LIVORNO. Dopo Cantina Nardi e Il Cardellino in città, è stato il turno di The Butcher Baldacci, risto-macelleria di Via Marradi a trovarsi costretto a chiudere per Covid.
«Abbiamo avuto un positivo all’interno del nostro staff e per evitare un focolaio, abbiamo chiuso preventivamente, nonostante gli altri fossero tutti negativi», spiega il proprietario Saverio Baldacci. «In queste ore – continua – un altro ragazzo ha avuto dei sintomi ed ho paura che nei prossimi giorni possano spuntarne ancora. Adesso per una settimana almeno siamo chiusi e poi valuteremo in base alla situazione interna». Tutela della salute da una parte e risvolti economici dall’altra. Gli effetti del coronavirus, infatti, stanno parallizzando molte attività cittadine. In questo caso Il Tirreno ha raccolto le storie e le riflessioni di alcuni imprenditori del mondo della ristorazione, degli eventi, della movida che nell’ultima settimana ha visto chiudere temporaneamente tre locali nella zona , intorno a via Cambini. La sensazione, che i numeri tramutano in certezza, è proprio che la città sia praticamente vuota (come ci confermano alcuni degli imprenditori con cui abbiamo parlato), soprattutto una volta tramontato il sole. Questo perché la fascia che vive le ore più tarde del giorno, quella degli under 35, è in gran parte chiusa in casa. Lo dicono i numeri della Asl.
Nell’ultima settimana su 4.112 nuovi positivi che sono stati registrati in città, il 43% di essi ha meno di 35 anni. E se si prendono come esempio i dati dell’11 gennaio salta fuori che su 1073 casi registrati nella provincia labronica, il 40% sia tra i 20 e i 49 anni. Sempre secondo i dati Asl, nella fascia d’età tra i 20 e i 49 anni, sono 9.700 le persone non vaccinate, circa il 50% di chi ha scelto di non vaccinarsi. A questi numeri, poi, vanno aggiunte tutte quelle persone che, magari, sono in regime di quarantena per contatti stretti con positivi e quelli che, visto il periodo e l’alto tasso di contagio causato da Omicron, per paura di contrarre il virus preferiscono rimanere a casa.
«Sono giorni non semplici sotto tutti i punti di vista – riprende Baldacci – perché oltre al rischio di positività c’è stato anche un calo vertiginoso del lavoro. Per quanto riguarda il ristorante la scorsa settimana siamo riusciti ad avere un discreto numero di presenti, ma già da questa avevamo poche prenotazioni. Le gente è tutta in casa tra positività e quarantene».
Il conto è presto fatto. La situazione generale ha comportato un drastico calo di lavoro per tutti gli esercenti della città con effetti più o meno marcati a seconda della tipologia di locale.
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Pizzino al Galoppo (ippodromo)
SANTE OTTONE (uno dei soci)
«Situazione drammatica con tante disdette ed eventi cancellati»
LIVORNO. «La situazione è drammatica». Esordisce così Sante Ottone (nella foto), una delle anime di Pizzino al Galoppo, il locale all’interno dell’ippodromo.
«Nel periodo natalizio avevamo organizzato serate di musica live, ma dopo l’ultimo decreto siamo stati costretti ad annullarle». Serate che si organizzano e poi si cancellano. «Il 26 dicembre avevamo in programma Nicola Mei, mentre l’8 gennaio era in calendario Lo Zerbo, oltre alla serata di Capodanno. In più, solitamente nel weekend facciamo altre serate di routine che non sono state neanche programmate perché i ragazzi vorrebbero ballare e questo non è possibile, quindi rischiare sarebbe inutile». Vietato rischiare. «Essendo all’interno dell’ippodromo ci sarebbe stata molta affluenza e gestire il tutto sarebbe stato troppo complesso. La città in questi giorni è vuota e la situazione per molte attività è complicata. Noi che ci siamo lanciati in questo nuovo progetto non siamo stati aiutati, visto che questo stop dopo poco che eravamo partiti non ci ha permesso di sviluppare il tutto come volevamo». E ora? «Adesso con la zona gialla c’è l’obbligo di formare i tavoli al massimo di 4 persone e così diventa difficile anche organizzare magari una cena tra amici. E le disdette ci sono, anche visto l’alto tasso di persone contagiate. Speriamo che al più presto si possa tornare ad una situazione normale così da lavorare a pieno ritmo». RIPRODUZIONE RISERVATA
Baracchina Rossa (viale Italia)
MASSIMILIANO CALEO
«Cali importanti per fortuna abbiamo l’area esterna»
LIVORNO. «Anche per quanto ci riguarda sicuramente il discorso di avere tanto spazio all’aria aperta ci favorisce rispetto a molti altri tipi di locali. Però allo stesso tempo nell’aria si respira una minor tranquillità ad uscir e la gente se può evita qualsiasi tipo di attività non essenziale». Lo spazio esterno della Baracchina Rossa è tanto. E la vista mare aiuta: a parlare è Massimiliano Caleo (nella foto), uno dei soci del locale.
«Il calo c’è ed è matematico. Se devo fare una stima dico che siamo sotto circa del 35-40% rispetto agli scorsi mesi ed è una cifra importante come tutti possono facilmente capire».
Caleo nota una particolarità di questo periodo. Una nota non da poco: il rispetto delle regole.
«Se c’è una cosa che devo dire di aver notato in questi mesi è che la stragrande maggioranza di coloro che vengono in Baracchina hanno il greenpass e c’è grande rispetto delle regole da parte dei clienti stessi».
Lavorare in questa situazione sicuramente è complicato. «Certo, queste operazioni da seguire, hanno reso più complesso il nostro lavoro, ma la situazione è questa e c’è da adeguarsi. Mi auguro che anche grazie ai vaccini si possa tornare al più presto ad una situazione più favorevole. Lo scorso anno ricordo che questo avvenne a Pasqua, mi auguro che invece grazie proprio alla campagna vaccinale si possa anticipare magari nei mesi precedenti, intorno a febbraio, ecco». RIPRODUZIONE RISERVATA
Chalet della Rotonda (Ardenza)
GIORGIO ARPESANI (UNO DEI SOCI)
«Lo spazio all’aperto ci aiuta ma lavorare così è molto complicato»
LIVORNO. «Rispetto ad altri tipi di locali abbiamo dei vantaggi, uno su tutti la possibilità di avere molto spazio all’aria aperta così da poter mantenere al meglio le distanze tra i vari tavoli ed avere comunque molti posti a sedere». Respira un’aria diversa da altri locali cittadini lo Chalet della Rotonda, lo racconta Giorgio Arpesani (nella foto), uno dei soci che gestisce la bella struttura all’interno della Rotonda di Ardenza, a due passi dal mare. «In più – continua – il fatto di vivere anche di momenti come la colazione o la merenda è un altro aspetto a nostro favore». Dopo gli aspetti più favorevoli, Arpesani fa un’analisi della situazione comparandola alle settimane scorse. «Allo stesso tempo però non possiamo dire che la situazione sia invariata rispetto a qualche settimana fa. Nel periodo delle festività siamo stati costretti ad annullare due serate che avevamo in programma e in più c’è stato l’aumento delle bollette che tutti abbiamo ben presente. Ma il fatto che risalta più all’occhio credo sia l’aumento della complessità del lavoro. Adesso, oltre ad offrire il servizio al cliente, c’è bisogno di controllare i green pass e seguire tante regole in più che sono giuste, ci mancherebbe, ma che rendono più complesso e meno fluido il nostro lavoro». Le belle giornate aiutano: «Negli ultimi giorni il clima ci ha aiutato con delle belle giornate ed anche questo è un aspetto che può influire e darci una mano in un periodo certamente non semplice». RIPRODUZIONE RISERVATA
Cantina Nardi (Via Cambini)
MASSIMO NARDI
«Siamo a casa per covid speriamo che arrivino sostegni economici»
LIVORNO. «Il nostro locale è chiuso dai primissimi giorni dell’anno, dal 5 gennaio se non sbaglio. Inizialmente avevamo chiuso per un discorso di prevenzione perché avevamo un caso tra i dipendenti e quindi non ci sembrava il caso di rischiare. Nonostante questo, poi in famiglia a turno siamo risultati tutti positivi». A fare il punto di uno dei locali più frequentati di via Cambini, è Massimo Nardi patron della Cantina Nardi.
Il locale, come dice il titolare, è chiuso per covid. Non è certo l’unico, vista la situazione. «Quindi – riprende – non c’è stata neanche l’idea di poter riaprire, proprio per una questione di forza maggiore. Siamo tutti vaccinati e fortunatamente nessuno ha avuto sintomi, ma adesso è già una settimana che non alziamo la saracinesca e sarà così per almeno dieci giorni, quindi in tutto saranno più di due settimane di stop». L’attività imprenditoriale si ferma: l’impatto economico si fa sentire. «Certamente una chiusura del genere, ha un impatto abbastanza grosso e senza nessun tipo di aiuto da parte dello Stato la situazione è complessa». Lui, come altri colleghi, spera nell’arrivo di sostegni economici. «Il problema più grande credo sia che non si intravede una luce in fondo al tunnel, ho paura che con la nuova variante questa condizione possa durare ancora a lungo e per i locali sarà durissima», chiude Massimo Nardi, non celando preoccupazioni e paure. RIPRODUZIONE RISERVATA
The Cage (via del Vecchio Lazzeretto)
TOTO BARBATO
«Tuteliamo la salute riapriremo solo quando ci saranno le condizioni»
LIVORNO. «Come tutti sanno il The Cage ha chiuso con il decreto Festività, anche se personalmente avevamo già annullato alcune serate prima che uscisse la decisione da parte del premier Draghi». A fare il punto sulla situazione che vive il The Cage, mecca della movida livornese, è Toto Barbato (nella foto).
«E’ la linea che abbiamo seguito in tutti questi mesi, visto che potevamo riaprire ad ottobre, ma anche in quel caso abbiamo posticipato la riapertura per evitare meno rischi possibili. Da parte nostra la cosa più importante è la salute delle persone e quindi cerchiamo di non andare mai oltre il limite, ma anzi di fermarsi in anticipo con previdenza». Prudenza, la parola d’ordine. «Per legge siamo chiusi fino al 31 gennaio, ma anticipo già che riapriremo solo quando la situazione lo permetterà, anche se ci sarà concesso dallo Stato valuteremo la situazione cittadina e poi decideremo». E ancora: «Avevamo tante serate in programma come due School Party, prima di Natale, il concerto di Bobo Rondelli alla Vigilia, i Vietnow a Natale e Tonino Carotone nei giorni successivi, oltre alla serata di Capodanno. Navighiamo a vista e ora si apre il discorso dei ristori e degli aiuti dello Stato, che nella scorsa stagione sono stati puntuali, così come c’era la cassa integrazione che in questo momento è scaduta. A breve speriamo possa arrivare un sostegno concreto». RIPRODUZIONE RISERVATA
Calafuria, Bottini fusion & co.
SiMONE GONNELLI
«Si va avanti con fatica giù del 30%: il rischio è quello di licenziare»
LIVORNO. « Per quanto riguarda la discoteca Precisamente Calafuria quella è stata chiusa con il decreto Festività e siamo in attesa di capire se per questo mondo arriveranno dei ristori, anche se fin qui ci sono state solo tante promesse». Simone Gonnelli (nella foto) è patron di diversi locali cittadini, tra cui Calafuria, appunto, Bottini fusion, Scomposto, Corner bistrot e la maxi Dark Kitchen Livorno. «Per quanto riguarda gli altri locali in città credo si possa parlare di un lockdown, ma in un verso solo. Mi spiego: nel primo caso, le attività erano chiuse ma c’erano comunque i ristori, il credito d’imposta sugli affitti che potevano aiutare gli imprenditori. In questo caso invece i locali fanno grande fatica a lavorare e non c’è nessun tipo di aiuto. Se devo fare una stima del calo che c’è stato in questo periodo, dico che siamo intorno al 30%, quindi potete immaginare le ripercussioni che questo possa avere sull’attività, con il rischio di licenziamenti che purtroppo nell’ambiente in generale c’è». Gonnelli parla con cognizione. «Quel poco che si fa è il fine settimana, ma è una minima parte rispetto alle scorse settimane. L’unica attività che non ha subito grossi cambiamenti per quanto mi riguarda è Dark Kitchen, si tratta di consegna a domicilio e visto che tanta gente è chiusa a casa sta avendo successo, oltre ad essere una conferma della situazione attuale. Spero che per primavera ci possa essere una svolta e che si torni ad una condizione più normale». RIPRODUZIONE RISERVATA
Cardell’Ino in città (via Cambini)
NICCOLÒ VESTRINI
«Ci siamo fermati per sicurezza: mi auguro di riaprire presto»
LIVORNO. «Quando la scorsa settimana ci siamo accorti di come la situazione legata al coronavirus stesse peggiorando di giorno in giorno abbiamo deciso di chiudere il locale». Prudenza e voglia di lavorare in sicurezza da parte di Niccolò Vestrini (nella foto) al timone del Cardell’Ino in città, di via Cambini.
«La saracinesca è abbassata dal 7 ed ancora non abbiamo una data certa di riapertura. Mi auguro che nel giro di una settimana la situazione possa essere un po’ più sotto controllo e che il picco sia alle spalle, in modo così da poter riaprire l’attività in piena sicurezza. Come detto, abbiamo deciso di chiudere in maniera preventiva, anche perché era spuntato un caso all’interno del gruppo dei dipendenti e per non mettere a rischio la salute degli altri ci siamo fermati per un breve periodo, sperando così di aver evitato un focolaio interno che era la nostra paura più grande». Vestrini fa un’analisi economica: «Sì ad inizio anno c’era stato un leggero calo del lavoro rispetto alle settimane passate, ma credo che la flessione più grande ci sia stata in questo ultimo weekend quando noi eravamo chiusi e quindi non ho un riscontro preciso come magari possono avere altri. In questo momento la situazione è in continuo divenire e siamo legati agli sviluppi dei prossimi giorni, anche se come si può immaginare non è che si possa star chiusi più di tanto. Già il fatto di poterci essere fermati qualche giorno è una fortuna legata all’ottima affluenza che avevamo avuta nei mesi precedenti, ma non può durare all’infinito». RIPRODUZIONE RISERVATA
Piano B e Piano C (Venezia e via Cambini)
GIULIO CASSANO
«Lockdown mascherato manca la gente in giro e si naviga a vista»
LIVORNO. «Possiamo definirlo un lockdown mascherato, visto che le attività sono aperte, ma manca la gente in giro e quindi è facile intuire come sia difficile lavorare in questo periodo». È un’analisi chirurgica quella di Giulio Cassano (nella foto) al timone dei due locali “Piano B” in venezia e “Piano C” di via Cambini. «C’è stato un calo esagerato dei ricavi e con i nostri due locali, uno in Venezia e uno in via Cambini, ci siamo accorti di come la città la sera sia di nuovo vuota». Città vuota e mancanza di progettualità in questa situazione. «Uno dei problemi maggiori è che non possiamo fare piani, navighiamo a vista e senza sapere quando questa situazione potrà tornare sotto controllo e quindi riportare la gente a star fuori la sera. Una mia paura personale è che questa situazione porti le persone a trovare una comfort zone in casa e che quindi siano meno propense ad uscire. Che invece di andare al ristorante a cena o al bar a prendere un aperitivo, si preferisca ritrovarsi nelle abitazioni degli amici. Credo che questa pandemia possa avere delle ripercussioni anche sulle abitudini della gente. Com’è stato l’ultimo weekend in via Cambini? Fiacco. Con tanti controlli, ma poca gente. Magari un altro aspetto che funge un po’ da deterrente possono essere le tante forze dell’ordine in loco. Sottolineo all’infinito che è giusto che i controlli ci siano e gli agenti facciano il loro lavoro, ma forse in maniera così massiccia la gente si sente un po’ il fiato sul collo e non è serena ad uscire». RIPRODUZIONE RISERVATA