Il Tirreno

Livorno

Il pianto dei bambini davanti alla scuola dopo il boato e il fuoco

Sabrina Chiellini

Le reazioni dei cittadini che vivono a Stagno con “vista” sulle ciminiere c’è chi è uscito per la strada e chi si è chiuso in casa preoccupato

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Sabrina Chiellini

Livorno. «Lo scoppio si è sentito anche a distanza. Una botta incredibile, tipo quella di una bomba. Noi eravamo in casa ci siamo subito resi conto che c’era stata un’esplosione nella raffineria. I bambini della scuola elementare “Rodari” stavano uscendo per tornare a casa, dopo la mattina di lezione. Hanno cominciato a piangere spaventati dopo avere visto il fumo e l’incendio. I genitori sono stati chiamati subito per andare a prendere i figli, anche noi siamo andati alla scuola che è proprio a due passi dalla raffineria». Diego Caldari abita in via Romita a Stagno. «Ho letto sui social che ci sono cittadini che dicono di non avere sentito niente, sinceramente mi chiedo come abbiano fatto a non sentire. Erano circa le 14, ho telefonato a mio padre che abita vicino all’ Ekom e da lì vede la raffineria. Mi ha inviato alcune foto impressionanti». È passata un’ora dall’esplosione, le vie di Stagno, alla periferia di Livorno, sembrano quelle di un paese fantasma. Finestre e porte chiuse. Chi abita lungo l’Aurelia, di fronte alle ciminiere dell’impianto Eni, ha poca voglia di parlare. Le fiamme hanno causato una colonna di fumo nero visibile a molti chilometri di distanza: tutti da queste parti, a meno che non fossero al lavoro, le hanno viste. I più sono usciti per la strada, le immagini dell’incendio, riprese dai telefonini, sono subito diventate virali sui social network, mentre i soccorritori erano ancora al lavoro.

«Stavo facendo la doccia quando c’è stata l’esplosione – dice Claudia Greco – è stato un rumore più forte di quello del terremoto di pochi giorni fa. Tremava tutto. Non mi vergogno a dirlo: sono scappata fuori di casa. Il fumo era già alto non si vedeva il sole».

Anche Valentina Sentini è tra quei cittadini che, abitando lungo l’Aurelia, si ritrova praticamente con la raffineria in casa. «Lungo questa strada succede di tutto, dall’alluvione agli incidenti stradali – dice – non si può mai stare tranquilli. Ma quando ho sentito il boato ho capito subito che c’era stata un’esplosione».

Accanto alla raffineria ci sono le vecchie case dei dipendenti Eni, colpite in maniera pesante dall’alluvione del settembre 2017. La maggior parte ora sono disabitate. Sono rimaste soltanto 32 famiglie. «Presto traslocheremo in via Aiaccia – dice Marco Di Liberto che incontriamo all’uscita del condominio – io non ero a casa quando c’è stato l’incendio. Mia moglie mi ha raccontato che hanno sentito bene lo scoppio». Gli appartamenti costruiti per i dipendenti Eni in parte sono stati riscattati dai vari inquilini. E’ una storia infinita, ma questi due condomini sono destinati a essere dismessi. Altri nuovi sono stati costruiti, anche con contributi pubblici, in via Aiaccia.

In molti nelle vicinanze sono usciti per strada, fino a quando non hanno capito cosa stava succedendo. «All’inizio ho pensato a un incidente stradale – dice Catiuscia Napolitano che abita in via Dante Alighieri – poi abbiamo visto il fumo e abbiamo saputo che c’era un incendio alla raffineria. A quel punto ci siamo chiusi in casa».

«Il fumo ha coperto il sole all’improvviso – si sfoga Rita Acconci – sono per qualche giorno a casa di mio figlio, in via Curiel. Dalla finestra si vedeva poco ma mia nuora mi ha detto di chiudere tutto, di non uscire».

Dopo il boato ci sono state le reazioni più diverse. «All’inizio ho pensato che fosse esplosa una bombola del gas – dice Marco Martelloni che incontriamo nell’officina Silva – poi ho visto il fumo nero e la gente per strada: c’era stato un incidente alla raffineria. Da queste parti, si sa, può capitare».

Ilio Pratesi, pensionato, minimizza. «Sì, abbiamo sentito uno scoppio, ma alla fine e per fortuna non ci sono stati feriti o vittime e questa è la cosa più importante. La protezione civile ci ha subito messo al corrente della situazione e ci ha detto di stare tranquilli, che non c’erano rischi per la nostra salute. Mio figlio ha un’edicola, ha chiuso per precauzione. Appena hanno spento le fiamme la situazione è tornata sotto controllo». Anche la vicina di casa Elisa Viotto, passato lo sconcerto iniziale, è tornata alle sue occupazioni. «La botta si è sentita eccome! Subito dopo ho chiuso tutto».

«Lavoro in un ufficio vicino all’Agip lungo l’Aurelia – racconta Gabriele Caroti – c’è voluto poco per capire quello che stava succedendo, siamo usciti subito per la strada. Abbiamo sentito il palazzo tremare come se ci fosse il terremoto».

All’uscita della fabbrica, a metà pomeriggio, Fulvia Raffi, racconta per telefono i momenti dell’incidente. Lei è dipendente di un’azienda che effettua le pulizie nell’impianto. «Abbiamo sentito tutto tremare e un grande boato – dice – ci hanno convogliato nei punti di emergenza come è previsto dal piano di evacuazione. Poi ci hanno detto che non ci sono stati feriti e questo ci fa piacere».

Racconta di avere lavorato per molti anni nelle raffinerie livornesi Gennaro De Simone. «Passavo da Stagno quando c’è stato l’incidente – spiega – quando ho visto tutto quel fumo mi sono detto: speriamo bene... Ho temuto per la vita di chi ci lavora. Invece poi ho saputo che non ci sono vittime e feriti e questo, al di là dello spavento, è positivo». Passati i momenti iniziali, i cittadini di Stagno, hanno ripreso la loro vita di sempre. «Ero al cancello davanti a casa – racconta Anna Stefanini, pensionata – non mi sono spostata di un metro. Ho visto il fumo come tutti quelli che abitano da queste parti. So che alla fine è andata bene...».

In passato alla raffineria ci sono state altre piccole esplosioni, stando al racconto di chi vive con la “vista” sulle ciminiere.

«Sì, qualcosa in passato c’è stato, ma mai di questa gravità», dice Mario Antonelli, quando le strade cominciano a rianimarsi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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