Il quadrato non c’è più: addio al gioco dell’estate
Dopo i due anni zoppicanti legati alla pandemia, i Bagni Fiume sono ripartiti a pieno regime e la vera grande novità è il nuovo bellissimo campo da beach volley, senza quel piccolo spazio per il quadrato
LIVORNO. «Chi è l’ultimo?». Questa domanda durante l’estate per i ‘bimbi dei Bagni Fiume’ diventava il più ascoltato dei ritornelli. Superava qualsiasi altra frase interrogativa. Appena uno metteva piede all’interno del ‘gabbione di rena’, perché beach volley magari lo chiamano in Versilia ma non tra i giovani del Viale Italia, ecco che pronunciava la fatidica frase. L’obiettivo era quello di mettersi in fondo alla fila e prendere il proprio turno per giocare a ‘quadrato’. Un gioco unico nel suo genere e senza copie in nessun’altra parte del mondo.
INVENTATO DAL NULLA
Al centro del gabbione di sabbia si giocava realmente a beach volley, ma con il passare degli anni, in fondo alle due metà campo, era sorto questo gioco. Inventato dal niente, per necessità e intuizione di chi magari il pallone preferiva colpirlo con una rovesciata e non con una schiacciata come accadeva pochi metri vicino. A dir la verità però la giocata più importante del ‘quadrato’ era il colpo di testa. Due contro due in un quadrato diviso a metà, un portiere ed un attaccante per squadra. Il primo doveva alzare la palla in aria per il secondo che di testa provava a far gol al portiere avversario senza invadere la metà campo altrui. Da lì poteva partire una serie spettacolare di colpi volanti tra sforbiciate dei bomber e voli plastici degli estremi difensori. Vince chi arriva primo a 3. Chi perde, abbassa la testa, esce dal campo e torna a rimettersi in fila.
LE REGOLE
Il tutto sotto il sole cocente di ogni pomeriggio estivo. Detta così sembrerebbe anche semplice. Ed invece tra regole minuziose e strategie raffinate l’affare si faceva complesso. Basta pensare che solo l’alzata del portiere poteva avere decine di varianti. Chi preferiva una parabola più tesa, chi più morbida, così come alcuni volevano il pallone ‘a giro’ e altri no. E poi i punti deboli dell’avversario conosciuti a menadito, i gol di rapina e le furbate dei giocatori più esperti, fino alle discussioni per i gol fantasma e le ‘invasioni’ nell’altra metà campo controllate al millimetro. Le rivalità che nascevano durante l’estate, accese dentro il gabbione e subito spente da un tuffo tutti insieme ai trampolini. Anima ed emozioni di un gioco nato in un fazzoletto di sabbia. Lì dove lo spazio non c’era, ma si voleva giocare lo stesso. Spesso, infatti, per l’alzata del portiere e l’inizio della partita si doveva aspettare che il giocatore del beach volley chiamato alla battuta avesse dovuto completare il proprio gesto tecnico e fosse tornato in mezzo al campo. Il regolamento era tramandato oralmente, talvolta con nuove varianti inventate per ingannare i meno esperti, e ovviamente si giocava senza arbitro.
IL TRAMONTO
Si entrava bambini, timidi e sempre sconfitti dai più grandi. Si usciva da adolescenti che avevano imparato i trucchi del mestiere e conoscevano ogni segreto del gioco. Entrava, usciva: tutto al passato. Sì, perché dopo i due anni zoppicanti legati alla pandemia, i Bagni Fiume sono ripartiti a pieno regime e la vera grande novità è il nuovo bellissimo campo da beach volley, senza quel piccolo spazio per il quadrato. Per i ragazzi degli anni ‘80, ‘90 e pure tanti millenials si chiude un’era. Iniziata negli anni in cui Francesco Bardi e Federico Ceccherini erano i protagonisti e arrivata fino ai giocatori più giovani del Livorno di oggi. Il gioco che ha caratterizzato per anni le estati dei giovani labronici infatti si fa da parte. Lui che da una parte c’è sempre stato. Teatro di sfide e momenti indimenticabili e di amicizie. Ma la storia, si sa, è ciclica. E allora, capace tra qualche anno, tornerà. Magari con i figli di quei ‘bimbi dei Bagni Fiume’ che bimbi non saranno più. Ma che avranno sempre la voglia di mettersi in fila e chiedere ancora una volta, “chi è l’ultimo?”.
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