Il Tirreno

Livorno

L'intervista

«Lascio, ma pompiere si resta per sempre»: dopo 37 anni a salvare la gente Sperti va in pensione

Stefano Taglione
Il grande abbraccio fra Sperti e il comandante provinciale Ugo D'Anna
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Il grande abbraccio fra Sperti e il comandante provinciale Ugo D'Anna

Livorno: grande festa in caserma per l'addio del capoturno di via Campania. Nell'ultimo turno di lavoro è uscito sugli incendi con i colleghi

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LIVORNO. Nel suo ultimo giorno di lavoro, dopo 37 anni trascorsi nei vigili del fuoco, anziché fare il capoturno della caserma di via Campania ha deciso di uscire fuori con i suoi ragazzi in veste di caposquadra. Sul campo, come ha sempre fatto, in questo caso a spegnere gli incendi a Cecina. E ora – dopo una lunga carriera fra Vercelli, Livorno, Orbetello, Saline di Volterra, Pisa, l’aeroporto Galilei, Portoferraio, Piombino, Cecina e di nuovo Livorno, la sua città – è andato in pensione. «Ma pompiere – l’ho detto anche al mio comandante provinciale, Ugo D’Anna – si resta per sempre. Se mi guardo indietro? Dico solo due semplici parole: tanta roba».

Stefano Sperti lascia per sempre i vigili del fuoco, il corpo al quale ha dato gran parte della sua vita, operando in quasi tutte le emergenze nazionali dal 10 luglio del 1985, quando è entrato in servizio per la prima volta nel distaccamento vercellese di Varallo Sesia, al 28 giugno scorso, la data finale del suo impiego per il quale verrà ricordato come «un grandissimo collega», dicono in coro gli “angeli in divisa” di Coteto. «Che cosa farò adesso? Non lo so, il futuro è ancora tutto da scrivere – prosegue – ho una splendida famiglia, i miei figli Federico e Valentina, e sicuramente trascorrerò molto tempo con il mio nipotino Diego, che ha sei anni. In passato ho fatto l’allenatore di calcio, quindi seguirò i suoi primi passi nel mondo del pallone, dato che è appassionato. Poi, fino al 2000, facevo il pittore. Potrei riprendere, non ero male, era fra i migliori allievi di Villa Trossi».

Livornese doc di via Garibaldi, nel lavoro ha messo cuore e passione. E non a caso, dal corpo, è stato anche premiato con vari attestati, come le due medaglie d’oro e di bronzo che testimoniano il suo impegno nel terremoto dell’Aquila, il 6 aprile del 2009, quando è partito all’improvviso dopo essere stato chiamato in veste “Usar medium”. Sono le persone impiegate per la ricerca e il soccorso in ambiente urbano in caso di crolli di edifici o strutture, esplosioni e terremoti. «Un anno dopo l’entrata in servizio in Piemonte, nel 1986 sono tornato a Livorno – racconta – ma nel ’99, quando sono stato promosso caposquadra, sono stato spostato prima a Orbetello, dove c’è un distaccamento del comando di Grosseto, poi in provincia di Pisa. Qui ho fatto il corso per “Usar medium”, abilitandomi nelle ricerche delle persone sepolte sotto le macerie e sono stato chiamato per dare il mio contributo in quasi tutte le catastrofi nazionali».

La lontananza da Livorno è durata 13 anni: prima a Orbetello, in Maremma, poi a Saline di Volterra, all’aeroporto Galileo Galilei e poi nella sala operativa di Pisa. Infine il grande ritorno in città come caposquadra: «Nel 2017 sono diventato caporeparto – prosegue Sperti – e nel novembre del 2019, subito prima dell’inizio dell’emergenza Covid, capoturno. Da quando sono tornato a Livorno ho operato meno nell’ambito dell’Usar medium, visto che veniva più che altro svolto dai colleghi di Pisa (dove ero prima) e Firenze. In quest’ultimo periodo, nella caserma di via Campania, ero insieme al mio amico Marco Galigani, andato in pensione da poco, un grande collega di lavoro con cui ho condiviso tutto. Ai miei ragazzi, compagni di viaggio dei vigili del fuoco, dico di impegnarsi e al tempo stesso di fare la cosa più difficile, rimanere semplici. Posso semplicemente dire che se hanno mai avuto bisogno di qualcosa, io c’ero sempre. Sono sempre stato in prima di linea, coprendoli quando necessario e affiancandomi al lavoro quando serviva». 
 

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