Il Tirreno

Livorno

La denuncia

Calambrone e la minaccia Eni: «Cattivi odori e rischi per tutti»

Una veduta aerea di Calambrone
◗
Una veduta aerea di Calambrone

Rifondazione: da anni chiediamo dati certi, le industrie non rispondono

2 MINUTI DI LETTURA





CALAMBRONE. «Abbiamo chiesto che Arpat, uffici comunali e assessore competente vengano a riferire cosa accade a Calambrone: siamo infatti all'ennesima denuncia di cittadini e cittadine che da anni vivono una situazione critica dovuta all'inquinamento causato dagli stabilimenti chimici attivi nell'area industriale di Stagno. Le maleodoranze che si sentono lì e a Calambrone distruggono la qualità della vita di chi vive in quelle zone, ma non solo: ci potrebbero forse essere anche impatti sulla salute». La denuncia arriva dal gruppo “Una città in Comune-Rifondazione Comunista“di Pisa.

«Già nel passato – spiegano – chiedemmo e ottenemmo di discutere in commissione quanto stava avvenendo. Nel marzo 2019 presentammo un'interpellanza in cui chiedevamo delucidazioni sul monitoraggio degli inquinanti e se e come il Comune stesse vigliando sul completamento dei lavori alla raffineria Eni, che avrebbero dovuto eliminare il problema delle maleodoranze. Più di un anno dopo, nel settembre 2020 venimmo a sapere che non c'erano dati certi tranne uno: le maleodoranze erano effettivamente causate dell’area industriale di Stagno e dalle attività condotte dalle navi nel porto di Livorno. I dati allora disponibili non erano sufficienti per fare una seria valutazione dell'impatto non solo sulla qualità della vita ma anche, eventualmente, sulla salute di chi vive a Stagno e Calambrone. Ci venne comunque rappresentata una situazione di progressiva uscita dalle criticità. Sottolineammo allora la necessità di avere un quadro conoscitivo completo e gli stessi rappresentanti di Arpat affermarono la necessità che le amministrazioni si facessero parte attiva per riuscire ad ottenere una conoscenza approfondita di quanto avviene. Il Comune doveva quindi agire in sinergia con quelli di Livorno e Collesalvetti nei confronti di Regione, Ministero e capitaneria del porto di Livorno, ma anche nei confronti delle imprese che operano a Stagno e che, come evidenziò Arpat, in certi casi non erano collaborative. Dalla giunta arrivarono risposte vaghe. Sono passati quasi altri due anni e non abbiamo visto succedere nulla. E' possibile che per avere attenzione la cittadinanza debba arrivare a depositare esposti alle procure? Che debba scrivere al Presidente della Repubblica? Che i dati siano scarsi e che le industrie non rispondano?».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web