Il presidio
La Barontini alla manager portuale Bellandi
È la prima volta che una donna diventa presidente di un comitato remiero. Ritorni: «Segnale di rinnovamento per tutti»
Juna Goti
livorno. Chiariamolo subito: qui non si tratta di una semplice difesa di qualche quota definita rosa o di un’operazione “pari opportunità” di facciata. Si tratta di una novità vera. Perché per la prima volta alla guida di uno dei tre comitati-chiave del mondo remiero arriva una donna. Una manager del porto, una dirigente molto conosciuta in città, soprattutto per i ruoli che ha ricoperto negli anni ai vertici della Compagnia lavoratori portuali e di Tdt. Monica Bellandi da ieri è la nuova presidente della Coppa Barontini.
Prende in mano il timone che negli ultimi quattro anni è stato di Claudio Ritorni, già assessore allo sport, e prima ancora di Massimiliano Talini. È stato proprio Ritorni a proporre il suo nome alla grande famiglia della gara forse più suggestiva del trittico remiero, quella che da sempre si corre lungo i fossi medicei. Più di una semplice gara, come raccontano i volti che nella storia hanno fatto parte degli organismi direttivi e come certificano i numeri, se è vero che l’ultima edizione prima dello stop da pandemia ha attirato almeno 30mila persone.
Bellandi, per la verità, faceva già parte della squadra, come socia attiva da anni e da ultimo come parte del consiglio. «Per quanto fossi già nella Barontini come compagna di strada – racconta – questa dimostrazione di fiducia mi ha stupito. La Barontini è prima di tutto un simbolo. E alla fiducia della Barontini non si può dire di no». «Certo – sorride – sento il carico della responsabilità, che non sottovaluto. Ma conto sull’aiuto critico da parte di tutti». Sarà la prima donna a guidare la Coppa: «In fondo la Barontini è il simbolo delle radici di Livorno, che abbracciano anche parità di genere e rispetto. E devo dire che questo rispetto l’ho sempre respirato nei miei quarant’anni di lavoro in porto».
Il presidente uscente, Ritorni, non ci gira tanto intorno quando dice che con l’arrivo di Bellandi «vogliamo anche dare una spinta, essere d’esempio perché si arrivi a un vero rinnovamento delle gare remiere». La frase che pronuncia nel partecipato discorso-bilancio davanti ai soci – che parte con un abbraccio affettuoso a Mauro Nocchi, la voce della Barontini, scomparso due anni fa – suona come un messaggio chiaro all’universo delle cantine, a cominciare dal Comune che del Palio è di fatto il proprietario: «Speriamo che altri ci seguano...». Ritorni, va detto, si toglie anche qualche sassolino dalle scarpe. Come quando ricorda che «la Barontini in questi due anni, tra attacchi strumentali e piccoli particolarismi, è stata comunque qui, ferma nei suoi principi, nella sua visione etica e morale»: «Abbiamo detto due volte no all’organizzazione della gara perché non c’erano i presupposti perché potesse essere una festa, non c’erano le condizioni sanitarie, siamo sicuri di aver preso la decisione giusta e di aver dato esempio di correttezza alla città, poi il tempo è galantuomo».
Ora si guarda avanti, con la voglia di tornare a tifare sul pratone della Fortezza Nuova. Ritorni, è una certezza, resterà nella squadra: «Dopo quattro anni è giusto trovare energie innovative. In un mondo che un amico della Barontini ha definito una volta machista, propongo una donna, conosciuta e stimata in città, il meglio che può unire la nostra storia con una spinta nuova. Noi facciamo la nostra parte...».
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