Il Tirreno

Livorno

un tuffo nel passato 

L’ex silos dopo Modì e Alice Quanta storia è passata da qui

Matteo Scardigli
L’ex silos dopo Modì e Alice Quanta storia è passata da qui

Completato il restauro dei grandi ambienti e delle apparecchiature meccaniche Comune, Authority e associazioni insieme per il centenario della struttura nel 2024

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Matteo Scardigli

livorno. Porto e città, economia e bellezza. Il consiglio dell’Associazione Livornese di Storia, Lettere e Arti, da poco rinnovato, saluta i soci con un doppio regalo nella meravigliosa cornice del silos granario e inaugura una nuova stagione di visite guidate alla struttura recuperata dopo 30 anni di abbandono.

Il primo dono del neo presidente Marcello Murziani agli associati è l’ultimo numero di “Nuovi Studi Livornesi”, dedicato al pittore divisionista Plinio Nomellini e presentato – non a caso – a villa Mimbelli. «Prima nacque il porto e dopo venne la città, mantenendo uno stretto legame fra economia e bellezza. Tra i granai e il silos c’è una relazione che si sviluppa sui cereali», spiega.

Edificata nel 1924, la struttura di stoccaggio situata all’interno dello scalo è una delle quattro presenti nel Paese (oltre a quelli di Genova, Napoli e Civitavecchia), nonché uno dei primi edifici in cemento armato realizzati in Italia. Il sito rimase operativo fino agli anni Ottanta, per poi andare incontro ad un progressivo decadimento. Nel 2018 sono cominciati i lavori di ristrutturazione, che hanno portato al parziale recupero della struttura nella primavera scorsa.

«Da giugno a oggi 3 mila persone hanno visitato il silos, segno che la struttura suscita interesse», riassume il padrone di casa di Porto Immobiliare, il presidente Lorenzo Riposati. «Questo – dice – è il biglietto da visita della città, il nostro obiettivo è aumentare l’offerta culturale già premiata dall’affluenza allo spettacolo di “Alice nel Paese delle Meraviglie”».

Traguardo condiviso dal sindaco Luca Salvetti sottolineando che ieri a Livorno erano in cartellone cinque eventi di carattere regionale: «L’utilizzo della facciata del silos per promuovere la mostra di Modigliani – ricorda – fu il primo tassello, ma riusciremo a fare vivere in maniera diversa questo luogo che unisce la storia e il lavoro».

La giornata è stata impreziosita dalle relazioni di Olimpia Vaccari, storica e presidentessa della fondazione Livorno-Arte e Cultura (e “madrina” del silos, dove nel 2015 riunì esperti da sei atenei internazionali), e della professoressa Denise Ulivieri, aggregata di Storia dell'architettura (Università di Pisa, dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere).

Le due studiose ripercorrono le radici dello scalo e del silos, dalle origini medicee del primo all’exploit industriale che dette vita al secondo, osservate attraverso le lenti di architettura e ingegneria che portano il nome dell’ingegnere genovese Cristoforo Bozano (padre del deposito di stoccaggio).

«La struttura è caratterizzata da grande storia e grande fascino, e il suo recupero rappresenta una grande occasione di promozione per Livorno», riassume infine Fabrizio Ottone, presidente delle guide labroniche.

Il secondo dono di Murziani ai soci dell’associazione infatti è un giro turistico tra le bellezze della struttura, dove proseguono le operazioni di ripristino. Cancellati decenni di degrado e completata la messa in sicurezza, sono ancora molti gli interventi da fare.

«Sopra c'è la terrazza a 35 metri di altezza», ricorda infatti Ottone evocando tutto lo splendore del silos e con l’augurio che possa essere riaperta prima del centenario, che cade nel 2024. —

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