Tirrenia, il Parco dà l’altolà a uno stabilimento balneare
È la nuova struttura di servizi creata nella spiaggia libera poco a nord della piazza Era nata solo tre mesi fa. Nel mirino alcune realizzazioni provvisorie in legno
tirrenia. Poche centinaia di metri a nord della piazza di Tirrenia l’Orange Beach è lo stabilimento balneare allestito dalla Pubblica Assistenza (tramite Ats Pages Pa Cooperativa Unione). Anzi, era: già, perché dopo poco più di tre mesi, nell’interno della spiaggia libera numero 2 del litorale tirreniese, sono arrivate le guardie del Parco Migliarino San Rossore Massaciuccoli a sequestrare le strutture in legno sulla spiagga. L’hanno fatto su disposizione dell’autorità giudiziaria.
Dal quartier generale della società si riferisce di aver semplicemente «realizzato due manufatti in legno poggiati sulla sabbia e rimovibili: di questo, in realtà, si tratta. Per chiarezza nei confronti della comunità, nessun scempio ambientale o abuso è stato commesso, a nostro avviso». L’amministratore delegato Marco Lo Cicero precisa che «il sequestro delle strutture ci impedisce di portare a naturale conclusione le attività stagionali affidateci dal Comune di Pisa, evidentemente la priorità non era il "fare" come noi pensavamo».
La società aveva avuto in consegna l’arenile dal Comune il 12 maggio scorso e si è detta consapevole che quest’anticipo nell’immissione nel possesso «ci obbligava a realizzare immediatamente quanto previsto dal progetto posto a base della gara». È per questo motivo che erano state realizzate strutture temporanee, facili da rimuovere e «poggiate solo sulla spiaggia, idonee comunque a garantire il rispetto di tutti i requisiti di sicurezza». Sarebbero state completate «solo dopo comunicazione al Comune e dopo la richiesta di autorizzazione provvisoria all’Ente Parco»: La società si dice convinta che «non occorresse alcun preventivo rilascio di nulla osta: convinzione che purtroppo si è rivelata sbagliata; e non appena ne abbiamo avuto notizia ci siamo mossi per ottenere il rilascio di una sanatoria che avrebbe potuto e dovuto risolvere in modo rapido e lineare, ogni problema».
«Con il sequestro delle strutture l’Orange Beach ha perso oltre che un servizio, anche dieci posti di lavoro di ragazzi stagionali, che avevano dato come noi anima e cuore per questo progetto», afferma Lo Cicero.
La vicenda non ha mancato di creare una polemica all’interno del centrodestra che guida l’amministrazione pisana competente per territorio. Tutti d’accordo nel ritenere «meritoria» l’opera di Pages, ma il consigliere leghista Gino Mannocci si dice meravigliato da chi sostiene che «non si dovevano applicare le relative misure (compresa la chiusura) previste dalla legge: se la legge prevede il preventivo nulla osta del Parco, non vedo come si possa pensare di fare diversamente o addirittura di prevedere la chiusura a fine stagione, una sorta di chiusura “à la carte”». Di tutt’altro tenore il deputato leghista Edoardo Ziello, che è anche segretario comunale del Carroccio: «Il sequestro giudiziario sarà pur atto dovuto che va rispettato, ma da un punto di vista sociale e turistico è stato una vera mazzata nei confronti dei tanti che hanno lavorato per cercare di riqualificare un’area trascurata, dando lavoro a tanti lavoratori».
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