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Una vita dedicata ai reni Bianchi presidente dei nefrologi italiani

Una vita dedicata ai reni Bianchi presidente dei nefrologi italiani

Riconoscimento per il medico livornese, ora primario a Cecina «Rischio patologie per il 10% della popolazione, occhio alla dieta»

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LIVORNO. Stefano Bianchi, medico livornese da anni primario del reparto di Nefrologia e Dialisi degli ospedali di Piombino, Cecina e Portoferraio è il nuovo presidente nazionale della Società Italiana di Nefrologia, eletto nei giorni scorsi al congresso di Rimini.

69 anni, una ventina dei quali passati agli Spedali Riuniti, un’esperienza importante alla University of Southern California, Los Angelese, Bianchi è il primo toscano in oltre 60 anni di vita della società di Nefrologia a essere chiamato alla presidenza, un riconoscimento che rende merito ad una vita dedicata alle patologie renali, ai malati, alla ricerca, anche al volontariato, visti i numerosi viaggi e i progetti che il medico ha portato avanti con il Nicaragua, convinto sostenitore di progetti cooperazione sanitaria, dopo aver ottenuto varie specializzazioni, oltre a quella in nefrologia anche in medicina del lavoro e in malattie dell’apparato respiratorio e aver prodotto negli anni un’enorme mole di pubblicazioni scientifiche.

Bianchi guiderà per tre anni la Società italiana di nefrologia, un’organizzazione scientifica che si rapporta con omologhe realtà internazionali, si occupa di prevenzione e diagnosi precoce delle malattie renali, e collabora col ministero della Salute nella stesura delle linee guida sui programmi sanitari relativi alle problematiche nefrologiche.

«Sono soddisfatto – racconta il medico livornese – per un risultato che premia più in generale il sistema sanitario della nostra Toscana e anche, per una volta, le strutture sanitarie periferiche». Cosa non da poco considerando appunto la maggiore visibilità di tanti altri centri specialistici nella penisola, molto più importanti anche mediaticamente.

Del resto come spiega Bianchi «le realtà ospedaliere di minore grandezza hanno un ruolo fondamentale nell’integrazione delle specialistiche con la medicina generale del territorio. Forse addirittura in queste realtà si può fare ancora molto di più».

Oggi d’altra parte le malattie renali croniche «interessano poco meno del 10 per cento della popolazione in Italia, con percentuali simili pure nel nostro territorio», dice il primario.

Patologie che vanno combattute «seguendo stili di vita corretti come la dieta mediterranea, una regolare attività fisica e l’astensione dal fumo. Si tratta di un primo momento per prevenire malattie come il diabete, l’ipertensione e l’obesità, condizioni dove il rischio di sviluppare una malattia renale è particolarmente elevato, e quindi evitare il ricorso a trattamenti sanitari più pesanti e invasivi come la dialisi ed il trapianto renale».

Tra gli obiettivi indicati dal dottor Bianchi nella sua candidatura alla presidenza della Società Italiana di Nefrologia ci sono l’impegno a «favorire la prevenzione e la diagnosi precoce delle malattie renali, promuovere la ricerca e l’aggiornamento professionale dei nefrologi, aumentare la conoscenza dell’importanza e del ruolo della terapia sostitutiva e della altre attività nefrologiche, evitando la semplificazione nefrologia “uguale” dialisi».

Un altro obiettivo giudicato particolarmente importante dal neopresidente della Società Italiana di Nefrologia, è quello dell’«implementazione della telemedicina in nefrologia, per far diventare la casa primo luogo di cura, con la promozione della dialisi domiciliare».

Ma il tema principale resta quello di «affrontare la carenza di medici specialisti in nefrologia, dialogando col Ministero della Università e della Ricerca sulla necessità di aumentare i contratti per la specializzazione in nefrologia».



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