Il Tirreno

Livorno

gli occhi di uovo alla pop 

«Per farla rispettare dal pubblico dobbiamo farla conoscere davvero»

Simone Fulciniti
«Per farla rispettare dal pubblico dobbiamo farla conoscere davvero»

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livorno. In via Marradi, giusto a due passi dalla “A” dell’artista Renato Spagnoli, ha appena inaugurato Pop Shop, il temporary store gestito dalla galleria d’arte Uovo alla Pop. Un occhio giovane e colorato sul centro, allenato alla street art, che guardando verso la “A” può quindi offrire un punto di vista interessante.

«Trattandosi di un’opera d’arte urbana – dice Valeria Aretusi – anche la scultura in una piazza, come un murale, o qualsiasi istallazione, può essere danneggiata. Il danno fa parte del percorso dell’opera in mezzo alla strada».

Questo non vuol dire che sia giusto vandalizzarla. E Aretusi, più che un restauro, propone una possibile soluzione guardando ad ampio raggio, al rapporto con l’opera. «Per noi servirebbe semmai investire tempo e denaro per creare momenti di incontro sulla piazza per la “A”. Serve raccontare chi è Spagnoli e inserire nelle scuole anche più percorsi di alternanza per sensibilizzare all’arte. È solo così che si può avere un certo tipo di rispetto e di stupore di fronte a un’opera come quella di Spagnoli. Non ha senso snaturarla mettendo dei divieti, o inserendo dei sensori. Il lavoro va fatto a livello sociale e cittadino. Andando verso la sensibilizzazione».

Conoscere per rispettare. «Il restauro non è inutile, ma sarebbe più utile fare un altro tipo di percorso. Far capire i motivi per i quali c’è una “A” grande al centro della piazza, spiegare ai ragazzi che abitano la piazza cosa è l’arte. Se questo non avviene le persone non sanno neppure cosa hanno vicino».

Livorno e l’arte urbana, un binomio positivo. «L’arte urbana è stata accolta bene dalla cittadinanza, dai turisti. Anche nelle piccole incursioni. Dai piccoli lavori fino ad arrivare ai più grandi. C’è solo bisogno di tempo, per cambiare mentalità e punti di vista».

E Uovo alla Pop si conferma in prima linea su questo fronte. «Noi facciamo propaganda, creiamo momenti di aggregazione, progettiamo, troviamo finanziamenti per fare opere di rigenerazione urbana. Proviamo a stabilire un contatto col fruitore; insomma scendiamo in strada insieme agli artisti, e ai cittadini».

La “A”, sottolineano dal negozio d’arte, è un’opera prestigiosa, tutta da scoprire. «L’opera e l’artista – riprende – procedono insieme, come una coppia. Spagnoli è un’artista stimabile che noi amiamo. Ma ripeto, senza spiegare il lavoro che c’è dietro alla sua poetica, e cosa rappresenta la “A”, non si possono apprezzare le cose. Qualcuno potrebbe essere attratto dal suo lato estetico, specie chi ha un certo tipo di sensibilità. Davanti a un’opera d’arte c’è una sensazione di perdizione, perché c’è un coinvolgimento. Chi non ce l’ha, invece, ci può arrivare attraverso un altro tipo di strada: rispettando il manifesto dell’artista, comprendendo che il lavoro è stato realizzato "site-specific" per la pazza. A volte le persone vanno accompagnate».

Aretusi conclude con un esempio pratico, illuminante. «Immaginiamo che un Suv entri in una piazza e parcheggi, apparentemente a caso: se non si spiega che quello è un parcheggio, qualcuno prende una chiave e lo graffia».

Simone Fulciniti

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