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Livorno

LA DISCUSSIONE

Livorno non avrà una strada intitolata a Oriana Fallaci: nervi tesi in consiglio comunale prima della votazione

Juna Goti
Il tabellone nella sala del consiglio comunale di Livorno che ufficializza la decisione: niente intitolazione di una strada a Oriana Fallaci
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Il tabellone nella sala del consiglio comunale di Livorno che ufficializza la decisione: niente intitolazione di una strada a Oriana Fallaci

Gli esponenti di centrodestra si scontrano con la maggioranza. Il sindaco: "Le nostre vie devono avere il nome di chi ha fatto qualcosa per la città, non di chi ha scritto un libro"

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Livorno. Livorno non avrà una via o una piazza intitolata a Oriana Fallaci. Nessun ripensamento: il consiglio comunale a maggioranza Pd ha votato contro, nella mattinata di mercoledì 8 giugno. E non solo – o non tanto – perché considerata una figura non così legata alla città, come aveva dichiarato alla vigilia il sindaco Luca Salvetti (dimenticandosi per esempio il romanzo “Un cappello pieno di ciliege”, dove Fallaci racconta la storia dei suoi antenati e parla anche di Livorno, come ha evidenziato nei giorni scorsi sul Corriere Fiorentino lo stesso nipote Edoardo). Ma perché considerata una “figura divisiva” che “non interpreta i valori di integrazione e tolleranza” della città. Questo hanno risposto di fatto i rappresentanti del Pd alle due mozioni presentate dal centrodestra - la prima di Andrea Romiti di Fdi, la seconda di Costanza Vaccaro e Gianluca Di Liberti della Lega - per dare a un pezzo di città il nome della giornalista e scrittrice fiorentina scomparsa nel 2006.

La consigliera Dem Cristina Lucetti, per prima, ha premesso che il “nostro voto non è contro Oriana Fallaci” e che “non siamo qui a discutere il suo valore come giornalista e scrittrice”. Ma subito dopo ha detto anche che “troviamo non accettabile essere portatori di intolleranze e Oriana purtroppo lo è stata”: “Ha scritto di essere contraria alla costruzione della moschea a Colle Val d’Elsa”, “ha usato parole durissime contro i matrimoni omosessuali e il gay pride” e “ricordo che noi stiamo per ospitare il Toscana Pride a Livorno”. Insomma, “fatico a trovare legami con la città…”. Anche il capogruppo Pd Paolo Fenzi parte dicendo di voler “respingere al mittente il tentativo di definirci contro la Fallaci”, che “è stata una grandissima giornalista”. Ma poi ha fatto capire bene come la pensa leggendo in sala alcuni passaggi di un’intervista pubblicata dal The New Yorker nel 2006 in cui si dichiarò contro la costruzione della moschea a Colle Val d’Elsa: “Se sarò ancora viva andrò dai miei amici di Carrara, lì sono tutti anarchici, con loro prendo gli esplosivi e lo faccio saltare in aria, non voglio vedere un minareto di 24 metri nel paesaggio di Giotto”.  Punto su cui insiste, tra gli altri, anche Valerio Ferretti, anche lui nei banchi dei dem: “Ha una storia importante, ma in contrasto con quella della nostra città, che ha origini uniche, di porto franco, cosmopolite… Fallaci non le interpreta”.

Parole che fanno infuriare i consiglieri di destra.  “Ora inventano che la Fallaci ha orientamenti quasi xenofobi”, si arrabbia Romiti, mentre in sottofondo a sinistra si sente l’eco “quasi?”. “E’ vergognoso – ribadisce Romiti - state facendo brutte figure davanti a tutta Italia. Provo dispiacere per la mia città che non vuole intitolare una piazza o una via a una donna icona del giornalismo”. E registra “l’arretratezza culturale di questo Pd a due velocità, visto che invece in Regione, Francesco Gazzetti (consigliere regionale Pd, nda) nel 2016 votò a favore del fondo Fallaci e Riccardo Nencini (Partito Socialista Italiano), presidente della commissione cultura del Senato, ha già detto parole chiare a proposito e non mi sembra sia del centrodestra…”. Vaccaro porta in aula un appello al consiglio livornese di Magdi Cristiano Allam, ex  vicedirettore del Corriere della Sera, editorialista di Repubblica: “Tutti gli italiani intellettualmente onesti e che amano sinceramente l’Italia non possono che essere riconoscenti a Oriana. E’ auspicabile che anche a Livorno, dopo che l’hanno fatto in Toscana amministrazioni di orientamento politico diverso a Firenze, Pisa, Grosseto, Arezzo, Pistoia, Carrara, Scandicci, Piombino, si intitoli a Oriana una via…”.

Da sottolineare le parole del consigliere leghista Di Liberti, che al microfono dice: “Io sono gay, vivo con un ragazzo, le parole di Oriana vanno contestualizzate. Non era omofoba, diceva che certi temi finiscono per essere strumentalizzati dai poteri forti. Livorno è città che ha sempre ospitato tutti: questo si chiede al consiglio comunale, di aprirsi, o perdiamo insieme”. Ne nasce un botta e risposta acceso con il consigliere della sinistra di Futuro, Giorgio Pacini, che indossa la mascherina arcobaleno.

La sinistra di Potere al popolo è durissima. “Essere donna non basta per definire una persona di valore”, dice Aurora Trotta, che cita “posizioni antiabortiste, anti Islam” e ricorda “quando Fallaci disse che voleva impedire l’arrivo dei facinorosi al G8 di Genova, i facinorosi erano i manifestanti”. “Già si è toccato il fondo con l’intitolazione del largo ai martiri delle foibe (ad Antignano), onestamente non replicherei”, sono le parole della consigliera.

Da evidenziare che alla fine tutta la sinistra e il centrosinistra votano contro, mentre il M5S si discosta dalla posizione di Bl e Pap votando a favore dell’atto della Lega (giudicato “meno strumentale”) per l’intitolazione di una strada a una persona “meritevole di uno spazio nella nostra città”. "Fallaci sì e Carlo Azeglio Ciampi no?", mormorano dai banchi Pd.

Il sindaco vota contro ma in sala resta in silenzio. Parla a margine: “La linea della giunta sulla poche strade ancora a disposizione è omaggiare personaggi che hanno fatto qualcosa di concreto per Livorno, che non è scrivere in un libro che è bella o brutta. Fallaci è stata la più grande giornalista donna del nostro Paese, che ha avuto origini culturali di sinistra, partigiane, e che negli ultimi anni ha espresso valutazioni che non sono da celebrare in una città come Livorno, che si appresta a celebrare il Toscana Pride e che ha fatto dell’accoglienza di tutte le etnie un aspetto fondatore".

 

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