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«Lavora e la sua vita è cambiata»: Mimmo torna libero dopo l’arresto
Livorno: l’avvocato Nicola Neri ottiene la scarcerazione dal tribunale del riesame di Firenze. L’imprenditore e titolare della “Pizzeria Italia” esce dalle Sughere dopo un mese
LIVORNO. «Lavora e dispone di lecite fonti di sostentamento, come documentato dalla difesa. E non ha partecipato alla riorganizzazione dell’attività già svolta attraverso la società Arcanum e alla costituzione della Top Service che, sulla scia della prima, ha continuato a esercitare abusivamente la sicurezza dei locali, bensì si è separato dal gruppo a seguito di dissidi interni».
Per queste ragioni, accogliendo la richiesta del suo avvocato Nicola Neri, il tribunale del riesame di Firenze ha rimesso in libertà Anxhelo “Mimmo” Dyrmishi, il trentanovenne albanese arrestato un mese fa per associazione per delinquere finalizzata all’estorsione e all’illecita concorrenza con minaccia o violenza. L’operazione, sotto il coordinamento della pm Sabrina Carmazzi, aveva sgominato la presunta banda del racket dei buttafuori dei locali fra le province di Livorno, Pisa e Lucca ed era stata messa a segno dai carabinieri del nucleo investigativo, diretti dal maggiore Guido Cioli, che contestualmente per gli stessi reati avevano arrestato altre due persone: il livornese Giacomo Sarti (34 anni, detto Giaggio e difeso dall’avvocato Massimo Landi) e l’albanese Admir Murataj (30, residente a Pisa e assistito dal legale Manuele Ciappi). I fatti contestati sarebbero avvenuti fra il 2018 e il 2020, prima del lockdown. Sarti, Murataj e Dyrmishi – nella società Arcanum sicurezza globale – si sarebbero avvalsi di altri quattro collaboratori indagati, e liberi, per associazione a delinquere. Sono il 35enne livornese Michel Pagnini, il trentenne livornese Maurizio Junior Catania, il 61enne umbro Maurizio Lissi – di fatto il legale rappresentante della società che però, secondo gli inquirenti, avrebbe fornito una «copertura formale» agli arrestati – e infine anche una sostituto commissario della polizia (all’epoca ispettrice alla Squadra mobile), in servizio alla questura di Lucca, Maria Giulia Rao (58 anni e originaria del comune pisano di Vecchiano). Quest’ultima è indagata per associazione per delinquere, corruzione e rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio. Avrebbe – si legge nell’ordinanza del gip Marco Sacquegna – compiuto «atti diretti a favorire l’assegnazione del servizio di sicurezza di alcuni locali alla Arcanum a discapito di altre società, sfruttando l’inevitabile fiducia in lei rivestita da parte dei terzi». «Gli indagati – avevano riepilogato i militari dell’Arma in una nota – avrebbero promosso e costituito un’organizzazione criminale con il preciso intento di acquisire il monopolio della gestione della sicurezza dei locali notturni. L’attività investigativa avrebbe registrato e documentato numerosi episodi di minacce, aggressioni, rapine e danneggiamenti nei confronti dei titolari e dei dipendenti delle agenzie concorrenti, tali da costringere le vittime ad abbandonare la gestione del servizio a cui poi sarebbero subentrati gli indagati».
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