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Stipendi bassi, contratti brevi. Bagnini e camerieri “in fuga” anche da Calambrone e Tirrenia

Stipendi bassi, contratti brevi. Bagnini e camerieri “in fuga” anche da Calambrone e Tirrenia

Gli operatori: «Un tempo c’era la fila, ora li cerchiamo noi Il reddito di cittadinanza è una causa, ma sarebbe necessario alzare gli stipendi»

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TIRRENIA. Si cercano bagnini anche tra Calambrone, Tirrenia e Marina di Pisa. Mentre il settore legato alla balneazione è pronto a ripartire, all’appello, quest’anno, mancano i lavoratori stagionali, soprattutto lifeguards. La domanda è alta, l’offerta è poca e a poco più di due mesi dall’inizio della stagione ci si affida al passaparola.

Un quadro molto complesso, toccato con mano dagli stessi addetti ai lavori anche sui nostri arenili. «Per la verità sono già un paio di anni che assistiamo a questo fenomeno – spiega Fabrizio Fontani, presidente di Sib Confcommercio –. Trovare un bagnino che si occupi della sicurezza in mare diventa sempre più complicato. Io stesso sono operatore del settore e posso testimoniare la difficoltà in prima persona. Sembra che tra i giovani sia venuta meno quella voglia di mettersi in gioco e di sacrificarsi».

La colpa? Secondo Fontani il problema deriva da un mix di fattori. «Ci sono sicuramente gli ammortizzatori sociali, – afferma –, in primis il reddito di cittadinanza, che starebbero allontanando più di qualche lavoratore, aspetto sul quale occorrerebbe una riflessione più ampia a livello nazionale. A tutto questo aggiungiamo poi il fatto che un contratto stagionale alla lunga non dà quella sicurezza cercata, è facile arrivare alla conclusione di come domanda ed offerta siano così sbilanciate».

Ma a scarseggiare non sono solo i bagnini. «Anche nel mondo della ristorazione in generale, quella legata ai nostri stabilimenti – conclude Fontani – è in sofferenza, nessun sembra voler più fare il cameriere o l’operatore di cucina e le posizioni continuano a restare aperte».

Un quadro complesso e ben conosciuto anche da Gianluca Tiozzo, presidente dei balneari Fiba aderente a Confesercenti e titolare del Bagno Impero a Marina. «Siamo di fronte a un problema che investe tutto il Paese – spiega Tiozzo –. Io stesso nel mio stabilimento non riesco a trovare due giovani che si occupino di sicurezza in mare. Come difficile è reperire camerieri e personale di cucina per le attività stagionali. Un tempo erano gli stessi giovani o meno giovani a presentarsi per un impiego, adesso siamo noi a rivolgerci in giro e non è facile trovare la persona giusta».

Ma non solo. «Per fare il bagnino – prosegue Tiozzo – occorre avere una prestanza fisica non indifferente, è un lavoro che non può essere svolto per tutta la vita e in questo periodo c’è chi preferisce fare altro. Il Covid ha sparigliato le carte in tavola, dopo quello che è accaduto – conclude presidente Fiba – in molti cercano qualcosa di più stabile e il ricambio generazionale non è in grado di far fronte ad una domanda che negli ultimi 2 anni è salita alle stelle».

I bagnini non si trovano e anche Fiorenzo Meucci, direttore della Società nazionale salvamento di Pisa, che si occupa della formazione di chi opera sulla spiaggia, ne è ben consapevole. «Il mio telefono squilla spesso – spiega – . Dall’altro capo del filo ci sono imprenditori del nostro litorale, da Calambrone a Vecchiano, che chiedono forza lavoro, ma anche per me diventa difficile reperire bagnini. I corsi professionali 2022 per il conseguimento del brevetto si sono conclusi anche quest’anno con successo e la nostra associazione ha provveduto a diplomare un buon numero di giovani, ma questo non basta e la domanda supera di gran lunga l’offerta. Molti dei nuovi bagnini sono minorenni e per legge non possono lavorare nei giorni festivi e prefestivi, un limite per chi opera d’estate, e se poi a tutto questo aggiungiamo gli ammortizzatori sociali che, secondo me, hanno tolto quella sana competizione, il gioco è fatto. Una soluzione? Aumentare gli stipendi e contratti decisamente più lunghi».

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