcato le onde insieme a lui, che è stato anche sulla nave Vespucci come comandante di coperta durante il servizio di leva. Anzi, è proprio durante questa esperienza che si è innamorato della vela. «Era un tipo estroso e sempre allegro – racconta Gabriele Battaglini, elbano e compagno di scuola di Bontempelli al Nautico –. E anche uno che se poteva aiutare lo faceva. Anche passando i compiti!». Del resto, il suo talento con le parole era pari e quello che metteva per mare. «Luca era intelligente e scorbutico – racconta Enrico Chieffi –. Diceva sempre la verità, a volte scomoda ed era anche capace di grandi gesti. Sapeva apprezzare chi valeva ed era molto colto. Quando parlava di vela faceva paralleli con il mondo della filosofia, con quello della storia. Era una grande penna: il più autorevole giornalista del nostro periodo. Uno che ha raccontato il mondo della vela con competenza e con la capacità di renderla attraente anche a chi di vela non capiva niente».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
