Un militare accusa il colonnello Vaira di abuso d’ufficio e falso ideologico
L’uomo ritiene di essere stato danneggiato ingiustamente al momento della compilazione delle “note caratteristiche”
Pietro Barghigiani
tirrenia. Non solo il peculato per l’uso personale dell’auto di servizio. Tra le contestazioni mosse dalla procura di Pisa all’ex comandante della parte italiana di Camp Darby, il colonnello Renato Vaira – 58 anni e originario di Roma – ci sono anche l’abuso d’ufficio e il falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale.
Dopo il rigetto da parte del giudice dell’udienza preliminare Giulio Cesare Cipolletta della richiesta di messa alla prova per il reato di peculato, l’ufficiale torna davanti a un altro giudice per le udienze preliminari, Giuseppe Laghezza che dovrà deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero pisano Miriam Pamela Romano.
In parallelo l’ufficiale, trasferito nei mesi scorsi all’Istituto geografico militare di Firenze, ha un procedimento aperto anche davanti al tribunale militare per una serie di fatti connessi al filone avviato di fronte al tribunale ordinario. A diversi militari italiani della base statunitense sono già stati notificati gli avvisi per la costituzione di parte civile.
A capo del comando italiano di Camp Darby dal 2015, al colonnello Vaira viene imputato di aver usato l’auto di servizio per scopi personali e privati in una pluralità di situazioni non istituzionali. Il ministero della Difesa non si è costituito parte civile.
L’altro fronte per l’ufficiale, difeso dall’avvocato Giorgio Carta, è quello dell’abuso d’ufficio e del falso ideologico. Un militare dell’esercito di stanza a Camp Darby e residente nel Livornese si ritiene danneggiato da una serie di atti firmati dall’ex comandante della parte italiana. Assistito dall’avvocato Isabella Martini, il graduato ritiene di essere stato danneggiato da Vaira al momento della compilazione delle note caratteristiche. L’allora comandante avrebbe rivisto al ribasso il giudizio sul sottoposto passando da “eccellente” a “superiore alla media”. L’ipotesi che ha scatenato la parte civile è che quella “retrocessione” sia stata originata dal rifiuto del militare di prestarsi a favori personali chiesti da Vaira, considerati illeciti.
Secondo la tesi dell’accusa, il colonnello dell’esercito non avrebbe dovuto procedere alla redazione delle note caratteristiche sul sottoposto in presenza di un conflitto palese tra giudicante e giudicato. La prossima udienza, al tribunale di Pisa, è prevista per il mese di febbraio per decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal sostituto procuratore della procura pisana Miriam Pamela Romano.
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