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Livorno, i segreti dell’artista dei cappuccini: il bancone del bar diventa atelier

Matteo Scardigli
Livorno, i segreti dell’artista dei cappuccini: il bancone del bar diventa atelier

Franco Vivaldi è titolare del bar di Salviano, e le sue creazioni sono tra le più condivise sui social

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LIVORNO. «Scegli un lavoro che ti piace e non dovrai lavorare un giorno solo nella tua vita», recita la massima attribuita a Confucio. E Franco Vivaldi, titolare dell'omonimo bar all'angolo fra via di Salviano e via dei Pelaghi, ha preso quella citazione alla lettera.

"L'artista dei cappuccini", come si definisce su Facebook (si è fatto realizzare anche una felpa su misura), quasi ogni giorno condivide le sue creazioni sul social media blu.

Lontano anni luce dai "buongiornissimo kaffè" che intasano le chat dei cellulari di prima mattina, così come dagli hashtag #caffè postati su Instagram da chiunque faccia colazione con accanto uno smartphone dotato di fotocamera, Vivaldi crea, su "tele" di otto centimetri di diametro o poco più. Il suo pennello?

«Sono uno che ha lavorato per 40 anni, e più o meno nel 2013 ho scoperto questa passione per fare di necessità virtù», racconta.

Assolutamente autodidatta, tiene a precisare, ha cominciato quasi per caso. E, a forza di sperimentare, ogni giorno regala ad amici e clienti qualcosa di più che un semplice caffè con latte montato a vapore.

«Utilizzo dei normalissimi coloranti alimentari insapore, di quelli che si possono trovare nel reparto dolci di un qualsiasi supermercato», spiega, e poi – scherzando – precisa: «Il cappuccino artistico non costa un euro in più. Con i miei disegni gli do un valore aggiunto, e il cliente paga più volentieri».

Nel repertorio, da buon livornese, Vivaldi mette spesso gli scorci della sua città. «Spesso mi capita di disegnare la Terrazza, magari al tramonto», racconta ancora. Ma basta scorrere il suo portfolio virtuale per godere di un coloratissimo Arlecchino (commissionato dalla nipote Chiara) o un malinconico Pierrot; ha inaugurato il 2022 con una farfalla. «L'ispirazione viene ragionando, o parlando con chi sta al bancone. Ma faccio cose anche su commissione», confessa.

I suoi dipinti hanno anche ispirato una pagina Facebook: “Gli amici del bar Vivaldi”, non a caso, che conta quasi 360 iscritti.

A differenza dei Maestri della tradizione macchiaiola, le sue opere sono per natura effimere (da consumarsi, letteralmente, sul posto). Più simili ai mandala di sabbia dei monaci buddhisti, creati e subito distrutti, le sue bevande nascono per essere consumate immediatamente.

Ma gli insegnamenti dell'artista vivono nei suoi "allievi". «Ho scoperto che quello che faccio si chiama "topping" (niente più che “guarnizione”, in italiano), e qualcuno è anche venuto a chiedermi come si fa», ricorda Vivaldi, che infine consiglia ai suoi adepti: «Prendete i colori e divertitevi».

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