Il Tirreno

Livorno

Il porto si blocca e oggi c’è il bis Ora la protesta arriva in città

Mauro Zucchelli
Il porto si blocca e oggi c’è il bis Ora la protesta arriva in città

«In alcune realtà si sa quando lavori con un preavviso di tre ore : ma così sei ostaggio e vivi solo per lavorare»

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Mauro Zucchelli

livorno. «Di scioperi ne ho fatti ma uno così no: né per la rabbia nella lotta né per la durata dello stop al lavoro. Era l’ora. Anche perché stanno peggiorando le condizioni di lavoro, anzi di vita: ormai è talmente pesante che coinvolge i tempi della mia esistenza anche quando sono fuori di qui». Barba, occhiali da sole e giaccone arancione shocking come una sfilza di compagni di lavoro: non ha ancora cinquant’anni ed è cambiato «tanto ma tanto tanto» il porto che ha conosciuto da quando è entrato a lavorare. Mai stato in prima fila nelle lotte sindacali, ma ieri mattina era uno dei tanti lavoratori del porto che hanno deciso di alzare la voce. Presidio all’ingresso di ciascuno dei varchi portuali più importanti (Tdt, Zara, Galvani e Valessini) , assemblee con i dirigenti sindacali al megafono per ribadire le ragioni di questa iniziativa di lotta che non ha precedenti.

L’iniziativa porta la firma delle organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil. I lavoratori incrociano le braccia dalla mezzanotte di mercoledì scorso alla mezzanotte di oggi: «L’adesione? Siamo al 100%», segnalano le tre sigle promotrici della mobilitazione. Sottolineano che tanto il porto di Livorno come quello di Piombino «sono rimasti praticamente bloccati».

La conferma arriva dall’Avvisatore Marittimo: risulta che sono arrivate una portacontenitori alla calata Lucca e una nave carica di sabbia al Tco. Oltre ovviamente ai traghetti: come da normativa, sono stati garantiti i servizi essenziali tipo quelli legati al traffico dei passeggeri.

Non è tutto: è arrivata una deroga extra, come raccontano alcuni delegati sindacali . Di cosa si tratta? «A una settantina di autisti che fanno il cosiddetto “accompagnato” è stato consentito di imbarcare il camion». Il motivo lo spiega uno di loro prima di prendere il megafono al presidio: «La nostra non può essere una protesta che va a danno di altri lavoratori».

Come diciamo a parte, fra ieri e oggi è stato previsto lo sciopero anche dal sindacato di base Usb, come diciamo a parte: ma in maniera distinta, con altre rivendicazioni e organizzando le proteste in altri luoghi.

E oggi il bis: stamattina la lotta viene exportata al di fuori dall’ambito lavorativo e prende forma pubblica con un presidio nel cuore antico della città, in piazza del Luogo Pio.

«Nel corso dell’iniziativa – spiegano gli organizzatori – interverranno dirigenti sindacali, delegati e lavoratori del sistema portuale livornese. Ma in piazza non ci saranno soltanto rappresentanti dei lavoratori dei porti: alla manifestazione è atteso anche l’arrivo di molti delegati sindacali da tutta la Toscana in rappresentanza delle varie realtà produttive della nostra regione».

Macché bagarre anti-Green pass, niente a che vedere con la protesta messa in campo a Trieste. Qui la battaglia sindacale prende di mira qualcosa di più di una regoletta nei rapporti di lavoro o d’un extra dell’integrativo, ben venga se c’è ma nessuno si straccia le vesti se non arriva.

C’è un problema di salario. «Non è accettabile che nel bel mezzo della pandemia ci sia chi al sicuro all’ultimo piano del suo quartier generale blindato e asettico fa profitti nell’ordine dei miliardi di dollari (e non sto esagerando) e chi invece rischia quotidianamente in banchina di beccarsi il virus (ma lo fa perché è indispensabile per far arrivare la merce sugli scaffali) si vede ridurre il potere d’acquisto mese dopo mese, busta paga dopo busta paga». Parole di Giuseppe Gucciardo, leader della Filt Cgil livornese, durante il tragitto da una assemblea all’altra.

«Lo so – aggiunge l’espone nte sindacale – che è anche una questione di equilibri di potere fra differenti tipologie di imprese e questo round l’hanno stravinto gli armatori, ma proprio per questo dico che scioperiamo per noi stessi e la nostra dignità ma mi meraviglia che non ci sia attenzione da parte delle imprese».

Gianluca Vianello, dirigente sindacale Uil, fa un esempio per capire l’impazzimento della normale quotidianità del lavoratore: non ovunque ma in varie aziende, l’obiettivo è spingere la flessibilità a un punto tale per cui si sa dove e quando sei chiamato in servizio con tre ore di preavviso se entri alle 13,30 o anche solo due, solo alle 18 sai se lavorerai di notte. Non basta: viene chiesta la possibilità di anticipare in extremis l’ingresso in turno, dunque riducendo a quasi niente il preavviso in almeno dieci giorni. «Con un impatto devastante sulla propria esistenza», affermano i sindacalisti. «C’è chi a 35 anni ti raccontra già di sentirsi “rotto”», racconta un delegato: e questi «come li porti a 67 anni?».

«È evidente – dice Gucciardo – che sia un lavoro usurante e non si possa chiedere a un sessantenne di fare quel che fa un giovane: non è un caso se in passato si poteva andare in pensione anticipata». Non è tutto: «Non c’era il turno notturno, che ti scombussola la vita», spiega Federico Paolettoni, delegato Tdt. Di più: «E tutto questo mentre è dal 2008 che ai nostri portuali non viene aggiunto un euro di integrativo».

Ad esempio, l’introduzione delle nuove navi Grimaldi di tipo “Eco” («assai più grandi, con un caricamento più veloce perché le piste di ingresso sono di più») mette in gioco un cambiamento reale e radicale delle condizioni di lavoro. In quel caso, ma anche in numerosi altri, l’organizzazione del lavoro vede aumentare le oscillazioni fra i momenti di attività intensa e quelli di rallentamento che caratterizzano la gran parte delle banchine. I momenti intensi diventano davvero iper-intensi, intervallati da fasi zero: con l’estrema difficoltà di mettere insieme gli uni e le altre all’interno dei turni di presenza.

Le organizzazioni di categoria Cgil Cisl Uil chiedono di mettersi a un tavolo con Authority e Capitaneria più imprese e magari istituzioni, dice Dino Keszei, dirigente Fit Cisl. C’è da «dettare regole precise arrivando a una ordinanza che le metta nero su bianco per tutti in modo chiaro», rincara Gucciardo. Lo dice Vianello: «Ora ci aspettiamo che le aziende e le loro associazioni ci chiamino».

Altrimenti? Il prossimo passo potrebbe essere il blocco degli straordinari, ed è chiaro che in una organizzazione del lavoro come questa «forse il contraccolpo – spiega un delegato – sarebbe per loro perfino più pesante di uno sciopero pesante come questo».

Al di là del merito della protesta – più sicurezza, meno straordinari e meno precariato, riconoscimento del lavoro usurante, altolà all’utilizzo del personale di bordo delle navi per fare mansioni portuali, sì alla proroga dei sostegni Covid – c’è un elemento notato forse da pochi, forse da molti: in quest’abbigliamento da lavoro tutti uguali o quasi, come racconta uno di loro, «noi lavoratori di Seatrag, di Ltm, di Lorenzini, di Tdt e chissà cos’altro ci siamo riconosciuti come un insieme unico». Prove tecniche di quella “comunità portuale” di cui tutti cianciano: nata dal basso. Magari davanti a un piatto di qualcosa o a un panino, in serata, dalle parti della Darsena Toscana.

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