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Livorno

I “patrioti rossi”, omaggio all’Italia non solo del Pci

Simone Fulciniti
I “patrioti rossi”, omaggio all’Italia non solo del Pci

Villa Fabbricotti, Matteo Pucciarelli ha presentato il libro “Comunisti d’Italia” con il direttore del Tirreno: «Importante recuperare la dimensione di un’epoca» 

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Simone Fulciniti

LIVORNO. Il titolo è “Comunisti d’Italia”, ma il libro di Matteo Pucciarelli è soprattutto un modo per valorizzare un’epoca di grande valenza politica, quella che ha conciso con gran parte dei cento anni dalla nascita del Partito comunista, nel 1921. L’autore, giornalista livornese del quotidiano la Repubblica, lo ha presentato alla rassegna “LeggerMente” di Villa Fabbricotti, conversando con il direttore del Tirreno, Stefano Tamburini.

«La scintilla per realizzare il volume scocca a metà dello scorso anno – racconta Pucciarelli –. Grazie allo spunto dell’editore Luigi Carletti che voleva omaggiare il centenario del Partito comunista». Il titolo più esteso – “Comunisti d’Italia, 100 patrioti rossi che hanno costruito la democrazia” – offre già un più ampio scenario del volume che Pucciarelli ha scritto con il supporto di Sara Fabrizi per la casa editrice Typimedia.

Tante le persone intervenute nel contesto del “Chioschino” di Villa Fabbricotti. Sul palco anche il direttore Tamburini, con il quale l’autore ha imbastito un’arguta conversazione sui temi dominanti del libro e sulla situazione politica attuale.

«Con l’editore – racconta Pucciarelli – abbiamo ragionato sulla possibilità non tanto di fare un lavoro storico classico, ma di dare un taglio divulgativo, basato sulle persone, sulle storie di tanti comunisti di tutta Italia che, attraverso la loro vita, la loro esperienza, dettero grande lustro a un’idea. In sostanza abbiamo selezionato cento profili e abbiamo provato a raccontarli».

Un’accurata selezione delle figure da presentare, frutto di ricerche, approfondimenti, e interessanti scoperte in giro per l’Italia. «Una scelta complicata. Abbiamo cercato di bilanciare figure maschili e femminili, tipi di estrazione culturale comunista diversa, perché non c’è stato solo il “partito”, ma altre formazioni alla sinistra del partito; facendo luce su quelle figure minori che a livello nazionale non sono conosciute, ma a livello locale si sono distinte per il lavoro che hanno svolto nella comunità».

Vite incredibili, mai evidenziate al prossimo. «Personalmente ho due preferiti: Gino Donepparo, prima partigiano e poi rivoluzionario a Cuba. Ha vissuto due momenti epici della storia moderna. E proprio perché era un personaggio al quale non piaceva esibirsi pochi ne conoscevano le gesta. Amo anche la vicenda del giornalista livornese Mario Lenzi, che nel suo lavoro ha portato ideali e non li ha mai disconosciuti. Creando un’impresa editoriale importante che nel corso dei decenni è stata fondamentale in tante parti d’Italia».

Un panorama che col passare degli anni è profondamente cambiato. «Il comunismo oggi esiste poco a livello politico, così come a quello culturale. La storia che racconto vuole portare dei semi per il futuro – ha aggiunto Pucciarelli –. Probabilmente certe situazioni storiche sono cambiate, ma in realtà le disuguaglianze nel nostro paese, nel mondo, sono enormi come lo erano tanti anni fa. Oggi non lo chiamiamo comunismo, non abbiamo la falce e martello con le bandiere rosse, non occupiamo le fabbriche, tuttavia c’è bisogno di modernizzare il pensiero e fare in modo che gli squilibri economici e le disuguaglianze vengano in qualche modo sanate».

Il direttore Tamburini ha concluso sottolineando l’importanza degli esempi. «Leggere questo libro, permette di recuperare la dimensione di un’epoca, e gli esempi attraverso i quali ripartire per rilanciarsi, per un modo di fare politica che è il recupero della partecipazione. Ovviamente non solo a sinistra». — © RIPRODUZIONE RISERVATA

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