Il Tirreno

Livorno

Quaranta sfratti esecutivi a luglio. «Decine di famiglie in strada...»

Roberto Riu
Il presidio dell’Asia Usb davanti al municipio (Stefanini Silvi)
◗
Il presidio dell’Asia Usb davanti al municipio (Stefanini Silvi)

L’allarme di Asia Usb. Raspanti: «Non ci sono strutture, i livornesi ci aiutino»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Quaranta sfratti esecutivi con la forza pubblica saranno eseguiti in questo mese e un’altra ottantina partiranno fra settembre e ottobre». A lanciare l’allarme sulla grave situazione che si sta prospettando per decine di famiglie livornesi è Giovanni Ceraolo del sindacato Asia-Usb. Lo fa nel corso di un presidio organizzato davanti al palazzo comunale.

«Vogliamo lanciare un forte segnale di preoccupazione – dichiara Ceraolo – rispetto a una situazione che è mutata negli ultimi mesi in maniera evidente. Guardando agli ultimi due-tre anni quando, complice anche la pandemia, si era verificato il blocco degli sfratti e degli sgomberi, oltre a qualche risorsa in più, la situazione a Livorno si era un po’ stabilizzata. Ora invece siamo alle porte di una crisi che rischia di essere ancora più pesante di quella affrontata dopo la crisi finanziaria del 2008 e le cui conseguenze più gravi sono poi giunte da noi nel 2012. All’epoca qui finirono per strada 600 persone».

Ai circa 120 sfratti esecutivi previsti entro ottobre si va a sommare la questione degli immobili occupati, con le azioni intraprese per lo sgombero dalle relative proprietà. «Innanzitutto – prosegue – si parla del Palazzo Maurogordato che ospita una trentina di famiglie, ma con le quali non abbiamo più rapporti. Non sappiamo perciò con precisione chi si trova all’interno dell’edificio e nemmeno se le persone che ci sono hanno i requisiti. Sul fabbricato sussiste una pendenza di sgombero attiva, ma diciamo subito che non sarà Asia ad occuparsi delle trattative come abbiamo fatto, ad esempio, per la torre della Cigna».

Gli altri due edifici occupati sono l’ex sede della Cassa di Risparmio in via Borra, dove vivono sei nuclei familiari con 13 minori, e una struttura in via Corcos di proprietà della Congregazione delle Suore Paoline in cui si trovano undici famiglie, per un totale di 15 minori. «A tutto ciò bisogna aggiungere che da settembre ripartiranno gli sgomberi degli alloggi popolari occupati abusivamente (dopo i rallentamenti estivi, ndr). Una questione sulla quale siamo sempre stati molto chiari, nel senso che non sosteniamo le occupazioni di case popolari. Ma bisognerà comunque tenere conto delle fragilità che vi possiamo trovare». Nel contesto complessivo non va dimenticata la procedura di messa all’asta degli alloggi di via Giolitti realizzati da Consabit per il canone concordato, dove vivono 28 famiglie.

In definitiva chiede Ceraolo rivolgendosi al Comune, ma soprattutto alla prefettura e alla questura: «C’è l'intenzione di affrontare tutto questo come se nulla fosse? Perché non ci vorremmo trovare nella stessa situazione del 2012. Bisogna perciò che la prefettura apra immediatamente un tavolo con le organizzazioni sindacali».

L’ultimo capitolo è dedicato al rapporto con le istituzioni: «Con l’assessore Andrea Raspanti stiamo portando avanti un buon lavoro, ma è chiaro che un’amministrazione comunale da sola non può fare tutto e perciò chiediamo l’intervento della Regione per ripristinare gli appartamenti di Casalp attualmente vuoti e poterli così riassegnare».

«Lo sforzo – dice a margine proprio Raspanti – è massimo, ma oggettivamente non si può pensare che una situazione di questo tipo possa essere affrontata solo con gli strumenti, anche straordinari, che stiamo provando a mettere in campo». E apre due finestre: «Abbiamo fatto una manifestazione di interesse per avere alloggi del terzo settore e hanno risposto realtà con cui abbiamo già convenzioni e per i soliti spazi. Passiamo le giornate a chiamare strutture recettive, non c’è nemmeno una camera di albergo: pensare di andare avanti con sfratti nel periodo estivo è impossibile». Poi: «I livornesi hanno dato una bella prova di generosità con la guerra in Ucraina, sarebbe importate che le porte rimanessero aperte anche per l’emergenza che riguarda il territorio». l


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana