Italia
«Se la morte è una liberazione abbiamo perso l’idea di speranza»
livorno. «Quando la vita perde ogni attrattiva, ecco il dramma e la rassegnazione alla morte ritenendola l’unica soluzione: è una sconfitta per la medicina ma non solo, lo è per tutti. Se si considera la morte la liberatrice, è segno che nella nostra società la speranza è persa». All’interno della riflessione sull’ecologia integrale, c’è una lunga sottolineatura del vescovo Simone Giusti dedicata all’eutanasia dal pulpito della celebrazione montenerese nella “Giornata del Creato”. A partire da questo: posso aiutare l’altro, parte della natura certamente, a morire? Posso aiutarlo non a curarsi ma ad uccidersi?
Monsignor Giusti non parla per via indiretta o riferimenti criptici, dice chiaro e tondo si riferisce anche «alla raccolta di firme per un referendum abrogativo del divieto di assistenza al suicidio».
Lo ripete per segnalare che, «al di là di come andrà il referendum, se verrà fatto o se in parlamento sarà trovato l’accordo per una nuova legge che regoli la materia così come richiesto dalla Suprema Corte, quello che emerge è la rassegnazione a una sconfitta: sì, a una sconfitta per tutti».
Il dolore – afferma il vescovo – è anche «una lotta in corso», può essere comunque “per” qualcosa: fosse semmai anche «l’attesa eventuale di un nuovo farmaco».
Giusti se la prende con «affermazioni di una pseudo teologia laica a buon mercato, piena di buonismo ma senza alcun fondamento: con la morte smette di soffrire, stara bene, è nella pace». E aggiunge: chi lo dice «è mai stato oltre la porta della morte»? Solamente «frasi consolatorie prive di ogni fondamento, affermazioni da new age»: al contrario, il presule indica che «ben altro» dicono alcuni «studi clinici sulle esperienze di coma profondo».
Il vescovo guarda anche a una visione di tipo differente: con la morte «tutto è finito, dal nulla veniamo nel nulla finiremo». E ribadisce: «Ma il nulla esiste? Non sappiamo neppure definirlo, non c’è per esso alcuna evidenza scientifica, semmai al contrario è evidente l’essere e il suo permanere comunque».
Di fronte a questa rassegnazione alla sconfitta, trionfa il “cogli l’attimo” e la vita vissuta alla giornata. E tutto questo – tiene a sottolineare il monsignore-architetto – «con buona pace di tutti gli oppressi e del creato continuamente violentato». Ma «nonostante tutto e tutti», “la piccola speranza avanza”, dice Giusti citando il poeta Charles Peguy «e vede nella notte il sorgere della stella del mattino».
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