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Emergenza furti a Livorno, Dario Alati (Confcommercio): «Incentivare le telecamere private»

Stefano Taglione
Un ladro in una delle lavanderie automatiche di Dario Alati, le "Bd EcoWash"
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Un ladro in una delle lavanderie automatiche di Dario Alati, le "Bd EcoWash"

Il referente delle lavanderie automatiche, bersagliato continuamente dai ladri, si appella al Comune e alle istituzioni: «Aiutate noi negozianti»

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LIVORNO. «Noi imprenditori, che subiamo furti ogni giorno, dobbiamo essere coinvolti dal Comune. Se i ladri vengono beccati, e vi assicuro che vengono beccati, è grazie alle nostre telecamere e non a quelle pubbliche. Nel mio caso, i fatti lo dimostrato, è stato così. Bisogna premiare chi investe e consente a polizia e carabinieri di identificare gli autori dei colpi».

A parlare è Dario Alati, imprenditore da sei anni a capo della catena di lavanderie automatiche “Bd Ecowash” e referente del settore per Confcommercio. Proprio l’associazione di categoria, insieme a Confesercenti e alle altre realtà che rappresentano i commercianti, ha partecipato nelle scorse settimane a un incontro con il prefetto Paolo D’Attilio, con l’amministrazione comunale e con le istituzioni che siedono al tavolo del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica dopo la proposta del questore Roberto Massucci, lanciata in un’intervista al Tirreno, di creare una rete di videosorveglianza privata, da affiancare a quella pubblica, per disincentivare e fermare una volta per tutte i furti nelle attività commerciali, la cui escalation nell’ultimo mese – 35 i raid registrati – sta mettendo a dura prova la pazienza di commercianti e ristoratori. E non solo, dato che sono state assaltate pure delle scuole.

«Un incontro del genere è sicuramente stato utile, non lo metto in dubbio – prosegue Alati – ma ora è il momento di coinvolgere direttamente anche chi, come noi, subisce furti a cadenza quasi quotidiana. Io, solo negli ultimi sei anni e cioè da quando ho aperto la prima lavanderia a gettoni, ne ho subiti 30. E ogni volta, con la chiavetta usb in mano, mi sono presentato dalle forze dell’ordine con le immagini dei ladri». Furti di poco conto, quelli di cui parla, che però gli hanno provocato ogni volta una marea di danni: distributori degli accessori divelti, giochi per i bambini assaltati, porte sfondate e spiccioli portati via. Gli ultimi due colpi sono avvenuti nelle notti fra il 6 e l’8 agosto scorsi, il primo dei quali in via Donnini ad opera proprio di Simone Fuso, il quarantaduenne originario di Monza, in Lombardia, e a Livorno senza fissa dimora accusato di altri sei colpi fra cui due al Tirreno, uno all’Aci e un altro al ristorante “Ci Piace” di via Bacchelli, a Porta a Terra, come si può leggere negli articoli a sinistra. E il secondo all’altro punto vendita, quello di corso Amedeo, dove il ladro ripreso dalle telecamere non sarebbe stato ancora individuato (lo si vede agire, con una mascherina Ffp2 sul volto, ma purtroppo non in modo chiaro). «L’ho suggerito anche al sindaco Luca Salvetti – conclude Alati – bisogna prevedere un riconoscimento per chi installa le telecamere private nel proprio negozio, perché consente un maggior livello di sicurezza in città. Io, il ladro, l’ho fatto denunciare. E poi, visto che ci sono molte telecamere comunali, magari sarebbe il caso di dire ai commercianti dove si trovano, almeno chi ci lavora sotto evita di pagare gli istituti di vigilanza, visto che gli impianti di videosorveglianza garantiscono già di per sé un controllo adeguato. Noi imprenditori siamo già in grande difficoltà per pagare le bollette, se possiamo risparmiare qualcosa, non sarebbe male...».

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