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Quelle due ore a guardare il telefono
Video, foto, messaggi whatsapp e social: così la città è rimasta connessa con gli occhi fissi su quella nuvola nera
LIVORNO. Nell’era dei social, dove tutto ti piove in casa pochi secondi dopo che è accaduto, anche la paura può essere esorcizzata così, compulsando nervosamente lo schermo del cellulare, digitando messaggi ad amici e conoscenti. «E’ la raffineria», il tam tam che ha ingolfato Facebook. «Ha preso fuoco tutto, è saltato un deposito»: l’inquietante messaggio, che non andrà lontano dalla verità, viene postato da alcuni automobilisti che transitano lungo l’Aurelia, davanti al cancello dello stabilimento: cellulare di ultima generazione alla mano, filmano l’altissima colonna nera che oscura il cielo più azzurro che un autunno possa offrire. E poi via, mandano le immagini in rete.
Così Livorno si accorge in tempo reale di quanto sta accadendo nella periferia nord: il fumo è talmente denso e alto che si vede dappertutto: dal lungomare, dietro i palazzi del centro, dalla periferia est. Man mano che ci si avvicina alla raffineria l’immagine si fa sempre più nitida e inquietante, e l’odore penetrante non lascia spazio ad equivoci.
I siti, tra i primissimi quello del nostro giornale, iniziano a far rimbalzare immagini, foto, interviste in presa diretta ai lavoratori fuggiti a gambe levate dal mostro di fuoco, ai sindaci, ai soccorritori. L’amministrazione comunale di Collesalvetti, tramite whatsapp e i social più frequentati, invita i cittadini a stare in casa con le finestre chiuse e la notizia rimbalza, commentatissima, in tutte le case dei livornesi. «Ma non è che anche noi dobbiamo stare a casa?», la domanda-tormentone. No, per fortuna non è così. la nuvola di dissolve, la vita continua. Ma fino a sera la Livorno dei social commenta ancora.
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