Il Tirreno

Livorno

Chiamano l’ambulanza in spiaggia per un turista punto da una medusa

Stefano Taglione
La sede della Misericordia di Antignano (foto Daniele Stefanini/Silvi)
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La sede della Misericordia di Antignano (foto Daniele Stefanini/Silvi)

Livorno, il cinquantenne fiorentino neanche voleva: «Ci hanno fatto correre con la sirena. In questo caso il soccorso si richiede solo in gravi condizioni o pericolo di vita, ad esempio per sospetto shock anafilattico»

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LIVORNO. Hanno chiamato il 112, facendo intervenire un’ambulanza della Misericordia di Antignano e uno scooter Svs del progetto “Estate sicura”, per un turista fiorentino di 50 anni punto da una medusa. Con i volontari, giunti a sirene spiegate perché la telefonata alla centrale operativa dell’ospedale non è risultata per nulla chiara, costretti a scendere fino alla spiaggia attrezzata della Ginestra, ad Antignano, e sentirsi dire dal diretto interessato, di fatto incolpevole visto che non è stato lui a richiedere i soccorsi ma alcune persone che si trovavano con lui sull’arenile, che all’ospedale (giustamente) non ci voleva neanche andare.

È quanto accaduto nel pomeriggio di giovedì 17 agosto, con il soccorso catalogato come “codice bianco” – nessuna urgenza quindi – e i sanitari ripartiti per interventi più urgenti. «Siamo arrivati con la sirena e i lampeggianti accesi, dato che inizialmente dalla telefonata non si capiva quale animale avesse ferito il signore – è il racconto del direttore della Misericordia di Antignano, Fabio Cecconi – In caso di punture di medusa non è che non si debba in assoluto chiamare il 112, sia chiaro, ma va fatto solo in caso di reale pericolo di vita, ad esempio se c’è un rischio di shock anafilattico, difficoltà respiratorie o eruzioni cutanee diffuse. Se la lesione è localizzata solo dove c’è stata la puntura, è chiaro che basta una pomata. Nel caso di specie, chi ha telefonato, lo ha fatto ipotizzando uno shock anafilattico, ma non è questo il ragionamento da fare. O c’è urgenza, o non c’è urgenza».

Ed è ciò che, per fortuna del cinquantenne, è capitato a lui. Che infatti ha rifiutato il trasporto in ospedale. Negli ultimi giorni, Il Tirreno, ha scritto non solo a Livorno, ma anche in altre parti della Toscana, di accessi impropri al pronto soccorso o di interventi eccessivi del 118, quando non vi è invece un reale bisogno del paziente. «L’infermiere della sala operativa che riceve la chiamata – prosegue Cecconi – non può assumersi la responsabilità di non inviare un soccorso. Per farlo dovrebbe essere tutelato da un protocollo specifico a livello regionale, che io personalmente auspico. È normale che ci abbia mandato, il problema non è certo il personale della centrale, ma il sistema. In casi del genere, chi chiama, dovrebbe poi pagare il servizio richiesto inutilmente».

Alle volte, i volontari, sono stati chiamati per incidenti stradali senza feriti, con i conducenti che semplicemente volevano andarsi a farsi refertare per poi rivalersi sull’assicurazione. «Ricordo perfettamente – conclude Cecconi – che una volta, un uomo, ci rispose che prima di salire a bordo avrebbe dovuto finire di compilare il Cid. Cose incredibili...».l


 

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