Le lacrime del fratello Ervin «Ora venga fatta giustizia»
Parla l’imprenditore albanese: «Un bambino di otto anni e una neonata di cinque mesi non hanno più il loro babbo questa persona deve pagare»
LIVORNO. «Attivare il semaforo di viale Italia anche di notte e realizzare le strisce pedonali rialzate non può bastare. Serve che venga rispettata la legge: se il limite di velocità, in un punto specifico, è di 30 o 40 chilometri orari, deve essere rispettato. E chi sbaglia deve pagare: voglio giustizia per una neonata di cinque settimane e un bambino di otto anni che non hanno più un padre. Siamo distrutti».
Piange Ervin Bushi, il fratello maggiore di Gazment, per tutti “Gazi”, il muratore albanese di 36 anni travolto e ucciso da un’auto alle 3 della notte fra venerdì e sabato scorsi sulle strisce pedonali all’incrocio fra viale Italia e via dei Funaioli. Per quanto accaduto, il trentatreenne livornese Bruno Mugnai che era alla guida della Porsche, è stato indagato per omicidio stradale aggravato. Risultato positivo all’alcol test, dopo gli esami effettuati in ospedale, al giovane è stata ritirata la patente di guida.
Ervin – insieme ai suoi tre fratelli, il quarto era proprio “Gazi” – mercoledì scorso, alle 19, ha pregato e baciato l’asfalto nel punto del lungomare dove il trentaseienne è morto. «Tutti noi beviamo un bicchiere o più di vino – continua Ervin, che era datore di lavoro del fratello, essendo a capo dell’azienda edile per cui faceva il muratore – ma poi non ci si può mettere alla guida di un’auto e uccidere una persona. È per questo che chiedo giustizia per mio fratello. Poteva accadere a chiunque, è accaduto a lui. La legge deve essere rispettata, ne va della sicurezza generale, non solo di Livorno»
S. Tag.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
