«Stombare qui il rio non dà garanzie» In via Toti si chiede maggiore sicurezza
Parte del cortile al civico 1 è stato espropriato per il cantiere Una residente: «C’è anche il problema dei cattivi odori»
livorno. Un piccolo vialetto costeggiato da pini nel colpo d’occhio circostante delle ville in stile liberty. Il cortile del palazzo al civico 1 di via Toti, già in parte espropriato, sarà sostituito tra non molto dal cantiere per lo stombamento del rio Maggiore. «Siamo preoccupati per la realizzazione di un progetto che pare avere molti punti deboli. Intanto alla foce rimane un collo di bottiglia, quindi non siamo al sicuro in caso di alluvione. Poi c’è tutta la questione legata ai cattivi odori provenienti dal rio».
Francesca Corrias vive nella palazzina al civico 1, che ospita complessivamente nove famiglie. A settembre ha scritto al sindaco per far presente le sue perplessità. «Ma non ho avuto risposta e qualche giorno fa abbiamo ricevuto una raccomandata con cui venivamo informati dell’esproprio».
Siamo in via Toti, parallela di via Rodocanacchi: strada in cui, dopo l’alluvione del 2017, morirono quattro persone. Furono sommerse dall’acqua mentre si trovavano nella palazzina liberty all’angolo con viale Nazario Sauro. In via Toti sono previsti i lavori per lo stombamento del tratto 3, che rientrano negli interventi volti a ridurre il rischio idraulico sul bacino del rio Maggiore. Ma chi vive lì è preoccupato.
Prima di tutto perché, dice Corrias, «alla foce del rio Maggiore, in zona Accademia, rimarrebbe una sorta di collo di bottiglia. In queste condizioni, l’impatto che avrebbero le acque nella zona urbanizzata in caso di nuova alluvione sarebbero difficilmente prevedibili a priori. E potrebbero vanificare gli sforzi fatti investendo denaro pubblico».
In breve: il “collo di bottiglia” alla foce potrebbe far esondare il rio in città, da qualche parte. «E poi non è detto che l’acqua faccia lo stesso percorso dell’altra volta». Altro aspetto considerato critico: il cattivo odore. Problema che, in zona stadio, ha già fatto infuriare parecchi residenti e per cui, mesi fa, sono stati avviati dei lavori. «Le analisi fatte dall’Arpat in differenti punti del rio lasciano presumere sversamenti di acque reflue provenienti dalle fognature che sono di dubbia legittimità. I lavori fatti non bastano e procedere con lo stombamento senza che sia risolto il problema creerà disagi immensi».
Poi c’è la questione del giardino condominiale e degli interventi che ricadranno al suo interno. «Sono stati espropriati 300 metri quadrati di giardino perché abbiamo il cortile confinante col vecchio tombamento – racconta Corrias –. Metteranno dei tiranti sotto il terreno fino ad arrivare alle nostre fondamenta. E abbatteranno alberi e camminamenti. I lavori dovrebbero iniziare a marzo».
Chi vive nel palazzo nelle cui pertinenze ricade l’esproprio sarà chiaramente risarcito. «È prevista un’indennità. Ma probabilmente sarà una cifra irrisoria a fronte del danno arrecato alla vegetazione e alla proprietà privata. Considerando anche che i rischi, in caso di alluvione, non scompaiono. Entro breve saremo chiamati a decidere se accettare o meno l’indennità. Con difficoltà abbiamo ottenuto informazioni sulle azioni a tutela che saranno intraprese: sarà dunque complicato prendere una decisione».
Questi concetti sono già nero su bianco e sono contenuti in una lettera inviata a settembre al sindaco e, per conoscenza, all’Asl e al Genio Civile della Regione Toscana.
«Siamo solo dei cittadini preoccupati che vorrebbero delle risposte sui lavori di stombamento del rio e sulla risoluzione delle criticità che si portano dietro».
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