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Livorno

l’artista in città 

Panariello in villa Fabbricotti. «Omaggio alla statua di Snoopy»

Simone Fulciniti
Panariello in villa Fabbricotti. «Omaggio alla statua di Snoopy»

Lo showman prima dello spettacolo è apparso a sorpresa al parco. «Una bella dedica a un animale innocente ucciso da una persona fuori di testa»

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LIVORNO. «Questa piccola statua è un simbolo per tutte le persone che passano e passeranno di qua, specie coloro che non hanno i cani. Qui si soffermeranno e diranno: “poverino questo canino, ma che gli é successo?”, e magari proveranno a capire, faranno ricerche. Ed è giusto che sia stata sistemata in un posto come questo, in mezzo alla gente». Giorgio Panariello mantiene una promessa e si presenta a sorpresa in villa Fabbricotti. Un gesto che aveva in testa da tempo, ovvero rendere omaggio alla statua di Snoopy, cagnolino ucciso nel 2015 da un colpo di carabina, mentre si trovava sul balcone di casa.

«Giorgio è venuto perché nel 2016 la storia di Snoopy è entrata nel suo libro “So che ci sarai sempre” – dice Arianna Lucisano, figlia del padrone del povero animale – la vicenda l’ha sempre seguita, e visto che passava da Livorno col suo spettacolo ho chiesto alla presidente della Lega nazionale per la difesa del cane, (della quale lui è presidente onorario) se poteva suggerirgli di trovare un momento per salutare Snoopy; e lui è stato carino ed è venuto». «Sono passato volentieri – afferma Panariello – non certo per farmi vedere, ma per una cosa intima e importante, quella giusta da fare. Questa statua rappresenta il gesto di un fuori di testa che ha sparato al cane come avrebbe sparato a una persona, gente incurabile, che meriterebbe condanne severissime.

Ora capirà che questo simbolo non si può cancellare, e, ogni volta che transiterà da qui, lui o chiunque della sua famiglia, sentirà un enorme rimorso. Diamo significato a questo monumento, che si erge in uno dei parchi più importanti di Livorno». Lucisano consegna al celebre comico due ricordi: una medaglietta con l’effige di Snoopy e la data di inaugurazione della statua. E una scatoletta di legno e maiolica contenente un po’ di terra ed alcuni semi, simbolo di rinascita. «Io non sono tra quelli che dicono i cani son meglio dei cristiani, non è vero.

Però i cani mi hanno cambiato la vita, vanno protetti ed educati come fossero bambini. E chi vuole prenderli di razza, faccia pure». E incalza «Avere un cane in casa per molti significa avere una presenza che altrimenti non avrebbero. Il cane ti aiuta a superare momenti di malattia e di depressione, in cambio di una semplice crocchetta o una carezza. Dare così tanto in cambio di così poco è un insegnamento che io ho ricevuto solo da loro. Esci a portare la spazzatura, quando rientri il cane ti accoglie come se tu fossi stato fuori un anno, tua moglie non ci pensa nemmeno a fare così». Panariello ringrazia i presenti con una battuta. «Potevate portarmi un po’ di cacciucco. L’ultima volta che l’ho mangiato era bello piccante, mi costò due o tre giorni di veglia».

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