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Bare di cartone e corone di fiori, in duecento contestano Speranza a Livorno. Il ministro: «Il Green pass è libertà»
Manifestanti davanti all’Astra con striscioni, tamburi, per “la morte della democrazia”. Il titolare della Salute annuncia la terza dose e l’estensione del certificato ad altre categorie di lavoratori
LIVORNO. Duecento persone hanno contestato ieri pomeriggio il ministro della Salute Roberto Speranza, intervenuto al circolo Arena Astra per l’evento anteprima della festa di Articolo Uno che inizierà oggi. Bare nere di cartone agitate su e giù, corone funebri per “la morte della democrazia”, striscioni inneggianti alla libertà “contro la dittatura sanitaria”, i manifestanti si sono assiepati prima sul piazzale Orlando, poi hanno attraversato la strada e si sono fermati sullo spartitraffico, controllati a vista, dal marciapiede di fronte, da una cinquantina di poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa.
Speranza, arrivato in anticipo rispetto all’orario ufficiale, è stato fatto entrare dall’ingresso secondario di via della Bassata e ha parlato per oltre un’ora al pubblico seduto nell’arena esterna allestita sull’ex campo di basket, intervistato dalla direttrice della Nazione Agnese Pini, mentre trombette, tamburi, fischi e il coro “assassino, assassino”, al di là del muro di cinta, facevano da sottofondo al dibattito.
Numerosi gli striscioni esposti dal variegato gruppo dei contestatori, tra cui si notavano anche famiglie con bambini e tanti over 60, il più evidente quello su cui era scritto a caratteri cubitali “giù le mani dal lavoro, no green pass”.
«Mi fa ridere – ha commentato all’interno il ministro - quando sento dire che il green pass ci priva della libertà. In realtà esso è uno strumento di libertà, poiché ci consente di andare a scuola, in treno, allo stadio, al ristorante».
A questo proposito Speranza ha parlato dell’obbligo che scatterà oggi per viaggiare in ferrovia e riferendosi alle manifestazioni di protesta già annunciate, ha sottolineato che «non potrà essere accettabile alcuna interruzione di pubblico servizio».
green pass esteso
«In agosto l’Italia ha avuto numeri migliori rispetto agli altri paesi europei – ha detto il ministro –, io sono sempre attento nei giudizi, ma vedo la Francia con 20mila casi al giorno, l’Inghilterra che è arrivata a 50mila e poi è scesa a 30mila, la Spagna 15mila, la Germania tra i 12 e i 13mila, mentre noi ci siamo avvicinati ma non abbiamo mai raggiunto gli 8.000. Il merito è di una campagna vaccinazione molto forte e del green pass. Per questo valuteremo ipotesi estensive sull’uso del certificato verde».
Entrando più nello specifico il ministro ha sottolineato che «sul personale sanitario abbiamo fatto la scelta più dura ma logica, perché in ospedale vanno le persone più deboli e non è accettabile che uno vada in ospedale e prenda il Covid da medici o infermieri».
«Vaccinare il personale scolastico ci permette di tenere aperte le scuole in sicurezza. Adesso ci confronteremo con gli altri ministri, a cominciare dal ministro Brunetta», ha aggiunto Speranza riferendosi all’ipotesi di estendere l’uso del green pass ad altri lavoratori pubblici.
VERSO LA TERZA DOSE
Il ministro si è molto sbilanciato sulla terza dose. «Ritengo molto probabile che ci si arrivi – ha detto –, si partirà dalle persone più fragili. Abbiamo già comprato dosi sufficienti per dare la terza a tutti. Aspettiamo che la nostra comunità scientifica dica quando, dove e a chi. Ma si va in questa direzione».
risposta dura
alla violenza
«Tutti sono liberi di esprimere il proprio dissenso – ha commentato il ministro a proposito della protesta –; gli eccessi degli ultimi giorni però vanno condannati: quando si tira un pugno a un giornalista, quando si parla di piombo o si insegue un medico, si supera il limite oltre il quale non si può andare. Dobbiamo avere il coraggio di essere duri a far rispettare la legge. Però tra chi non si è vaccinato ci sono ancora persone che in buona fede hanno paura. Costoro non vanno insultati ma dobbiamo sforzarci di persuaderli con la forza della scienza, dei numeri».
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