Italia
I No-pass restano lontani dai treni «Viaggi regolari e nessuna protesta»
Situazione sotto controllo in stazione: tutti col certificato i viaggiatori dei convogli a lunga percorrenza ma sui regionali ci sono ancora molti viaggiatori che non si sono vaccinati e non hanno intenzione di farlo
Simone Fulciniti
livorno. Era il giorno più temuto per i trasporti ma l’annunciato boicottaggio dei treni da parte del popolo No-Pass è finito in flop in tutta Italia e Livorno non ha fatto eccezione. Per tutta la giornata la situazione in stazione è rimasta sotto controllo. A partire dalla mattina: il treno Freccia Bianca delle 9.22 porta diversi minuti di ritardo. Al binario ci sono numerose persone in attesa. Altre, sullo stesso marciapiede, stanno invece aspettando un regionale diretto a Grosseto.
Non ci sono proteste, non ci sono contestatori, non c’è nessuno che tenti di forzare il divieto e salire senza Green pass. Un po’ di tensione c’è, ma solo tra gli operatori, al punto che il personale di stanza in stazione si rifiuta perfino di spiegare come funziona il controllo del Green pass.
E allora sono i passeggeri che raccontano la loro esperienza a bordo: «Il viaggio è andato bene, non ci sono stati problemi, tutti erano in regola – racconta chi scende –. Il Green pass va esibito al controllore durante il viaggio nell’ambito dell’usuale accertamento biglietti. In caso di problemi chi di dovere allerta la polizia ferroviaria». Questo accade in una stazione di passaggio come Livorno. In quelle maggiori, luoghi di partenza dei convogli a tratta nazionale, la verifica viene effettuata al gate d’ingresso ai binari.
Lucrezia Liperini, giovanissima, sta per salire su una tratta regionale. «Il Green pass – dice – per adesso non ce l’ho, la tratta che percorro non lo richiede. Comunque ho intenzione di farlo, diciamo che sono costretta praticando attività agonistica sportiva, vela, pallavolo, tennis. Non lo vorrei fare, per la verità. Del Covid ho zero paura. Alcuni miei amici lo hanno avuto, ma io sono sempre stata in guardia, mantenendo le distanze. Non ci possono obbligare. Tra le persone che conosco, ognuno ha un pensiero differente in materia».
Vicino a lei Shari Leroncelli ha le idee un po’ diverse. «Io lo farò, convinta, il 9 settembre. Per adesso il treno lo prendo raramente, preferisco muovermi in macchina. Un po’ di paura ce l’ho, ma sto attenta a tutto, cerco di rispettare le regole».
Rita Frisullo ha i capelli grigi, la sua destinazione è Roma. «Mi sono vaccinata perché è cosa buona e giusta. Anzi perfetta. Speriamo che non ci siano intoppi dovuti a questa prima giornata, visto che il treno è già in ritardo. Non riesco a capire il motivo per il quale in molti si oppongono alla certificazione verde. Invece di essere contenti per avere questa possibilità». Anche per Luigi Cafuri, il Green pass è la via maestra. «Ce l’ho in tasca, ma oggi non mi serve perché devo percorrere un breve tratto. Mi sono vaccinato in aprile. L’obbligatorietà credo sia sacrosanta: c’è stata una forte epidemia, nessuno lo può negare. Quindi è bene adeguarsi, prenderne atto, e visto che la cosa si sta prolungando, non capisco a che serva stare lì a tergiversare».
Erich Ducolu viaggia con moglie e tre bambini al seguito. «Per me non cambia nulla, Green pass o non Green pass. Tanto io viaggio poco. Io e mia moglie ci siamo vaccinati per noi ma anche perché è una cosa buona che serve a tutti». In direzione Roma anche Riccardo Gabriele: «Sono vaccinato a due dosi, penso che sia importante, per rispetto di tutti quelli che viaggiano in un ambiente chiuso come il vagone. Nello stesso tempo occorre anche rispettare gli altri, quelli che non sono d’accordo. Però credo che vaccinarsi sia un atto di dovere civile, e avere il Green pass non cambia la vita di nessuno. Dicono che a bordo controllano la certificazione insieme al biglietto. Probabilmente se qualcuno non ce l’ha lo fanno scendere alla prima fermata utile. Forse era meglio controllarlo all’ingresso della stazione».
Sul binario ci sono alcuni volontari che prendono la temperatura a chi sta per approcciare il predellino. Susanna Giusti non ha dubbi: «Assolutamente d’accordo col Green Pass. Ho ripreso da poco a viaggiare in treno, la situazione è tranquilla, anche se ho saputo che Livorno è una delle città dove c’è il minor numero di vaccinati; ci sono tanti giovani e il virus corre di più. Dipendesse da me, metterei l’obbligo per tutto».
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