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«Oggi digiuniamo per l’Ucraina. Invito i credenti e chi non lo è»
Il vescovo intenzionato a tuonare contro il conflitto fra Paesi che si dicono cristiani. «Piccolo gesto simbolico per solidarietà con chi sta soffrendo sotto le bombe»
LIVORNO. «Invito tutti a fare del prossimo 2 marzo una giornata di “digiuno per la pace": incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra». Le parole di papa Francesco hanno trasformato una ricorrenza religiosa in una sorta di "presa della parola" da parte di ciascuna persona nella sua famiglia e nel suo quartiere da estendere a tutti: «E ora vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti», così dice il pontefice nel suo messaggio chiamando a una mobilitazione delle coscienze che non vuol restare rinchiusa nelle sacrestie o comunque all’ombra dei campanili.
Come spiegano dal quartier generale della curia, il papa ha puntato a far uscire la questione da uno scontro di diplomazie o dalle contrapposizioni fra i potenti per chiamare a un gesto come il digiuno, solo simbolico sì ma coinvolgente perché – come dice il vescovo Simone Giusti – «ci fa sperimentare anche solo per qualche ora le privazioni che la popolazione ucraina aggredita sta affrontando sotto l'incubo delle bombe dal cielo e dei carriarmati per le strade».
È un appello che la diocesi rilancia a livello locale con il messaggio del vescovo Giusti e postando le parole di Bergoglio sui social di tante parrocchie, a cominciare dal profilo Facebook della parrocchia virtuale intitolata a Carlo Acutis, il santo-ragazzino che smanettava sul web.
Oggi nel calendario liturgico ecclesiale è l’inizio del periodo di Quaresima con il “mercoledì delle ceneri”. A quanto è dato sapere, il vescovo Giusti parlando con i più stretti collaboratori ha annunciato l’intenzione di inviare un messaggio forte nella predica della messa che celebrerà stamani alle 9,30 in cattedrale.
Giusti avrebbe in animo di insistere, nel solco della predicazione del pontefice, sullo “scandalo” del fatto che due Paesi che si richiamano entrambi alla tradizione religiosa cristiana credano di poter risolvere con la guerra i problemi politici. Ma questo – ecco il filone della riflessione di monsignor Giusti – è in contrasto con il comandamento di Dio che impone di non uccidere.
Peraltro, questa insistenza sulla guerra invece che sull’aggressione sembra rifarsi al posizionamento del Vaticano come figura terza che di fatto si candida a esercitare un ruolo – attraverso i propri canali diplomatici riservati – per far cessare gli attacchi bellici e poi ricostruire la pace.
Quanto al ruolo della religione come causa di guerra, chi conosce bene il vescovo sa che ha sempre ribadito il fatto che è la politica a strumentalizzare la religione come ideologia di legittimazione: ci si maschera da credenti ma non basta dichiararsi seguaci di una religione per vivere davvero testimoniandola con il proprio comportamento perché «senza se e senza ma», la guerra è «demoniaca». Come dire: non è il fatto di essere credenti a accendere la miccia della guerra quanto, al contrario, il fatto di non esserlo abbastanza. E qui non è un abbastanza cristiani: ma un “abbastanza” fedeli al proprio credo religioso, sia esso nel nome del Dio cristiano o anche musulmano, buddista, induista o che altro.
Come detto, il vescovo sarà in duomo alla liturgia delle ore 9,30, in serata invece è prevista la celebrazione della messa del “mercoledì delle ceneri” a Rosignano a livello di quinto vicariato: appuntamento alle ore 21 nella parrocchia di Santa Teresa. Nel pomeriggio invece il vescovo parteciperà alla manifestazione per la pace di cui parliamo in altro articolo: è l’iniziativa che prende le mosse dalla mobilitazione della Comunità di Sant’Egidio che tiene banco in piazza del Luogo Pio
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