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Cognetta: tagli e troppe divisioni Il servizio sanitario così funziona poco
43 anni fa la grande svolta, ma non è stato un successo Con poche risorse è necessario selezionare le prestazioni
Gian Ugo Berti
LIVORNO. La tutela della salute costa, i soldi non bastano mai ed è necessario quindi selezionare le scelte più importanti, un compito non facile, tutto non si può fare. E’ il punto più debole del Servizio Sanitario Nazionale ( la struttura approvata dal Parlamento nel dicembre 1978). Lo sostiene il presidente dell’Ordine dei Medici, Chirurghi ed Odontoiatri, Pasquale Cognetta.
«Cancellate le mutue e create le Usl, il nuovo Servizio è stato però condizionato, in seguito, dai tagli annuali del bilancio pubblico, così da limitare nel tempo il percorso organizzativo. La burocrazia ha poi fatto il resto. D’altra parte, quel 23 dicembre, la relatrice della legge, Maria Eletta Martini, ne sintetizzò così lo spirito innovativo: “Daremo gratis a tutti un cappotto, chi vorrà la pelliccia se la dovrà pagare”. Oggi, tante cose sono però cambiate. Ogni Regione ha seguìto una propria strada e, in pratica, abbiamo venti sanità “diverse” in Italia. Due passi avanti ed uno indietro, anche perché Stato e Regioni non procedono sempre in modo coordinato. All’epoca, a Livorno e provincia furono create quattro Usl: Livorno, Cecina Rosignano, Campiglia, Piombino Elba, con ospedali a Livorno, Rosignano, Cecina, Campiglia, Piombino e Portoferraio. Al momento attuale, è stata creata l’Area Vasta Nord Ovest che comprende le province di Massa Carrara, Lucca, Pisa e Livorno. Le altre in Toscana sono Area Vasta Centro e Area Vasta Sud Est. L’avevano definita una “rivoluzione sanitaria. Dopo 43 anni, non mancano le critiche ed il commento più diffuso la paragona ad un “gigante dai piedi d’argilla».
Se sono stati mantenuti sono stati principi ispirativi, qualcosa sul piano organizzativo e finanziario è mancato. Può indicarci i punti più critici?
«Riuscire a dare a tutti la soluzione ai propri bisogni sanitari, secondo il modello universalistico Beveridge alla base del Servizio Sanitario Inglese ed italiano ( da ognuno secondo la capacità contributiva e ad ognuno secondo il bisogno sanitario ), è un'impresa molto difficile. Il principale problema è quello finanziario : in presenza di risorse limitate è necessario selezionare le prestazioni secondo criteri di appropriatezza non facili da individuare».
Lo Stato e le Regioni concorrono in queste scelte non sempre in modo coordinato. Per le loro competenze, le Regioni continuano a gestire il Servizio Sanitario con modalità diverse ciascuna dall’altra. Condivide che un punto debole sia la creazione di venti sanità differenti fra loro?
«L'autonomia regionale nella gestione del Servizio Sanitario può essere un fattore importante di miglioramento delle prestazioni, ma inevitabilmente crea delle disparità. Il coordinamento fra le Regioni e uno Stato che vigili su questi aspetti sono quindi indispensabili. Si dice che manchino medici per errori di programmazione avvenuti in passato».
Ma il Ministro dell’Università ha detto che il numero “chiuso” alla Facoltà di Medicina rimarrà. Non crede si vada nella direzione opposta, pericolosa soprattutto per l’emergenza pandemica?
«Il numero degli iscritti a Medicina deve essere programmato in modo puntuale in un'ottica di attenzione non solo al breve termine, cercando di evitare la pletora del passato e la carenza attuale. Se dovesse dare una valutazione complessiva alla legge 833/78, la promuoverebbe? La Legge 833/78 è stata una rivoluzione da promuovere ed i cui principi ispirativi sono totalmente condivisibili. Applicarla garantendo efficacia, efficienza ed equità è una sfida continua».
Cosa ne pensa dell’irruzione dei medici no –vax all’Ordine di Roma durante una riunione professionale?
«I medici no-vax sono pochi, ma spesso aggressivi. Non so esattamente come siano andate le cose all'Assemblea dell'Ordine dei Medici di Roma, ma penso siano inevitabili dei provvedimenti».
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