Il Tirreno

Livorno

la segnalazione

Casa Zizzi non decolla e in Coteto regnano degrado, rifiuti e strutture pericolanti

Francesca Suggi
Casa Zizzi non decolla e in Coteto regnano degrado, rifiuti e strutture pericolanti

Il progetto per giovani disagiati è al palo da oltre dieci anni. Ripoli: «Chiedo aiuto alla città per ripulire quegli spazi»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Uno scheletro fatiscente. Con un wc in ceramica e uno scooter gettati a terra, nel giardino, che è un groviglio di rovi, erba alta e vegetazione che fagocita alcune strutture sempre più pericolanti. Fuori, dal cancello che da su via Piemonte, che in un tratto è aperto e accessibile a tutti, quell’area che doveva diventare Casa Zizzi è in balìa del degrado più totale. Con strutture sempre più pericolanti, ricettacolo di rifiuti e magari rifugio di fortuna per qualcuno, visto che le porte sono sfondate. Quel pugno nello stomaco che da quasi 10 anni deturpa la zona è un cruccio sempre più grande per il quartiere di Coteto.

E il proprietario dell’area, Riccardo Ripoli, lo sa bene. «In questi anni abbiamo tolto l’eternit che c’era e abbiamo anche pulito: è vero che adesso è in pessime condizioni ma per sistemarlo e metterlo in sicurezza servono tanti soldi», premette lui che è la colonna portante dell’associazione Amici della Zizzi onlus, nata a Livorno nel 1987 e da anni opera nel campo del recupero di bambini con problematiche familiari e sociali, occupandosi principalmente di affido.

«Chiedo aiuto al quartiere e ai livornesi per organizzare un evento di pulizia su base volontaria: magari un’azienda che metta a disposizione una ruspa», fa un appello al cuore dei livornesi. Proprio quell’area al centro di segnalazioni e proteste da parte dei residenti, sulle carte, dovrebbe diventare un maxi centro di accoglienza, Casa Zizzi, appunto. Un progetto approvato dalla giunta comunale nel 2010, con tanto di convenzione tra Comune e associazione. Quello che manca sono i soldi per realizzarlo: ben 5 milioni di euro.

«Il problema è che non possiamo procedere a step, se potessimo andare avanti a blocchi i soldi li avremmo, ma non certo 5 milioni di euro». Ripoli ha bisogno di collaborazione da parte dell’amministrazione comunale. E coglie l’occasione per lanciare anche al sindaco un invito. «Ho bisogno che ci sediamo ad un tavolo per rivedere magari la convenzione, in modo tale da poter portare avanti l’operazione a step: solo con questa assicurazione possiamo fare il primo passo».

Ripoli lo sogna ancora quel progetto. Con i suoi 2 piani destinati a bambini e ragazzi a rischio di disagio sociale, c’è. Due strutture per l’accoglienza, un centro diurno, palestra e teatro, mercatino. In totale sono circa 2500 i metri quadri a disposizione, di proprietà dell’associazione. Edifici vittime di un grande rogo nel 2010 e da lì abbandonati e fatiscenti. «Sono anche disponibile a derubricare il progetto, sempre con la funzione di utilità sociale che contraddistingue la nostra attività», chiude Riccardo Ripoli consapevole dei disagi che crea quell’area, con la voglia di risolvere il problema anche chiedendo aiuto alla città.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera