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Morto a 16 anni, le lacrime a scuola di ragazzi e prof: «Subito un sostegno per i compagni»
Livorno, il rientro in classe dopo il tragico gesto del sedicenne. La preside: «Interrogarsi anche sul disagio dopo la pandemia»
LIVORNO. «Bisogna interrogarsi su quanto può essere profondo il disagio tra i ragazzi, soprattutto dopo questa pandemia che li ha investiti in una fase così delicata della loro vita, in un’età particolare. Quello che è accaduto ci lascia senza parole. Non possono esserci parole. Ora dobbiamo prenderci cura della situazione, seguire da vicino i compagni di classe che sono scioccati, non lasciarli soli». Cerca le parole la preside della scuola superiore che fino a due giorni fa è stata la seconda casa dello studente che si è gettato dal sesto piano di un palazzo dopo avere scritto di avere preso un brutto voto.
Parla con la voce bassa, rotta. Di qualcosa che lei, come del resto chiunque altro, non avrebbe mai voluto dover raccontare. Di qualcosa che è però impossibile ignorare. Soprattutto per chi, all’indomani di una tragedia così grande, torna a lavorare con i ragazzi, con i docenti, con le famiglie.
Il dolore di questi familiari non si può neanche immaginare. Ingiusto anche solo credere di poterlo fare. Ecco perché è prima di tutto a loro, ai genitori del ragazzo, che ieri è andato il primo pensiero della comunità della scuola. Dove in mattinata si sono materializzati anche tutto il dolore e lo sbigottimento dei compagni di classe, una terza.
«Gli amici e i docenti lo descrivono come un giovane solare, sportivo, che non aveva mai dato segni di malessere», si limita a spiegare la dirigente.
Sbigottimento è la parola che ha accompagnato di più le lacrime, tante. Del resto come avrebbe potuto essere diversamente. «I ragazzi sono scioccati, per questo abbiamo cercato di fare in modo che in classe parlassero, si aprissero il più possibile. Inizieremo subito un percorso con dei professionisti che li accompagneranno. Delle figure specializzate. Perché sì, vanno accompagnati, è nostro compito prenderci cura della situazione. La scuola è a disposizione». Ieri mattina, prima dell’inizio delle lezioni, anche un gruppo di genitori dei compagni di scuola del sedicenne scomparso ha chiesto di incontrare la preside. «Sono tutti molto spaventati. Collaborativi e spaventati. Hanno cercato di capire insieme a noi quale fosse la strada migliore da seguire per aiutare i ragazzi a superare questo choc».
Perché in questa storia difficile da scrivere, impossibile da spiegare, si muovono in punta di piedi anche le paure profonde e le preoccupazioni di tanti genitori.
In mattinata nei messaggi e negli abbracci tra i ragazzi si è tornati a parlare anche dei voti. Pure di un 4 in una materia scientifica che sarebbe piovuto sul registro del ragazzo come in quello di tanti altri compagni.
Un po’ forse su quei brutti voti ci si era anche scherzato su tra un banco e l’altro, come è normale che sia a 16 anni: «si parte bene eh», «ora chi lo dice ai miei?», «e a te cosa hanno detto?», «ma lei è la solita secchiona», «guarda questa mi ha dato un altro 4». Tutte frasi che c’è da immaginare saranno state dette un po’ con il sorriso e un po’ allargando le braccia tra una sedia e l’altra.
Niente che potesse anche solo far pensare da lontano a un volo dal sesto piano. A quell’infinito buio.
«Tutti dopo un gesto simile tendiamo a colpevolizzarci, ma non è giusto farlo. Conosco i docenti – conclude la preside – sono anche loro scioccati, addoloratissimi, sbigottiti. È fisiologico che ci possano essere delle prove negative dopo un mese di scuola, sono un punto di partenza. Capite bene che il fatto che si possa reagire così a un voto... no, non è possibile. Sotto a un gesto simile deve esserci qualcosa di più. Ecco perché dico che dobbiamo interrogarci anche su quanto possono avere sofferto i nostri ragazzi, sul disagio dopo questa pandemia. Abbiamo messo in piedi tanti progetti dall’inizio della scuola, ma forse serve di più».
Altro servizio / A PAG. 12
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