Il Tirreno

Livorno

stop comprensivi: le critiche 

«Percorso livornese ed elbano adottati due pesi e due misure»

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LIVORNO. Istituti comprensivi, due pesi e due misure rispetto al percorso livornese e a quello dell’isola d’Elba. Questo, in estrema sintesi, il pensiero dei docenti delle scuole Borsi, Mazzini, Micali, Bartolena, Carducci che fanno parte del comitato "Stop Comprensivi".

«Per l’accorpamento del Cerboni-Foresi si sta delineando un rallentamento del percorso nel tentativo, giusto e sacrosanto, di affrontare la questione con maggiore attenzione e soprattutto con il coinvolgimento di tutte le componenti in gioco. Per il processo di comprensivizzazione delle scuole livornesi invece si va avanti senza esitazioni o ripensamenti», sottolinea il fronte del no.

«Quello che è emerso – continuano – denota ancora una volta, la superficialità con cui le istituzioni locali stanno affrontando trasformazioni radicali » .

Il riferimento è alla questione elbana, legata al processo di accorpamento di due istituti superiori, il liceo Foresi e l’istituto tecnico per geometri Cerboni ed in particolare al dibattito che ha animato l’ultima seduta del consiglio provinciale di fine dicembre.

«Un processo questo che presenta analogie con il parallelo percorso di comprensivizzazione degli istituti scolastici cittadini sostenuto dall’amministrazione e dall’ufficio scolastico provinciale, ma che nei fatti sta delineando due risposte diverse da parte delle istituzioni locali. Nonostante le obiezioni pervenute alla conferenza zonale che ha proposto l’accorpamento dei due istituti elbani, da parte del territorio, dei sindacati e di tutte le componenti che animano il mondo della scuola, siano, nella sostanza, identiche a quelle mosse dalla nostra rete di scuole (mancanza di reale confronto con le parti in gioco, perdita d’identità degli istituti, rischio concreto di perdita di posti di lavoro per dirigenti e personale tecnico amministrativo), gli esiti sono stati opposti»,.

Cosa si critica del percorso livornese? «La difficoltà delle istituzioni locali di costruire percorsi realmente partecipativi in grado di coinvolgere tutte le componenti implicate nelle trasformazioni – e ancora – La ricerca affannosa del risultato e dell’efficienza politico-amministrativa fa perdere di vista la natura irreversibile di queste trasformazioni che andrebbero pensate, ragionate e progettate con estrema attenzione prima di essere attuate; inoltre si manifesta la superficialità con cui si affrontano temi complessi affidandosi alla burocrazia, al coinvolgimento di facciata, al monitoraggio a posteriori». Si punta il dito con quelle che si reputano le vere criticità: «Anche a Livorno si perderanno posti di lavoro, le segreterie si ritroveranno, in periodi così difficili, ad affrontare carichi di lavoro aggiuntivi, si rischia la perdita dell’identità di alcune scuole che potrebbero non riuscire a proporre la propria offerta formativa com’è stato negli anni precedenti». E chiudono: «Giustamente si concede tempo alla questione elbana ma ci chiediamo perché di fronte alle solite istanze portate dal territorio livornese, sebbene nella specificità dei percorsi, non si sia deciso di agire col medesimo metro».

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