Il presidio
Barriere anti rumore lungo la ferrovia tra Antignano e il Maroccone: si devono espropriare pezzi di giardini
Rfi trasforma tre chilometri di tracciato. Interessati anche una decina di terreni privati vicino ai binari
Livorno. Il progetto porta la firma di Italferr, che si è messa in moto per conto di Rfi: tre chilometri di linea ferroviaria tra Antignano e il Maroccone saranno trasformati. Non tanto i binari, ma ciò che li circonda: lungo il tratto che ogni giorno viene percorso dai treni sarà infatti posizionata una lunga fila di barriere fonoassorbenti. Strutture di varie tipologie e altezze, fino a un massimo di 7 metri, che serviranno a ridurre il rumore delle ruote che sfrecciano sui binari. “Opere di risanamento acustico”, come si legge nel piano di interesse nazionale, che dovrebbero quindi migliorare la qualità della vita soprattutto, ma non solo, per chi abita a ridosso della ferrovia. Il punto è che in alcuni tratti del percorso, proprio per tirare su le barriere, sarà necessario espropriare terreni, anche privati: come pezzi di giardini di alcune delle tante case che ad Antignano, negli anni, sono state costruite a ridosso dei binari. Di che misure stiamo parlando? Di superfici che vanno dai 3 metri quadri, quindi una porzione irrisoria, fino anche a superare i 200 (in due casi si parla di 105 e 213 metri quadri, c’è da immaginare estesi in lunghezza).
Il piano di Italferr, che in realtà è sotto i riflettori del Comune e degli altri soggetti interessati (vedi la Soprintendenza) almeno dalla scorsa estate, è arrivato di corsa sui banchi della quarta commissione convocata d’urgenza lunedì sera: il consiglio comunale è chiamato a esprimersi oggi, perché il suo parere sia pronto per la conferenza dei servizi in programma l’8 aprile con la Regione. Lo hanno chiarito l’assessora all’urbanistica Silvia Viviani e la dirigente Camilla Cerrina Feroni: il progetto è di Italferr, ma il Comune deve deliberare l’espressione di un parere come ente territorialmente interessato. Di più: il consiglio è chiamato ad esprimersi anche perché questo progetto comporta una «variante urbanistica con l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio per pubblica utilità».
In sostanza in fase progettuale ci si è accorti che alcune delle future barriere anti-rumore sarebbero state posizionate all’esterno della fascia di rispetto della ferrovia. Di poco, a volte pochissimo, ma comunque all’esterno. Da qui la necessità di cambiare le destinazione d’uso di alcune porzioni di terreno e di espropriarle. Dagli uffici parlano di «modifiche minimali», «quasi non apprezzabili a occhio nudo». Ma per i proprietari di quei giardini si va comunque dai 3 ai 200 metri quadri di “taglio” da indennizzare. Nelle carte di legge che ci sono da espropriare nove aree private e quattro pubbliche, tutte tra Antignano e il Maroccone. Dal dibattito è emerso che «per ora l’intervento è limitato a questo tratto, ma in futuro interesserà anche Quercianella». A fare gli espropri non sarà il Comune ma le società di Ferrovie.
E da qui parte il capogruppo di Fratelli d’Italia, Andrea Romiti: «I privati ne sono già a conoscenza? Ci pensa il Comune o Italferr a parlare con questi cittadini che dovranno essere espropriati? Perché in parte i residenti saranno contenti di avere una riduzione del rumore, ma chi ha il giardino o la casa a ridosso potrà avere dei problemi. È un atto importante e come minimo il Comune deve supportarli». «Tre o quattro metri – aggiunge – sono pochi, ma 100 o 200 sono tanti, tra l’altro in aree come queste che hanno un valore importante. È un progetto di impatto, perché a prescindere dal numero di persone che subiranno l’esproprio, le barriere sono alte sette metri. Avrei voluto più trasparenza perché fare una commissione a sole 36 ore dal consiglio, senza neanche pubblicizzarla...». Anche Luca Vecce (M5S) chiede «se i residenti della zona sono stati informati» e «che impatto avrà il progetto sotto il profilo paesaggistico?». Su questo, rispondono dagli uffici, sta alla Soprintendenza pronunciarsi.
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